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In marcia per la vita, c'è un laicato che non si spaventa

Mentre riprende il dibattito sull'approvazione dell'aborto, in Argentina oggi il popolo pro vida scende in strada per le marce per la vita. Le prime dopo lo stop del Senato al progetto di legge abortista di agosto. La crescita di un laicato cattolico che ha saputo alzare la voce opponendosi alla dittatura della morte. «Perché certi "diritti" si impongono quando viene meno la condanna sociale».

In Argentina il 2018 è stato un anno “cerniera” per esaminare il posizionamento del laicato cattolico nella vita sociale e politica del Paese. Il dibattito sulla depenalizzazione dell’aborto promosso dal potere esecutivo nazionale con in testa lo stesso presidente della nazione ha fatto uscire dal letargo più di uno che aveva dimenticato la nozione di militanza politica in favore della restaurazione di un ordine sociale e politico secondo il sentiero comune e cristiano. 

Per questo motivo la Marcia per la vita che si svolgerà oggi riveste un importanza speciale: si tratta infatti della prima dopo che il Senato della nazione ha decretato di continuare a prendersi cura “delle due vite” e risposto alla lobby della cultura della morte. 

Nella storia argentina l’8 agosto del 2018 verrà considerato come il giorno nel quale una parte della nazione fedele alla sua tradizione fondativa si è piazzata davanti ai poteri del mondo uscendo vittoriosa dopo numerose tribolazioni, sapendo con certezza che “la nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del mare che abitano nelle regioni celesti” (Ef. 6,12), come insegna l’apostolo San Paolo. 

In più bisogna aggiungere la rilevanza che ha la Marcia per la vita del 2019, che certamente sarà un’eccellente preparazione per il 25 di marzo, giorno nel quale in Argentina si celebra la giornata del bambino non nato in ottemperanza al decreto 1406/98 firmato dall’ex presidente Carlos Menem.

Perché tra gli altri motivi dobbiamo partecipare alle numerose marce per la vita di oggi? Conviene leggere in questo senso le testimonianze di coloro che insieme ad una moltitudine saranno presenti nelle varie località argentine. 

“Mar Del Plata si mobiliterà il 23 marzo per le due vite come ha fatto anche negli anni scorsi”, afferma Adrian Lomello, membro della commissione organizzatrice della marcia. Il 2019 è un anno speciale perché si tratterà della prima marcia dopo che nel 2018 le forze silenziose pro vita di tutto il Paese hanno fatto sentire la loro voce perché il senato non approvasse la legge di depenalizzazione dell’aborto. Abbiamo vinto. Ma abbiamo solo preso tempo. Dobbiamo continuare a vegliare e tornare a marciare perché i promotori della cultura della morte non cesseranno nella lotta di imporre questa normativa mediante i programmi dei mezzi di comunicazione e le nuove iniziative del governo”. 

“Senza dubbio non possiamo dormire - aggiunge Martìn Buteler, del movimento pampeano per la difesa della vita e la famiglia (Provincia de La Pampa) -. I mezzi di comunicazione, il potere internazionale, ampi settori della dirigenza politica e della pseudocultura stanno continuando a lavorare affinché l’aborto si imponga nel nostro Paese”. 

“La città di Buenos Aires è stata la prima dell’America Latina ad ammettere il “matrimonio omosessuale” - puntualizza Monica Del Rio, direttrice di Notivida -. Il nostro Paese è stato il primo del mondo a iscrivere un bambino con due padri e anche a cambiare all’anagrafe il sesso di un bambino di 6 anni. Abbiamo leggi aberranti come l’eutanasia passiva e l’identità di genere che sono state approvate all’unanimità. “Progressi” di questo tipo solitamente si impongono per mancanza di condanna sociale o perché sono pochi quelli che resistono alla pressione mediatica. 

L’iniquo dibattito sulla legalizzazione dell’aborto, che ha occupato buona parte dell’anno scorso ha ravvivato felicemente la militanza e indotto molti giovani a unirsi alla causa della vita e della famiglia. Non tutto è perduto e la Provvidenza divina ci pone di fronte all’urgente e ineludibile obbligo di testimoniare”. 

Da Salta (Nord Ovest Argentino) Josè Durand Mendioroz, volontario di La Merced Vida, istituzione che aiuta le donne incinte in situazione di vulnerabilità, ha segnalato che “la partecipazione massiva effettuata lo scorso anno ha avuto il merito di mandare un segnale politico sull’esistenza di una forte corrente di opinione che era stata ignorata”. “Però, sopratutto, ha fatto sì che il segnale più importante fosse per la propria gente, che ha recuperato fiducia nel sentire comune condiviso con la maggioranza della popolazione - aggiunge Durand Mendioroz, avvocato salteno e padre di 14 figli -. È che la "dittatura del pensiero unico" ha consacrato idee assurde, come quella che il nascituro non sia una persona umana o che un individuo possa essere considerato maschio o femmina senza tener conto del sesso biologico. Il fatto di sapere che ci sono molti che condividono l'amore per la verità è un motivo molto forte per dimostrare davanti alla maggioranza dei politici, che hanno ceduto molto facilmente agli interessi che non sono da la parte della gente”.

In che modo la partecipazione dei membri del laicato cattolico argentino alla Marcia per la vita influirà sul risultato elettorale delle elezioni presidenziali? La risposta la conosceremo il 27 ottobre. Quel che è certo è che se il 2018 è stato un anno cerniera per esaminare il posizionamento del laicato cattolico, il 2019 sarà un test per verificare la qualità di quell'impegno che è un dovere statale e non un’opzione.