a cura di Anna Bono
  • Repubblica del Congo

Il difficile ritorno a casa dei profughi della regione del Pool

Tra il 2016 e il 2017, nella Repubblica del Congo, il conflitto tra l’esercito e i miliziani antigovernativi “Ninja” ha messo in fuga 108.000 abitanti della regione Pool. Per quasi due anni gli unici segni di vita sono stati i posti di blocco dei combattenti. Adesso, dopo la firma a dicembre 2017 di un accordo di pace tra i contendenti, una parte degli sfollati ha fatto ritorno a casa,. Nel frattempo però la vegetazione si è insinuata nei tetti di paglia delle case e li ha distrutti, la boscaglia ha invaso i campi e le strade che un tempo venivano usate per trasportare banane, fagioli e cassava coltivati nella regione che, prima del conflitto, era considerata il granaio del paese. Ma certi villaggi  sono stati interamente distrutti dai militari a caccia dei Ninja, le scuole e gli ospedali risparmiati dai combattenti non possono riaprire per mancanza di personale.  Per questo tanti sfollati ancora non si decidono a tornare, sapendo che li aspettano condizioni estremamente difficili. Le Nazioni Unite hanno già speso 13 milioni di dollari per assistere chi è in difficoltà con cibo, denaro e generi di prima necessità. Dal governo invece i residenti del Pool non hanno ancora ricevuto aiuti né assistenza.  Tuttavia lentamente la vita riprende. Secondo il Programma alimentare mondiale in alcuni distretti quasi tutti i profughi sono rientrati per coltivare campi e orti, spinti dalla prospettiva di buoni guadagni dal momento che il prezzo di generi alimentari come la cassava e il riso è salito alle stelle durante il conflitto.