• IN AUSTRALIA

Il cardinale Pell al processo d'appello, punti per la difesa

Dopo la condanna in primo grado per presunti abusi su minori, la Corte d'appello sta analizzando il ricorso di George Pell. L'accusa è in difficoltà. Uno dei tre giudici nota che la sola testimonianza (più volte cambiata) dell'accusatore non è sufficiente; e un altro giudice dubita dell'attendibilità del racconto sugli abusi avvenuti in cattedrale subito dopo l'affollata Messa domenicale.

Nei prossimi giorni - quando, di preciso, non è noto - i tre giudici della Corte d'appello renderanno nota la loro decisione; e cioè se la prima sentenza che condanna il cardinale George Pell per presunti abusi su minori verrà confermata, o rovesciata. In quest'ultimo caso il porporato, che sta vivendo in prigione quello che chiama “un ritiro”, tornerà libero. Ma è molto probabile, quasi sicuro, che sia in un caso che nell’altro la battaglia giudiziaria si trasferirà all’Alta Corte di Giustizia australiana, per una sentenza definitiva.

Questa è la situazione, dopo due giorni in cui accusa e difesa hanno combattuto la loro battaglia, alla presenza del cardinale, che, vestito in clergyman nero e camicia con colletto ecclesiastico, ha seguito il tutto con grande attenzione, prendendo appunti, guardando con attenzione i giudici e scambiando sguardi con i membri della sua famiglia, fra cui suo fratello.

Gli avvocati di Pell (che ha cambiato totalmente il collegio di difesa, dopo l’insuccesso registrato con la prima sentenza e che compirà 78 anni domani, 8 giugno) hanno organizzato una brillante campagna, con una memoria scritta, presentando tredici maggiori “ostacoli” che avrebbero dovuto impedire una condanna. Il capo del collegio, l’avvocato Walker, ha detto fra l’altro che “il punto più ovvio” del verdetto di colpevolezza, di per sé “insoddisfacente”, era la mancanza di testimoni del presunto crimine.

Bisogna ricordare che la prima giuria ha completamente ignorato la testimonianza data da un sacerdote della cattedrale, padre Charles Portelli, secondo cui sarebbe stato semplicemente impossibile per Pell compiere quello di cui viene accusato, e che ha dichiarato comunque di essere sempre stato con lui quella mattina. Uno dei due ragazzi - presunte vittime - è morto per overdose qualche tempo fa. L’altro, che adesso ha fra i trenta e i quarant’anni, secondo l’avvocato Walker è un mentitore e un visionario.

Secondo l’accusa, Pell, dopo una delle prime Messe celebrate come arcivescovo di Melbourne, avrebbe vestito dei paramenti sacri obbligando i ragazzi del coro a praticare sesso orale nella sacrestia. Fra l’altro, il tutto si sarebbe svolto in pochi minuti, in un luogo che vede un viavai continuo di persone, in particolare la domenica mattina. Nel primo processo, fra l’altro, non è stato concesso alla difesa di mostrare un video preparato per illustrare l’impossibilità fisica dell’accusa. Ed è stato fatto notare che l’accusatore ha modificato varie volte i dettagli della sua storia, quando diventava evidente che un elemento o l’altro non potevano risultare credibili.

In questo processo di appello, l’accusa è stata in difficoltà; e ha dovuto cercare di spiegare perché la presunta vittima non abbia fatto cenno dell’episodio a nessuno, neanche ai suoi genitori, per molti anni. E, naturalmente, il fatto che non ci sia nessuna testimonianza a corroborare l’accusa dovrebbe rappresentare un punto di grande debolezza. Non a caso uno dei tre giudici, Mark Weinberg, ha detto che basarsi semplicemente sulla testimonianza dell’accusatore non era sufficiente: “L’accusa deve essere provata”. “Quello che ci chiediamo è se siamo soddisfatti al di là di ogni ragionevole dubbio dall’accusatore e se quello che dice è al di là di un dubbio ragionevole”. E per quanto riguarda il secondo incidente, in cui il cardinale è accusato di aver spinto il ragazzo del coro contro un muro per strizzargli i genitali, il giudice Chris Maxwell ha suggerito che “era altamente improbabile che l’arcivescovo non fosse stato visto”.

Ma oltre alle evidenti debolezze delle dichiarazioni della presunta vittima, nel primo giorno di processo la difesa di Pell ha sostenuto - come peraltro affermato da molti - che sarebbe stato “fisicamente impossibile” compiere quel crimine in una cattedrale affollata dopo la Messa della domenica. Secondo Walker, “il verdetto rappresenta un inquietante fallimento del nostro sistema giudiziario, e la sentenza dovrebbe essere annullata”.

Ora bisogna attendere la decisione della Corte d'appello. E il clima, comunque, sia sui giornali che nell’opinione pubblica è un clima fortemente anticattolico. Jeremy Gans, un esperto legale all’Università di Melbourne, ha dichiarato che la sessione di giovedì e lo sbarramento di domande fatte dai giudici all’accusa rinforzano l’aspettativa di molti esperti secondo cui l’appello avrà successo. E questo perché l’onere della prova spetta a chi accusa, e la semplice testimonianza della presunta vittima non è sembrata probabilmente sufficiente ai giudici. Ma comunque, come dicevamo, è quasi certo che la battaglia proseguirà fino al massimo livello, l’Alta Corte.