a cura di Anna Bono
  • Kenya

Il campo di Dadaab ospita dal 1991 rifugiati provenienti dalla Somalia e da altri stati dell’Africa orientale

Per alcuni anni Dadaab è stato il più grande campo profughi del mondo. Situato in Kenya, a 100 chilometri dalla frontiera con la Somalia,  in origine doveva ospitare circa 90.000 rifugiati somali in fuga dalla guerra scoppiata nel loro paese nel 1991. Ma a causa di altre emergenze umanitarie è arrivato a ospitare fino a 600.000 persone provenienti, oltre che dalla Somalia, da Sudan, Etiopia, Sudan del Sud e altri stati paesi dell’Africa orientale. Attualmente ci vivono poco meno di 250.000 rifugiati e richiedenti asilo. Ormai non ha più l’aspetto di un campo profughi. È piuttosto una vera e propria città, con mercati, cinematografi, ospedali, scuole private … Ma negli ultimi anni una serie di eventi hanno reso la vita dei rifugiati sempre più difficile. L’economia del territorio dipende molto dalla presenza dei rifugiati e dalla loro disponibilità di denaro. Nel 2016, dopo l’attacco dei jihadisti somali al Shabaab al campus universitario di Garissa, durante il quale furono uccisi 147 studenti cristiani, il governo del Kenya ha deciso di chiudere il campo per motivi di sicurezza sostenendo che ospitava dei terroristi. Prima a Dadaab fiorivano gli affari, le merci arrivavano da tutto il paese. Dopo l’annuncio della chiusura, anche se è stata poi sospesa, l’incertezza ha indotto molti commercianti kenyani a interrompere l’invio di merci ai negozianti di Dadaab che a loro volta hanno perso clienti e incassi. Le restrizioni introdotte dagli Stati Uniti all’immigrazione di somali nel 2017 hanno ulteriormente danneggiato l’economia del campo e del territorio circostante. Gli Usa erano la meta preferita dei rifugiati somali. Quelli arrivati a destinazione mandavano delle rimesse ai parenti rimasti a Dadaab. Chi era in procinto di partire si preparava al viaggio acquistando il necessario nei negozi del campo. Da quando sono pochi a partire gli acquisti sono molto diminuiti. Un tempo inoltre il campo era relativamente pacifico e sicuro. Ma dopo l’intervento militare kenyano in Somalia contro al Shabaab, nel 2011, i jihadisti hanno incominciato ad attaccare le forze di sicurezza del campo che a loro volta hanno incominciato a organizzare operazioni di pulizia dai cattivi soggetti e tutti i rifugiati ne hanno fatto le spese. Quando poi nell’ottobre del 2011 gli attacchi di al Shabaab si sono intensificati e due operatori di Medici senza frontiere sono stati rapiti, alcune Ong hanno lasciato il campo. Altre Ong e agenzie umanitarie hanno ridotto le attività per mancanza di fondi. Se prima i rifugiati ricevevano le razioni di cibo del Programma alimentare mondiale ogni due settimane, da allora succede che debbano aspettare anche un mese intero. Inoltre le razioni sono state drasticamente ridotte a causa di altre crisi nei paesi vicini che richiedono fondi e aiuti. Per finire, il governo del Kenya ha sospeso da qualche tempo la registrazione dei nuovi arrivati lasciando senza documenti più di 10.000 persone che perciò dipendono unicamente dalla generosità di altri rifugiati per sopravvivere.