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I musulmani si arrabbiano. Ed è stop alle lezioni gay

A Birmingham, dopo le proteste delle famiglie in larga maggioranza musulmane, sono state cancellate delle lezioni tenute in una scuola elementare da un attivista Lgbt, accusato di fare «il lavaggio del cervello» ai bambini. Dalla vicenda si possono trarre diversi insegnamenti, come il cortocircuito del progressismo multiculturalista e la capacità di mobilitazione islamica. Che in questo caso è condivisibile, ma non è detto che sarà sempre così.

Stop alle lezioni Lgbt in una scuola del Regno Unito. Succede a Birmingham, precisamente a Saltley, dove in un istituto elementare le proteste in massa dei genitori nei confronti di lezioni accusate di promuovere lo stile di vita gay e transgender hanno portato alla loro sospensione. Che, messa così, suona come una bella vittoria ottenuta dalle famiglie cattoliche contro l’indottrinamento arcobaleno. E invece no, non esattamente. Questa vicenda, raccontata in questi giorni dal Guardian, è molto diversa. Sì, perché a ritirare circa 600 bambini di età compresa tra i quattro e gli undici anni, fino a ottenere la cancellazione di lezioni accusate di fare «il lavaggio del cervello», sono state, in larghissima maggioranza, famiglie musulmane.

Tutto infatti ha avuto inizio quando tal Fatima Shah ha deciso di ritirare la figlioletta di 10 anni dalla scuola, lamentando che trattare tematiche quali le “nozze gay” e i diritti Lgbt sia prematuro per bambini di quell’età. Un principio di protesta poi imitato, con effetto valanga, da molte altre famiglie al punto che, anche se la scuola smentisce il numero di 600 bambini ritirati dalle lezioni, alla fine si è giunti a interrompere il programma No Outsiders, fino a quel momento tenuto a cura dell’attivista Lgbt Andrew Moffat, insegnante e autore delle linee guida Challenging Homophobia in Primary Schools (2007). Ora, che cosa trarre da questa vicenda? Più insegnamenti, evidentemente.

Il primo aspetto, quello che risalta con evidenza da questi fatti, è il clamoroso cortocircuito logico di un certo modo d’intendere la società occidentale, nello specifico quello globalista sans frontières. L’utopia progressista, secondo cui sarebbe possibile far allegramente convivere l’agenda politica dei «diritti civili» con l’accoglienza indiscriminata di tutte le culture è, per l’appunto, solo un’utopia. Fortunatamente molti lo hanno già compreso, ma non tutti. Ragion per cui c’è da augurarsi che episodi come quelli accaduti nel Regno Unito possano aprire gli occhi a chi ancora crede all’ossimoro del multiculturalismo laico, che appunto è una contraddizione in termini, soprattutto quando si ha a che fare con l’islam.

Un secondo insegnamento concerne la necessità di smettere di sottovalutare la capacità di mobilitazione del mondo musulmano, soprattutto laddove esso risulta radicato. Non va a questo proposito trascurato un aspetto, e cioè che Birmingham - seconda città più popolosa del Regno Unito e ottava a livello europeo - è un vero e proprio laboratorio multiculturale, con il 42% di abitanti non europei e quartieri nei quali i musulmani rappresentano il 95% dei residenti, come attestano inquietanti filmati reperibili su Internet che mostrano donne e bambine per strada nascoste dal velo, spesso scortate da uomini dalle lunghe barbe. Bene dunque la sospensione di lezioni Lgbt, ma ricordiamoci che la natura condivisibile delle istanze islamiche, come in questo caso, è da ritenersi accidentale. In altre circostanze la mobilitazione dei fedeli islamici potrebbe risultare assai meno rassicurante.

L’ultima considerazione che comunque non si può non svolgere rispetto all’accaduto presso le scuole elementari di Saltley riguarda la capacità d’incidere - in questo senso sì positivamente - che molta parte del mondo cattolico, in Occidente, pare aver perso. Da questo punto di vista, posto che pare che anche dei genitori cristiani si siano uniti nelle proteste contro i contenuti di No Outsiders, la comunità musulmana di Birmingham ha di certo dato un buon esempio. Inutile negarlo. Sapranno tutti quei cristiani ultimamente inebriati dalla retorica del dialogo a tutti i costi verso le istanze omosessualiste rendersi conto che a volte la mobilitazione dura e pura paga, al contrario di un moderatismo tiepido, che sa di rassegnazione? Il punto vero è tutto qui.