a cura di Benedetta Frigerio
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I cristiani fanno la carità: "Perseguitati pubblicamente"

Indonesia. Qui i cristiani, una minoranza nel più grande paese musulmano per numero di credenti, si prodigano in opere di carità rivolte anche agli islamici in difficoltà. Per festeggiare l’elevazione della chiesa di Saint Paul a parrocchia, avvenuta il 27 dicembre scorso, i fedeli di Banguntapan, un sobborgo di Yogykarta, nell’isola di Giava, hanno deciso di distribuire beni di prima necessità e offrire controlli medici gratuiti agli indigenti. Ma gli estremisti islamici sono insorti. Sostengono che si tratta di operazioni di proselitismo dissimulate e pretendono che le opere di beneficenza si svolgano solo all’interno della struttura parrocchiale e non in villaggi e quartieri abitati in maggioranza da musulmani.

Il 28 gennaio a Banguntapan e a Jaranan hanno organizzato violente manifestazioni di protesta e posti di blocco per impedire ai cattolici della parrocchia di raggiungere i luoghi scelti per fornire assistenza alla popolazione. Violenze e minacce hanno indotto padre Ariawan, parroco della chiesa di Saint Paul, a sospendere tutte le iniziative. Intervistata da AsiaNews, l’avvocato cattolico Agnes Dwi Rusjiyati ha confermato che le accuse di proselitismo sono prive di fondamento e ha denunciato le proteste come atti di “pubblica persecuzione” nei confronti di cittadini indonesiani innocenti.

Nell’elenco 2018 dei paesi in cui i cristiani sono più duramente perseguitati, redatto dall’ong Open Doors, l’Indonesia è 38esima mentre in quello precedente era 46esima.