a cura di Benedetta Frigerio
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Gli Emirati Arabi Uniti autorizzano la costruzione di 17 luoghi di culto cristiani

 

Gli Emirati Arabi Uniti – poco meno di dieci milioni di abitanti, il 90% di fede islamica, 1,2 milioni i cristiani quasi tutti immigrati – figurano in 45a posizione nell’elenco dei paesi in cui i cristiani sono più perseguitati. Uno dei problemi per i fedeli è il numero insufficiente di chiese specie da quando è diventato più difficile ottenere il permesso di utilizzare edifici come ad esempio alberghi e scuole. Non è facile neanche avere il permesso di costruire nuove chiese. È stato quindi accolto con viva soddisfazione l’annuncio, dato in un conferenza stampa rilasciata a fine giugno da Sultan Alzaheri, direttore esecutivo del Dipartimento di sviluppo comunitario, che è stata autorizzata la costruzione di 19 luoghi di culto non islamici, 17 dei quali destinati alle comunità cristiane residenti negli Emirati da oltre 33 anni. Degli altri due luoghi di culto, uno servirà gli indù e l’altro i sikh, alle stesse condizioni. Sultan Alzaheri ha inoltre assicurato che il suo dipartimento sta definendo i protocolli legali, in linea con l’ordinamento giuridico nazionale ispirato alla legge islamica, che regolano l’istituzione e l’organizzazione di tutti i luoghi di culto nell’emirato di Abu Dhabi. La concessione delle autorizzazioni segue la riapertura il 13 giugno scorso del sito archeologico cristiano dell’isola di Sir Bani Yas grazie ai lavori che rendono visitabili vaste parti del complesso monastico nestoriano risalente al VII secolo dopo Cristo, residenza di una piccola comunità composta da circa 30 monaci. Alla cerimonia di apertura ha presenziato il ministro della tolleranza, Sheikh Nahyan bin Mubarak: “la chiesa e il monastero di Sir Bani Yad – ha detto il ministro – gettano luce sulla nostra storia culturale di cui siamo orgogliosi”.