• L'INTERVISTA A KHALIL SAMIR

Fuori Ramadan e imam dalle chiese: è propaganda islamica

"Gli imam in chiesa fanno propaganda"; "Che errore gli auguri cattolici per il Ramadan". L'islamologo Samir Khalil Samir demolisce la "moda" cattomana delle diocesi: “Si cede al linguaggio musulmano perché non si sa più che cosa dire. Così gli islamici pretenderanno un primato”. La dichiarazione di Abu Dhabi? “Va letta in un contesto politico, non religioso; L'infinito è connaturato all'uomo, ma non posso dire che Dio abbia voluto le religioni. E' sbagliato far diventare quel documento la scusa di un dialogo falsato, che deve restare sul piano culturale".
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“Gli imam invitati in chiesa? Fanno propaganda”, “Gli auguri cattolici per il Ramadan? Si ignora che cosa sia e si sottovaluta il rafforzamento delle convinzioni dei musulmani”. Sono decise e senza appello le parole dell’islamologo Samir Khalil Samir che in questa intervista alla Nuova BQ smonta qualsiasi velleità circa la nuova moda che ha preso piede in molte diocesi di auguri per il Ramadan.

In questo mese di maggio – come la Nuova BQ ha documentato – stanno diventando virali gli auguri cattolici, da parte di diocesi e di vescovi, agli islamici per il Ramadan. Auguri nel segno di una comune fratellanza che nulla esprimono se non un generico senso di buonismo diffuso. Ma contemporaneamente ci si spinge ulteriormente, addirittura invitando gli imam nelle chiese per incontri dal vago sapore sincretistico e nel segno del dialogo interreligioso. Che si tratti di una trappola dei tempi moderni, tempi in cui molti uomini di chiesa, non si rendono conto della posta in gioco di chi concede un terreno fertile per un’islamizzazione strisciante? Il sospetto si fa timore concreto soprattutto dopo aver sentito che cosa dice chi l’Islam lo conosce bene.

Padre Samir, che cosa significa fare gli auguri per un buon Ramadan?
Nulla. Nulla nel senso che ha un valore più o meno pari a quello degli auguri per un compleanno. Vanno fatti con discrezione, ma certo non con l’enfasi e il trasporto cui si sta assistendo. Men che meno dedicare un mese intero di attenzioni al Ramadan, come se fosse diventata la principale occupazione per i cattolici.

Ma che cosa ci si dovrebbe augurare, in sostanza?
E’ questo il punto.

Appelli generici per la pace?
Va bene, ma è il senso che manca.

Il senso di che cosa?
Di che cosa sia il Ramadan soprattutto in relazione alla nostra Quaresima.

Si tende a paragonarle…
Errore. Errore grave.

Perché?
Perché c’è una differenza abissale. Il Ramadan è una tradizione – probabilmente mutuata dalla nostra Quaresima – ma in realtà è il mese più festivo dell’anno.

Ma come? E il digiuno?
Non si tratta di un digiuno che presupponga la penitenza. E’ un digiuno che apre al Al-Iftar, la rottura del digiuno serale, dove si mangia e si fa festa. Per certi versi possiamo dire che il Ramadan è una festa.

Quindi il contrario della nostra Quaresima?
Dove, tra l’altro, vige la penitenza, il sacrificio, la rinuncia. I musulmani invece alla sera vanno nei ristoranti a mangiare, non c’è il concetto di digiuno per penitenza.

Che noi cattolici abbiamo perso…
La nostra Quaresima è strettamente connessa ai poveri e ai bisogni dei poveri. Nel Ramadan tutto questo non c’è.

Che cosa c’è allora?
C’è il senso di un periodo estremamente rallentato. Al Cairo si usa spesso dire nelle attività: “Passa dopo il Ramadan”. Noi invece diamo al nostro mese di penitenza anche uno sguardo spirituale, una dimensione trascendente. Tutto questo è assente nel Ramadan islamico.

Quindi che senso ha fare gli auguri?
Poco più una gentilezza, ma ripeto: è lo scopo del Ramadan e la sua differenza con la sensibilità cattolica a non essere del tutto chiara per molti cattolici.

Eppure, ci sono parrocchie che mettono a disposizione degli spazi…
E’ assurdo che anche noi partecipiamo per festeggiare il Ramadan prestando ad esempio gli spazi per fare le cene. Tra l’altro che non vengono neanche richieste. Ma per che cosa? Che senso ha? Non dobbiamo aiutare a fare queste cose. E’ ridicolo.

Abbiamo notato che si è diffusa la moda anche di imitare il linguaggio arabo oppure di utilizzare espressioni proprie dell’islam come ad esempio definire Dio clemente e misericordioso
Un’altra assurdità. Si cede al linguaggio e alla cultura musulmana perché non si sa più dire qualcosa d’altro. Questo non corrisponde alla buona relazione. Tutto ciò porta all’assimilazione o alla confusione delle personalità spirituali in un concetto errato di dialogo e di relazione.

A quale approdo può portare?
Il rischio è che il musulmano interpreterà la nostra buona disposizione non come un gesto fraterno, ma come una cessione che lo legittimerà nel pretendere una posizione di riguardo dominante ingiustificata. Diranno: “Ecco, la nostra religione è più forte”. Così cercheranno ancora più visibilità.

Noi offriamo vicinanza fraterna e loro interpretano dominio? E’ così?
E’ la conseguenza di confondere una religione con un’altra solo perché ci sono delle apparenti somiglianze.

C’è anche chi si spinge a invitare gli imam in chiesa.
Questo non è corretto.

Perché?
Perché è chiaramente l’occasione per loro per fare propaganda.

Eppure, gli imam vengono invitati con tutti gli onori e sempre all’insegna del dialogo.
Il predicatore come ospite può dire ciò che vuole, nessuno gli si oppone né lo discute in questo modo dirà sempre le cose più belle. Intanto però sta facendo propaganda per l’islam.

E che cosa pensa del fatto che questi incontri vengano fatti nelle chiese?
E’ sbagliatissimo perché loro vengono in chiesa proprio con l’idea di fare propaganda. La chiesa non è un luogo per conferenze degli imam, ma il luogo della preghiera cristiana. Punto e basta.

Che cosa pensa del fatto che ci si giustifica utilizzando il documento sulla fratellanza firmato da Papa Francesco ad Abu Dhabi?
Un altro errore, perché quel documento è stato un documento politico, non religioso. Ha avuto lo scopo di inserirsi in un contesto di persecuzioni e di fanatismo. Il Papa e Al -Azar hanno rifiutato il fanatismo in nome di Dio, ma questo è un documento politico, non corrisponde ad un atteggiamento religioso, non va a toccare l’essenza delle fedi. Il tema svolto è solo quello politico del vivere in pace.

Ma oggi viene utilizzata come giustificazione di questi incontri CattoMani
Si utilizza quel documento in maniera impropria per dire che ormai siamo un unico popolo con una unica fede. No, no e no.

Anche la frase sul fatto che Dio abbia voluto tutte le religioni?
Il senso religioso, il senso dell’infinito sono sentimenti connaturati all’uomo, ma non posso dire che Dio abbia voluto le religioni. Non credo che Dio abbia voluto l’islam o non so quale religione nasca ogni settimana. Solo il Cristianesimo - e il giudaismo come prima tappa, poi sostituita da Cristo - è ispirato dal Signore. Maometto non ha mai fatto miracoli per aiutare qualcuno, ha fatto delle guerre, fatti terribili che è impossibile mettere sotto il titolo di religione. Se questa religione non rispetta gli altri e si permette di attaccare allora non è la vera religione. Sarebbe lo stesso se io nel nome di Cristo muovessi guerra contro i musulmani. Bè, questo non è volontà di Dio.

Qual è il problema che non si accetta?
Che ci sono due piani che vanno ben distinti. Uno è politico-culturale e va percorso con saggezza per cercare la pace e poi c’è quello religioso e questo piano non va mai confuso nè sostituito all'altro.