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Felice Gimondi, ricordo di un campione

Ieri pomeriggio, all'età di 77 anni, è morto Felice Gimondi, indimenticabile campione di ciclismo. È stato colto da malore mentre era in vacanza a Giardini Naxos. Pubblichiamo la testimonianza di un altro campione, Gianbattista Baronchelli, che, sebbene più giovane, ha avuto modo di correre per diversi anni insieme a Gimondi.

Felice Gimondi

Ieri pomeriggio, all'età di 77 anni, è morto Felice Gimondi, indimenticabile campione di ciclismo. È stato colto da malore mentre, in vacanza a Giardini Naxos, stava facendo il bagno; i soccorsi sono stati vani. Pubblichiamo la breve testimonianza di un altro campione, Gianbattista Baronchelli, che, sebbene più giovane, ha avuto modo di corerre per diversi anni insieme a Gimondi.

È un duro colpo per il ciclismo italiano: Felice Gimondi, il “terzo” ciclista italiano più forte del dopo guerra (solo Coppi e Bartali più forti di lui) ci ha lasciati.

Felice era della generazione precedente alla mia, e la sua “era” ciclistica è stata in assoluto la più ricca di campioni. Ha avuto grandi avversari: Gianni Motta, il principale antagonista italiano, Bitossi, Adorni, Dancelli, Zilioli oltre ovviamente agli stranieri, i fratelli Petterson, De Vlaeminck e soprattutto il “cannibale” Eddy Merckx. Al ciclismo ha dato tutto ma credo che abbia ricevuto anche tanto. Nonostante abbia avuto il Grande Eddy come avversario dall’inizio alla fine della carriera, la sua convinzione, caparbietà, spirito di sacrificio e dedizione hanno fatto sì che riuscisse comunque a realizzare i suoi sogni e i sogni dei suoi tifosi, regalandosi e regalando la grande emozione di vincere tutte le gare più importanti.

Il mondiale del 1973 a Barcellona è stato un capolavoro di forza e di astuzia, ma ha vinto anche tre Giri d’Italia, un Tour de France, una Vuelta a España, nonché tutte le classiche più importanti: Milano-Sanremo, Parigi-Roubaix, Giro di Lombardia, Campionato italiano.

Per quanto mi riguarda, ho alcuni ricordi personali che riguardano la nostra vita in gruppo. Due sono state anche occasioni di “scontro”: la prima, una discussione riguardante una regola interna nostra nello svolgimento di un Circuito degli Assi, vinsi io quella disputa per la gioia di tutti i partecipanti. La seconda fu al famoso Giro d’Italia del 1976, che poi vinse: quella tappa arrivava a Bergamo; a 500 metri dall’arrivo sul famoso Sentierone (uno dei più importanti vialoni di Bergamo, ndr), io ero a ruota di Merckx, e Felice con una manovra al “limite” del regolamento prese la ruota migliore per poi andare a vincere nella “sua” Bergamo.
Voglio anche ricordare però come nel 1977, il suo intervento da paciere fece rientrare una discussione molto accesa tra me e Moser, un episodio per cui gli sarò sempre riconoscente.

Mentre sto scrivendo queste righe, mi arrivano sul cellulare una infinità di messaggi e certamente nei prossimi giorni si parlerà molto della scomparsa improvvisa del grande Felice. Quando scompare una persona importante, la risonanza è tanta, ma rischiamo di dimenticare che la morte è un evento attraverso cui tutti dovremo passare. Le circostanze così drammatiche della morte di Felice dovrebbero piuttosto richiamarci a non farci trovare impreparati.

La morte fisica, per chi ha fede, è la porta che ci introduce nella Vita vera, l’importante è farsi trovare pronti. La morte è come un ladro che ti vuole rubare in casa, ma se siamo preparati bene non ci deve spaventare. Sono convinto che Felice fosse preparato bene, come per le gare che ha corso in vita, e questa mattina andrò al Santuario di Caravaggio, dalla Madonnina, e pregherò per la sua anima; e anche per la moglie e le due figlie, che siano confortate dal fatto che il loro caro Felice ora riposa veramente in Pace.