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Enoc (Bambin Gesù): Trasporto a Roma? Si può fare

Il forte interessamento del Papa ha messo in movimento la diplomazia vaticana e l'ospedale Bambin Gesù, che manda due lettere in Inghilterra ed è pronto a mettere a disposizione tutta la propria competenza per trasporto e diagnosi.

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Mariella Enoc

L’appello forte di papa Francesco all’Udienza generale di ieri, subito dopo aver ascoltato direttamente da Thomas Evans la reale situazione di Alfie e dell’Alder Hey Hospital, è un evento che comunque vada ha fatto la differenza. Il Papa ha infatti preso a cuore personalmente la vicenda e, dopo aver dato incarico di seguire gli sviluppi a monsignor Francesco Cavina – il vescovo di Carpi che ha reso possibile l’incontro in Vaticano – di accordo con la Segreteria di Stato, la macchina vaticana ha avuto una forte accelerazione. Immediata la mobilitazione dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù, più volte citato come la meta desiderata da Tom e Kate per le cure ad Alfie. Già le diverse sentenze dei giudici britannici avevano dovuto affrontare la concreta possibilità di trasferimento al Bambin Gesù, ma l’hanno sempre negata.

Ma se finora la disponibilità è stata “passiva”, adesso il Bambin Gesù è stato chiamato dalla Segreteria di Stato a prendere direttamente l’iniziativa. Già poco dopo la fine dell’Udienza generale, a cui Tom ha partecipato, la presidente del Bambin Gesù, Mariella Enoc, ha contattato il papà di Alfie invitandolo a un incontro per il primo pomeriggio, nel quale la Enoc ha esordito dicendo che, se servisse, sarebbe disposta a recarsi personalmente a Liverpool per parlare direttamente con i dirigenti sanitari dell’Alder Hey. Intanto però sono state preparate due lettere per i responsabili dell’ospedale inglese e per i legali.

Le questioni da chiarire sono soprattutto due, viste le sentenze precedenti: il primo riguarda la continuazione della «fase diagnostica», ovvero il suo approfondimento, che sarebbe assicurata dal Bambin Gesù. L’ospedale pediatrico vaticano non vuole creare alcun antagonismo con i colleghi inglesi e quella che propone – ha detto la Enoc – è «una alleanza» tra i due ospedali volta all’approfondimento e alla ricerca che potrà essere utile anche per tanti altri bambini. «Non ci arrendiamo alla situazione attuale», ha detto, con l’avanzare della ricerca domani potrebbe essere curabile ciò che oggi non lo è.

Seconda questione, più delicata, è quella dell’eventuale trasporto. Nella sentenza di alcuni giorni fa, il giudice aveva affermato che il Bambin Gesù concordava con l’Alder Hey riguardo i rischi di maggiori convulsioni che potrebbe avere Alfie nel caso di un viaggio. Ma questa, hanno spiegato i sanitari del Bambin Gesù ieri a Thomas, è una citazione parziale della posizione dell’ospedale vaticano. In realtà il riconoscimento oggettivo dei rischi di un aerotrasporto di cui sopra deve essere messo a confronto con l’alternativa: ovvero la morte certa, secondo il protocollo che si vorrebbe applicare all’Alder Hey. «Tra una morte certa e un rischio, sicuramente è meglio il rischio».

Peraltro, ha sottolineato la Enoc, il Bambin Gesù è esperto in trasporti di casi difficili: solo negli ultimi due anni e mezzo sono stati trasportati al Bambin Gesù più di 200 bambini». Dall'alto della lunga esperienza, l'ospedale può offrire consulenza e aiuto per il trasporto. Inoltre, ha tenuto a sottolineare la Enoc, tutto sarebbe a costo zero sia per l'Alder Hey sia per il Servizio sanitario britannico. «Non chiediamo nulla a nessuno - ha detto la Enoc - è una responsabilità del nostro ospedale. Come per tanti altri bambini».

Tutto questo dovrebbe essere chiarito nelle lettere, e i dirigenti del Bambin Gesù non si tirerebbero indietro se venissero chiamati dai giudici per una audizione.

Ora è tutto da vedere se l’attenzione posta ad Alfie dal Papa possa fare breccia nella testa dei giudici inglesi, sicuramente ha provocato una scossa negli ambienti vaticani.

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