• NUOVO AFFONDO DI VIGANO'

"Ecco come andò tra il Papa e la paladina anti nozze gay"

Viganò smentisce la versione ufficiale sul caso “Kim Davis”, la funzionaria incriminata perché contro le nozze gay, che incontrò il Papa negli Usa nel 2015. Lo fa con un documento che consegnò a Francesco tramite la Segreteria di Stato. "Il Papa era favorevole all'incontro e mi chiese di attivarmi con Parolin, falso quanto raccontato dal New York Times su Bergoglio furibondo per quell'incontro riservato". Ma non è l'unica puntualizzazione che l'ex nunzio fa dopo la pubblicazione della testimonianza choc. Cronaca di una settimana ad alta tensione. 

Il caso Viganò ha conosciuto un’altra svolta drammatica. Anche in questo caso provocata da un episodio giornalistico; ma l’ex Nunzio, dal luogo segreto in cui segue le vicende causate dalla testimonianza resa nota domenica scorsa, smentisce duramente la versione ufficiale sul caso “Kim Davis”, e lo fa con un documento, un memorandum che avrebbe consegnato al Pontefice e ai suoi collaboratori diretti, l’allora Sostituto alla Segreteria di Stato Becciu e il “ministro degli Esteri” Gallagher. È la prima apparizione di un documento, in questa vicenda; e c’è chi ipotizza che la riluttanza a parlare e a smentire in maniera categorica le accuse dell’arcivescovo sul caso McCarrick possano essere giustificate proprio da ciò; e cioè dalla possibilità che mons. Viganò disponga di elementi che costituiscano una risposta devastante, in caso di tentativo di smentita. Per cui la strategia adottata finora è stata quella dell’attacco alla credibilità, e alla persona dell’ex Nunzio.

PALADINA ANTI NOZZE GAY
E uno degli esempi e dei casi usati  è stato quello di Kim Davis, la donna americana messa in prigione per non aver voluto – per ragioni di coscienza – firmare l’atto di matrimonio fra due omosessuali. Il Pontefice la incontrò nel suo viaggio negli Stati Uniti, e ne nacque un caso di portata internazionale. Non dimentichiamoci che alla Casa Bianca c’era ancora Obama, e sulle ambasciate Usa sventolava la bandiera arcobaleno… Monsignor Viganò ieri ha fornito a LifeSiteNews in un documento scritto la vera storia di Kim Davis, e smentisce che il Pontefice e il Vaticano non fossero stati informati. 

Siamo nel settembre del 2015, e papa Francesco compie la sua prima visita negli USA. A Washington incontra Kim Davis, in Nunziatura. La notizia dell’incontro del Pontefice con Kim Davis viene data dopo il ritorno a Roma. L’avvocato d Davis, Matthew D. Staver, disse che “l’incontro privato” era durato 15 minuti, aveva avuto luogo in “una stanza separata” per mantenerlo segreto, e che chi aveva organizzato l’incontro aveva insistito affinché fosse tenuto segreto fino a dopo il suo ritorno a Roma. Secondo Staver, il Papa disse che voleva “ringraziare Kim Davis per il suo coraggio”, le disse di “restare forte” e le diede due rosari. Staver descrisse l’incontro come molto “cordiale” e “caldo” e Davis e il Papa promisero di pregare l’uno per l’altra. Ovviamente Kim Davis era una bestia nera del politically correct pro-omosessuale, e un’icona per chi difendeva libertà e obiezione di coscienza. Il 2 ottobre padre Federico Lombardi in un comunicato ammise che “un breve incontro” c’era stato ma non doveva essere considerato “un appoggio alla sua (della Davis, n.d.r.) posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi”.  

Lombardi aveva detto anche: “Il Papa ha incontrato presso la Nunziatura di Washington successivamente diverse decine di persone invitate dalla Nunziatura per salutarlo in occasione del suo congedo prima della partenza da Washington per New York City, come avviene durante tutti i viaggi del Papa. Si è trattato di saluti molto brevi di cortesia a cui il Papa si è prestato con la sua caratteristica gentilezza e disponibilità. L’unica “udienza” concessa dal Papa presso la Nunziatura è stata ad un suo antico alunno con la famiglia”. Un alunno omosessuale. 

IL PAPA INORRIDITO?
Veniamo a oggi. Il New York Times – schierato anima e corpo con papa Bergoglio - ha pubblicato un articolo di una vittima cilena di abusi sessuali, Juan Carlos Cruz, omosessuale, che ha dichiarato che il Papa “di recente mi ha detto che l’arcivescovo Viganò ha quasi sabotato la visita (negli Usa) invitando Kim Davis, un funzionario di contea del Kentucky che si era rifiutata di firmare l’atto di matrimonio di una coppia gay”. Secondo il New York Times, il Pontefice disse a Cruz: “Non conoscevo chi fosse quella donna, (Viganò n.d.r.) la fece intrufolare dentro per dirmi buongiorno e naturalmente fecero un sacco di pubblicità da questo”. “Rimasi inorridito e licenziai quel nunzio”, Cruz sostiene il Pontefice abbia detto.

Ora Viganò vuole chiarire questo capitolo controverso, e lo fa con una dichiarazione scritta, a cui è allegato anche il memorandum su Kim Davis che consegnò al Pontefice e ai responsabili della Segreteria di Stato – il Sostituto Becciu e il Ministro degli Esteri Gallagher – con cui discusse la vicenda. 

“Al termine della cena in nunziatura a Washington la sera del 23 settembre 2015, dissi al papa che avevo bisogno che mi concedesse una mezz’ora, perché desideravo sottoporre alla sua attenzione, ed eventualmente alla sua approvazione un’iniziativa delicata, e facilmente realizzabile”. Era l’incontro con la Davis, “la prima cittadina americana condannata e imprigionata per una settimana per aver esercitato il suo diritto all’obiezione di coscienza”.

"MA IL PAPA ERA FAVOREVOLE"
“All’inizio del nostro incontro, la sera del 23 settembre, diedi al papa un appunto di una pagina in cui era sintetizzato il caso della Davis. Il papa si mostrò immediatamente favorevole a tale iniziativa, ma aggiunse che l’incontro avrebbe avuto risvolti politici e affermò: ‘Io di queste cose non me ne intendo, quindi è bene che lei senta il parere del cardinal Parolin’”.

Viganò si recò nell’albergo che ospitava la delegazione vaticana. Parolin era già a letto, e allora ci fu un incontro con il Sostituto, mons. Becciu, e con mons: Gallagher. Con Viganò c’erano due dei consiglieri della Nunziatura (un italiano e un lituano).

In cinque si riunirono in un salottino, e tutti ebbero copia del memorandum già consegnato al Papa. “Mons. Becciu si dimostrò immediatamente favorevole a che il Papa avesse a ricevere privatamente la Davis”. Mons. Gallagher, “pur mostrandosi favorevole all’idea, attesa l’importanza di difendere il diritto all’obiezione di coscienza”, disse che bisognava considerare se la procedura contro la Davis fosse conclusa o aperta.  Risolto questo problema, mons. Gallagher “diede un parere incondizionatamente favorevole a che il Papa avesse a ricevere la Davis”.

Il giorno seguente, dopo la messa, “riferii al papa il parere positivo dei suoi due principali collaboratori, i quali avrebbero poi riferito al Cardinal Parolin il nostro incontro. Il papa diede quindi il suo consenso”. Viganò organizzò le cose in modo che la Davis venisse in maniera discreta in nunziatura. “Il papa, nel primo pomeriggio del 24 settembre, prima di partire per NY, entrò come previsto nel salotto dove lo aspettavano la Davis e suo marito, l’abbracciò affettuosamente, ringraziandola per il suo coraggio, e invitandola a perseverare. La Davis rimase molto emozionata e si mise a piangere”. Un’auto guidata da un gendarme, e un monsignore americano della nunziatura la riaccompagnarono in albergo.

"UNA DOSE DI MENZOGNE"
Poi ci fu – senza che il Nunzio fosse consultato – il comunicato della Sala Stampa. “A rincarare la dose di menzogne ci pensarono poi padre Rosica e padre Lombardi”. Qualche giorno più tardi il card. Parolin gli telefonò: “Devi venire subito a Roma perché il papa è furioso con te”. Il 9 ottobre Viganò era a Santa Marta. Scrive Viganò: “Il papa mi ricevette per quasi un’ora, in modo affettuoso e paterno. Si scusò immediatamente con me, per avermi dato questo disturbo di venire a Roma, e si effuse in continui elogi nei miei confronti per come avevo organizzato la sua visita negli USA, per l’incredibile accoglienza che aveva ricevuto in America, come mai si sarebbe aspettato. Con mia grandissima sorpresa, durante questo lungo incontro, il papa non menzionò neanche una volta l’udienza con la Davis”.

Viganò telefonò a Parolin, per dirgli come il papa fosse stato buono con lui. Parolin rispose: “Non è possibile, perché con me era furioso nei tuoi confronti”. A conclusione, ricordando la frase di Juan Carlos Cruz, Viganò scrive: “Uno dei due mente: Cruz o il papa? Quello che è certo è che il papa sapeva benissimo chi fosse la Davis, e lui e i suoi collaboratori avevano approvato l’udienza”.

CHIARIMENTI
Questo è il secondo chiarimento che Viganò produce in questi giorni. Il primo si riferiva a un video, ampiamente utilizzato da chi lo attacca, in cui si vedevano il Nunzio, il card. McCarrick e anche Benedetto XVI (allora sanzionato da Benedetto). 

“Non ero nella posizione di applicarle” spiega parlando delle sanzioni, “specialmente perché le misure a McCarrick furono decise in modo segreto. Quella fu la decisione di Papa Benedetto”. L’ex Nunzio ipotizza che questo sia avvenuto forse “considerando che McCarrick era già in pensione, e forse perché lui (il papa, n.d.r.) pensava che fosse disposto ad obbedire”.

Ma McCarrick “certamente non ha obbedito”, ha detto Viganò a LifeSiteNews.

AMBASCIATOR NON PORTA PENA...
Mons. Viganò ha anche precisato di aver parlato a McCarrick già al tempo del video (in cui il Papa saluta vari prelati), ribadendo le misure impostegli da Papa Benedetto; un gesto che fu compiuto, prima di lui, dal suo predecessore, l'Arcivescovo Pietro Sambi. Viganò ha aggiunto che essendo stato nominato da poco (fu Nunzio dall'ottobre 2011 all'aprile 2016), come era solo ai primi passi del suo nuovo ruolo quando tutto questo accadde. Inoltre, ha spiegato, un Nunzio non può forzatamente imporre le sanzioni in modo diretto, specialmente nei confronti di un Cardinale, che è considerato un superiore. L’applicazione sarebbe spettata al responsabile della diocesi di residenza di McCarrick, cioè  il card. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington e successore di McCarrick . Viganò, per quanto riguarda Benedetto, che si è visto davanti McCarrick in quell’occasione, ha detto: “Potete immaginare Papa Benedetto, dal carattere tanto mite, dire "Che cosa ci fa lei qui?" di fronte agli altri Vescovi?”.

UN VESCOVO: "TRADITI"
La cronaca di queste ore si arricchisce di nuovi elementi. Il primo è costituito da una lettera che il vescovo di Charleston, Roberto Guglielmone, ha scritto al Nunzio Christophe Pierre e al Pontefice.  “La nostra Chiesa è in crisi, e scrivo con urgenza per esprimere i miei sentimenti e fare eco a quelli della gente di cui ho cura. Ci sentiamo traditi, arrabbiati e ingannati”. Il vescovo appoggia la richiesta del presidente della Conferenza Episcopale Di Nardo affinché “la Santa Sede abbia un ruolo leader nell’investigare sull’ascesa dell’arcivescovo McCarrick” a dispetto del suo record in campo sessuale e finanziario. Ci deve essere un’azione “immediata e pubblica”. Il vescovo appoggia poi l’idea di una commissione nazionale di laici “per verificare la verità delle dicharazioni dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò”. Questo perché “queste recenti dichiarazioni hanno provocato varie versioni diverse di ciò che è realmente accaduto ed è necessario che il santo padre risponda alle accuse fatte dall’arcivescovo. Per favore, incoraggi il Santo Padre a rispondere direttamente a queste accuse. È nel miglior interesse di ciascuno; la mancanza di conoscenza e l’incertezza contribuiscono alla confusione”.

L’altra voce, rimbalzata su alcuni siti americani e italiani, è che l’arcivescovo di Washington, il cardinale Donald Wuerl, scomparso da quarantotto ore, potrebbe arrivare a Roma domani o dopodomani per colloqui in Vaticano. Ma non c’è ancora una conferma ufficiale.