a cura di Anna Bono
  • Mediterraneo, emergenza migranti

Decine di emigranti irregolari soccorsi nel Mediterraneo rifiutano di sbarcare a Misurata

77 emigranti irregolari soccorsi l’8 novembre nel Mediterraneo dalla Nivin, un cargo battente bandiera panamense, approdato il 10 a Misurata, Libia, rifiutano da allora di scendere dalla nave. Erano diretti in Europa e non intendono tornare in Libia, dicono, il paese da cui erano partiti e dove sostengono di essere stati tenuti prigionieri e torturati dai contrabbandieri di uomini a cui si erano affidati. Altre 14 persone invece hanno accettato di lasciare la nave il 14 novembre e sono state trasferite in un centro ufficiale di detenzione. Un comunicato delle Nazioni Unite citato dall’agenzia di stampa Afp riferisce che gli emigranti provengono da Etiopia, Eritrea, Sudan del Sud, Pakistan, Bangladesh e Somalia. Intervistato da Reuters, un ragazzo sudanese di 17 anni, Biktor, ha raccontato che suo fratello e un amico, suoi compagni di viaggio, sono morti mentre erano in mano ai contrabbandieri nel loro centro di Bani Walid, a sud di Tripoli. Secondo un altro emigrante sentito da al-Jazeera, al momento di salire a bordo del cargo tutti credevano che sarebbero stati portati a Malta. Amnesty International protesta che le persone soccorse “non possono essere costrette a sbarcare per essere chiuse in un centro di detenzione libico dove rischiano di subire torture e altri abusi: “la legge internazionale prevede che nessuno possa essere mandato in un luogo in cui la sua vita è in pericolo”. AI dovrebbe sapere che non sarà questa la sorte degli emigranti irregolari. Come i loro compagni già sbarcati, verranno ospitati in un centro ufficiale gestito dalle autorità libiche o da dipendenti dell’Unhcr o dell’Oim in attesa di essere rimpatriati.