• VIA AL GOVERNO CONTE

Anti Salvini, giacobino e statalista: il collante rossogiallo

Non sono molti i punti di incontro tra i due nuovi partner di governo, ma sicuramente ci sono: l’antisalvinismo, il giustizialismo e infine il ricorso alla spesa pubblica. 

Non sono molti i punti di incontro tra i due nuovi partner di governo, io ne individuo tre:

L’antisalvinismo (anche nella variante sottaciuta di attaccamento allo scranno parlamentare assegnato a ciascuno in questa legislatura). È certamente il collante più forte, in questa fase dovranno cercare di farlo diventare in fretta sentimento popolare (per ora tra gli elettori i due compari M5S-PD sono netta minoranza, e se questo dura le difficoltà aumentano). 

Poi il giustizialismo, anche se tra Bonafede, attuale ministro 5S della giustizia e il suo predecessore PD Orlando le differenze non mancano e potrebbero emergere contraddizioni (speriamo!), ma la lotta anti-casta è già in rampa di lancio con l’eliminazione di 345 parlamentari e la nuova legge elettorale tutta proporzionale, la loro approvazione meriterebbe un nuovo balcone vociante di Palazzo Chigi con le bandiere al vento a celebrare la vittoria sulla odiata democrazia rappresentativa.

E infine il ricorso alla spesa pubblica, che appare come il collante e il punto sostanziale di tutte le politiche. Il loro programma economico, vago e generico come tutto il programma, contiene per forza di cose punti che sono presenti da anni sul tavolo dei governanti italiani di ogni colore, e che sono condivisi come ‘priorità’ da ogni persona di buon senso.  E tutti, davvero tutti, saremmo felici se qualunque governo, perfino questo governo, riuscisse una buona volta a risolverli.  Il dramma è che la soluzione, per i signori del governo, è una e una sola: l’aumento della spesa pubblica e senza che nessuno, ovviamente, si faccia carico di trovare fonti nuove dove reperire queste risorse. Il che, a maggior ragione per l’Italia in questa fase storica, è del tutto improponibile e inattuabile.

Ecco un elenco non completo di problemi realissimi che il nostro Paese deve affrontare e risolvere, alcuni anche in tempi molto rapidi (la legge di stabilità di ottobre), contenuti nel programma economico rossogiallo: neutralizzazione dell’aumento dell’Iva (23 miliardi di € il costo, senza nessuna possibilità di sconto), aiuti reali alle famiglie e ai disabili, incremento delle risorse per la scuola, l’università, la ricerca, rafforzamento del piano Industria 4.0, incremento degli interventi per le piccole e medie imprese, sostegno all’imprenditoria femminile, politiche per l’emergenza  abitativa e aumento delle risorse del welfare ( ma il neo-ministro della sanità vuole far saltar fuori anche 1 miliardo per eliminare il superticket), incremento del  fondo previdenziale integrativo pubblico, includendo la pensione di garanzia per i giovani, il Green New Deal, con tanto di incentivi per le prassi socialmente responsabili da parte delle imprese e un fondo per la ecoinnovazione; un piano di edilizia popolare pubblica; misure congrue per la messa in sicurezza del territorio e per il contrasto al dissesto idrogeologico, per la riconversione delle imprese, per l’efficentamento energetico, per la rigenerazione delle città e delle aree interne, per la mobilità sostenibile e per le bonifiche.

E mi fermo qui per non occupare altro spazio, ma siamo a non più di metà nell’elenco degli impegni economici che il governo intende assumersi col suo programma.

Totale della spesa? Secondo le stime più prudenti, ai  23 miliardi già citati per disinnescare l’aumento dell’Iva, ne vanno aggiunti altri 10/15.

Dove prenderli? Qui si apre il grande interrogativo o , se preferite il grande buco nero. Il calo dello spread, se rimarrà costante, promette un risparmio di un paio di miliardi nel 2020, altre entrate non ne vengono indicate (salvo la barzelletta della tassa sulle merendine). E poi c’è il classico capitolo sulla lotta all’evasione e all’elusione, del tutto non quantificabile e rimasto lettera morta in quasi tutti i governi.  Questo significa che il Conte 2 ha solo due strade davanti a sè: o rivede drasticamente le scelte politiche dell’anno scorso, rimangiandosi del tutto o quasi quota100, reddito di cittadinanza e gli impegni sulla flat tax, o si troverà a negoziare con Bruxelles in condizioni analoghe a quelle dell’anno scorso. Anche se la Commissione ha promesso maggiore benignità, la maggior parte dei sogni del governo dovrebbero essere rimessi nel cassetto.

A meno di ricorrere all’unica alternativa di cui nessuno parla, ma a cui diversi pensano: l’incubo di una patrimoniale. E non aggiungo commenti.