• L’ATTENTATO DI LIONE

Accoltella i passanti perché "non leggono il Corano”

Un 19enne è stato ucciso e altri otto sono rimasti feriti nell’aggressione islamista avvenuta sabato a Villeurbanne, nei pressi di Lione. L’attentatore, fermato dagli stessi passanti (in fuga il complice), è un richiedente asilo afghano, che ha colpito a caso. Un’emergenza continua per la Francia, che sembra disarmata rispetto all’immigrazione. Ma non lo ammette.

“Non leggono il Corano!”. Sarebbe questo il movente del lupo solitario che sabato pomeriggio ha ucciso un diciannovenne e ferito altri otto malcapitati a Villeurbanne, a pochissimi chilometri da Lione. L’esternazione che esplicita la dimensione religiosa dell’attentato è stata riportata da Le Progrès secondo una testimonianza diretta dell’aggressione.

È così che le strade di Francia tornano a insanguinarsi, vittime del terrorismo islamico. Erano circa le 16.30 di sabato pomeriggio quando in due - uno l’attentatore, l’altro il complice in fuga - hanno seminato il panico. A essere individuato è stato un richiedente asilo afghano, fermato dagli stessi passanti e autisti prima di poter completare la carneficina. Armato di forchettone e coltellaccio da barbecue, ha sferrato fendenti ai passanti, a caso. E a pagare con la vita la sua furia è stato appunto un ragazzo. Da poco gli altri feriti gravi sono fuori pericolo.

A pochi passi dalla stazione della metropolitana Laurent Bonnevay, situata sulla linea A che collega Lione a Villeurbanne, come ha raccontato alla stampa una ragazza testimone, “c’era un uomo alla fermata del 57 e che ha iniziato a pugnalare in tutte le direzioni”. “Ha aperto il ventre di una persona. Ha pugnalato un ragazzo in testa, ha squarciato l’orecchio a una signora”. L’efferatezza della scena è stata tale che già sabato sera la prefettura ha allestito un centro di accoglienza per le vittime e le loro famiglie in una sala del municipio dell’8° arrondissement. Ma sarà difficile cicatrizzare l’ennesima ferita al cuore francese.

Immediatamente dopo l’attentato è stato escluso che si trattasse di terrorismo, tant’è vero che il caso non è stato affidato alla procura nazionale antiterrorismo (Pnat). Il richiedente asilo non aveva con sé alcun documento utile all’identificazione, e una volta messo in stato di arresto ha fornito agli agenti tre identità diverse.

Sarebbe l’ennesima aggressione di un lupo solitario, di un radicalizzato, di un immigrato che “ha attaccato indiscriminatamente persone che aspettavano l’autobus”, come ha riferito il sindaco di Lione ed ex ministro dell’Interno, Gérard Collomb, accorso sul luogo dell’attentato. A fine maggio l’ultimo episodio: un algerino - reo confesso di aver giurato fedeltà allo Stato Islamico - aveva posto un ordigno artigianale davanti a una panetteria di Lione e si era allontanato in bicicletta.

Due gravi episodi, così ravvicinati, nell’area di Lione di nuovo guidata da Collomb. L’ex ministro socialista, tutore dell’avventura di Macron prima di abbandonare la barca in dissenso alle politiche immigrazioniste del governo, oggi si trova a fare i conti con quanto denunciato da lui stesso. Quel Collomb che solo lo scorso autunno parlava così: «Signor Primo Ministro, ho un messaggio da trasmettere. Sono andato in tutti questi quartieri [a predominio islamico, ndr], in quelli settentrionali di Marsiglia, e da Mirail a Tolosa, fino a Corbeil, Aulnay, Sevran (la cintura parigina). La situazione è eccessivamente degradata e l’espressione “riconquista repubblicana” è particolarmente esemplificativa, perché oggi, in queste aree, è la legge del più forte che si è imposta: quella dei narcotrafficanti e degli islamici che ha preso il posto di quella della Repubblica. Dobbiamo ancora dare sicurezza a questi quartieri, ma credo che sia essenziale cambiarli radicalmente. Sono dei ghetti».

L’emergenza non è nuova alla Francia. Forse solo estranea alla stampa, specie quella internazionale, che s’è preoccupata pochissimo del grave attentato di queste ore. E non si riesce a percepire il confine tra l’assuefazione e il disinteresse per fatti del genere. Dalle pagine di questo quotidiano, poche settimane fa, denunciavamo lo stato in cui versa oggi il sistema di immigrazione e, soprattutto, d’integrazione francese, il cui fallimento è decretato, mese dopo mese, da fatti che forzano quello che Le Figaro ha battezzato il “tabù migratorio”. Tra i dati più significativi che segnalavamo c’era l’aumento del 71% degli immigrati dall’Afghanistan e del 306% dalla Georgia; e poi l’allarme lanciato dall’Ocriest - l’Ufficio centrale per la repressione dell’immigrazione irregolare in Francia - che denunciava, due mesi fa, l’esistenza di una banda con sede nel Regno Unito, responsabile di aver portato in Francia, stipati nei furgoni, 600 clandestini (afghani, pakistani e vietnamiti) per un profitto stimato di sei milioni di euro. E in sette sono stati arrestati oltralpe.

La Francia sembra disarmata rispetto all’immigrazione, ma non lo ammetterà.