• LA DECISIONE DEL PAPA

Abusi in Cile, cade la testa del superaccusato Barros

La Santa Sede ha reso noto che delle 31 dimissioni di vescovi cileni presentate un mese fa a seguito degli scandali abusi, ne sono state accettate 3, tra cui quella pesantissima di monsignor Juan Barros, il cui caso aveva portato fino alla convocazione in Vaticano di tutti i vescovi del Paese sudamericano.

Alla fine dello storico incontro avvenuto in Vaticano dal 15 al 17 maggio, tutti i vescovi del Cile avevano singolarmente presentato al Papa la lettera di dimissioni dall’incarico pastorale. Una intera conferenza episcopale rimetteva nella mani di Francesco il suo ministero, un fatto unico nella storia della Chiesa. Di quelle 31 lettere di rinuncia ieri la Santa Sede ha reso noto che ne sono state accettate 3, tra cui quella pesantissima di monsignor Juan Barros, vescovo di Osorno, il cui caso aveva portato fino alla convocazione in Vaticano di tutti i vescovi di quel paese sudamericano.

Il caso Barros teneva in scacco la chiesa cilena (e non solo) dal 2015, quando proprio Papa Francesco lo nominò pastore di Osorno, nonostante l’aperta contestazione nei confronti del monsignore accusato di aver coperto, e anche in qualche modo partecipato, agli abusi di cui è stato condannato padre Fernando Karadima. L’anziano sacerdote cileno, già condannato dalla Congregazione per la Dottrina della fede nel 2011, aveva un gruppo di sacerdoti suoi figli spirituali, e tra questi, appunto, anche Barros. Ma il Papa fino al suo viaggio in Cile del gennaio scorso aveva difesa Barros, spingendosi a dire che quelle contro di lui in fondo erano solo dicerie. Una posizione che ha scatenato la reazione delle vittime e una presa di posizione piuttosto contrariata del cardinale di Boston Sean O’Malley, che è presidente della commissione della Santa Sede contro gli abusi.

Poi, una volta rientrato a Roma, probabilmente perché meglio consigliato, il Papa nominò monsignor Charles Scicluna suo inviato in Cile per fare chiarezza: il ponderoso dossier frutto del lavoro di Scicluna ha fatto definitivamente cambiare idea a Francesco che, evidentemente, era stato mal orientato. Di qui l’incontro a Roma con le vittime e la convocazione di tutti i vescovi a Roma.

Torniamo così a ieri con le 3 dimissioni accettate dal Papa. Oltre al vescovo di Osorno, gli altri dimissionari sono l'arcivescovo di Valparaíso, monsignor Gonzalo Duarte García de Cortázar, SS.CC., 76 anni, e l’arcivescovo di Puerto Montt, Cristián Caro Cordero, anche lui con più di 75 anni. L’annuncio di ieri avviene mentre sta per partire un’altra missione in Cile, dal 12 al 19 giugno, e affidata dal Papa ancora a monsignor Charles Scicluna e a monsignor Jordi Bertomeu della Congregazione per la Dottrina della Fede. La loro attività, non a caso, deve proprio svolgersi nella diocesi di Osorno, guidata fino a ieri da Juan Barros.

Il vescovo ha sempre dichiarato la sua estraneità ai fatti che gli sono imputati e anche ieri, con una lettera alla diocesi, pubblicata dopo la notizia dell’accettazione delle sue dimissioni da parte del Papa, di fatto lo ribadisce. Scrive, infatti, che «le nostre vite sono nelle mani di Dio che conosce le nostre coscienze e le azioni di ciascuno in questo tempo complesso che abbiamo dovuto vivere»; infine invoca la Vergine «chiedendole in particolare che un giorno tutta la verità risplenderà». Intanto, Juan Carlos Cruz, una delle vittime di Karadima ricevute dal Papa nell’aprile scorso, scrive su Twitter che «la banda dei delinquenti sta iniziando a frantumarsi».

Bisogna però dire che gli altri due dimissionari, tutti e due con i canonici 75 anni per la richiesta di pensionamento, sembrano non avere nulla a che fare con Karadima. Per Duarte ci sarebbero delle accuse non precisate per occultamente di abusi nella sua diocesi.

Al posto di Barros il Papa ha nominato in qualità di amministratore apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis monsignor Jorge Enrique Conchua Cayuqueo, Ofm, dal 2015 vescovo ausiliare di Santiago. Nella diocesi di Valparaisio è stato nominato amministratore apostolico monsignor Pedro Mario Ossandón Buljevic, Vescovo Ausiliare di Santiago, e in quella di Puerto Montt il padre Ricardo Basilio Morales Galindo, Provinciale dei Mercedari in Cile.