• 25 ANNI DOPO IL CAIRO

A Nairobi, un nuovo summit Onu pro-aborto

Per celebrare i 25 anni della Conferenza del Cairo, in cui si tentò di promuovere l'aborto come metodo di pianificazione familiare, l'Unfpa ha convocato per novembre una nuova Conferenza internazionale in Kenya. Ma è tutta centrata sull'aborto e con una rappresentanza non qualificata.

Il sito in preparazione del summit di Nairobi

Venticinque anni orsono, a pochi giorni dalla Conferenza del Cairo, organizzata dalle Nazioni Unite per promuovere l’aborto libero per tutte le donne, anche se il titolo originale paralva di Conferenza Internazionale sula Popolazione e lo Sviluppo, un principe della Fede, il santo Giovanni Paolo II indirizzò una ferma e commovente lettera ai Capi di Stato di tutto il mondo e al Segretario generale dell’ONU: era il 19 Marzo 1994. Così scriveva papa Giovanni Paolo II: «…Il progetto di documento finale della prossima Conferenza de Il Cairo ha attirato la mia attenzione. E' stata per me una dolorosa sorpresa. Le innovazioni che contiene, a livello sia di concetti che di terminologia, ne fanno un testo molto differente dai documenti delle Conferenze di Bucarest e di Città del Messico. Non si può non aver paura degli sbandamenti morali, che potrebbero trascinare l'umanità verso una sconfitta, la cui prima vittima sarebbe proprio l'uomo».

«Si noterà, per esempio, - proseguiva la lettera - che il tema dello sviluppo, iscritto all'ordine del giorno dell'incontro de Il Cairo, con la problematica molto complessa del rapporto tra popolazione e sviluppo che dovrebbe costituire il cuore del dibattito, passa invece quasi inosservato, tanto ridotto è il numero delle pagine ad esso dedicate. L'unica risposta alla questione demografica e alle sfide poste dallo sviluppo integrale della persona e delle società sembra ridursi alla promozione di uno stile di vita le cui conseguenze, se esso fosse accettato come modello e piano d'azione per l'avvenire, potrebbero rivelarsi particolarmente negative. I responsabili delle nazioni hanno il dovere di riflettere in profondità e secondo coscienza su tale aspetto della realtà. Inoltre, la concezione della sessualità sottesa a questo testo è totalmente individualista, nella misura in cui il matrimonio appare ormai superato. Ma un'istituzione naturale così fondamentale ed universale come la famiglia non può essere manipolata da nessuno… Ancora più gravi appaiono le numerose proposte di un riconoscimento generalizzato, su scala mondiale, del diritto all'aborto senza restrizione alcuna: il che va ben al di là di quanto purtroppo consentono già diverse legislazioni nazionali. In realtà, la lettura di questo documento che, è vero, costituisce solo un progetto, lascia l'amara impressione di un'imposizione: quella di uno stile di vita tipico di certe frange delle società sviluppate, materialmente ricche, secolarizzate. I paesi più sensibili ai valori della natura, della morale e della religione accetteranno senza reagire una simile visione dell'uomo e della società?».

Il direttore Cascioli e pochi altri, con il cardinale Renato Raffaele Martino, potrebbero narrare le vicende che portarono al formarsi di alleanze imprevedibili, che via via si solidificarono in seguito, tra nazioni e delegazioni cattoliche ed islamiche pur di bandire la analogia che si voleva imporre tra aborto e libertà, tra malthusianesimo e ricchezza, tra contraccezione e sviluppo.

Per celebrare i 25 anni dalla Conferenza del Cairo e verificarne l’attuazione, il prossimo 12-14 Novembre a Nairobi in Kenya, l'UNFPA (Agenzia delle Nazioni Unite per la Popolazione), il Governo del Kenya e quello di Danimarca organizzeranno una Conferenza ‘ad hoc’ (clicca qui).

Il programma del Summit, più rispondente ai desideri mai sopiti di coloro che volevano imporre l’aborto al mondo intero al Cairo, appare una sorta di rivincita della sconfitta subita venticinque anni fa dalle potentissime lobbies che ancora tentano di imporre slogans e colonialismo ai paesi in via di sviluppo e popolazioni inermi. C’è però della ironia che emerge scorrendo nel sito del Summit di Nairobi. Primo dato è la scelta della sede: il Kenya dove sia l’aborto che l’omosessualità e i matrimoni gay sono stati ancora una volta e recentemente dichiarati assolutamente illegali. Se gli organizzatori internazionali (UNFPA e Danimarca) pensano che il Summit possa trasformarsi in un volano per far accettare l’uno e gli altri, hanno una visione opaca della realtà africana, e kenyota in particolare.

I temi del Summit, poi mostrano ad occhio nudo la reale volontà delle celebrazioni; nessuno può farsi idee sbagliate: su cinque punti di programma, due sono esplicitamente riferiti all’aborto, la salute sessuale, quella riproduttiva e l’educazione dei giovani. Gli altri temi riguarderanno i donatori, le differenze demografiche e la violenza di genere (clicca qui).

Se passate agli esperti, nella sezione ‘Parlamentari’, con il dovuto rispetto e ossequio, dovrete trattenere i sorrisi: Neil Datta non è parlamentare (segretario generale di EPF, organizzazione parlamentare europea per salute riproduttiva, aborto etc. EPF è la ‘filiale europea di IPPF e gemella di Parent Parenthood degli USA, tra i più grandi providers di aborto nel mondo); Billie Miller, parlamentare in pensione delle Barbados; Fahmi Fadzil. parlamentare in carica della Malaysia  e Catherine Noone, senatrice irlandese. Quindi il 50% degli esperti parlamentari non sono mai stati o non sono più tali. Gli Ambasciatori o i Consoli generali che presenzieranno rappresenteranno, voi pensate, moltissimi paesi (al Cairo c’erano almeno 20.000 delegati e moltissimi governi rappresentati, per gli USA il Vice Presidente Al Gore); invece sono solo sei: Bulgaria, Egitto, Perù, Sierra Leone, Giordania, Filippine.

La vera scoperta, ciò che svela la tragicomica organizzazione dell’evento, la troverete quando si descrivono i rappresentanti della ‘Società Civile’, i ‘Giovani’ e gli ‘Esperti di Diritti Sessuali e Riproduttivi’. Ebbene, tra le 4 esperte della società civile, quattro sono promotrici della idea che la salute riproduttiva e la pianificazione famigliare debba includere l’aborto. Faccio notare che questa affermazione non è stata accettata in nessun documento della Conferenza del Cairo, di cui il Summit di Nairobi dovrebbe celebrare 25 anni. Una di queste rappresentanti è addirittura uno dei direttori di IPPF.

Tra i sette ‘Giovani’ in programma, tre si occupano con le proprie organizzazioni di giovani, disabilità e quattro sono responsabili di organizzazioni che promuovono, aborto, LGBTI, femminismo e diritti riproduttivi in vari paesi del mondo.

Finalmente passiamo, in conclusione, ai veri e proprie esperti ed accademici. Le esperte sono solo due, entrambe note perché lavorano ad un progetto di Sexual Reproductive Health Rights con il Guttmacher Institute, noto promoter del valore dell’aborto nel mondo e della necessità dello spopolamento in funzione dello sviluppo di benessere e libertà per donne e paesi nel mondo (clicca qui e qui). 
Non ci sono parole per commentare, forse una domanda da fare: i Governi europei, a partire da quello italiano, son così contenti di destinare i soldi dei contribuenti all’ONU e alla UNFPA per queste celebrazioni della ‘rivincita’ degli abortisti, 25 anni dopo la sconfitta del Cairo? Lo sviluppo di talenti, potenzialità, diritti, economie e benessere dei popoli e dei paesi africani è questo? Se qualcuno ne è convinto, con i suoi soldi può proseguire per questa strada di sprechi pubblici e politiche neocolonialiste, tuttavia non parli mai più di immigrazione incontrollata. Io e voi tutti, scapperemo dal nostro paese se coloro che ci vogliono aiutare lo facessero con iniziative come questa.