• IL CASO

A Caravaggio vietato pregare per Formigoni

In vista della sentenza della Cassazione, un gruppo di amici si trova al Santuario di Caravaggio per pregare per l'ex governatore della Lombardia Formigoni. Ma la direzione del Santuario non gradisce e si dissocia. Lo stesso Santuario che tre mesi fa aveva aperto le porte ai gruppi Lgbt.

Il Santuario di Caravaggio

Giovedì 21 febbraio è fissata l’udienza in Cassazione che dovrà decidere del destino dell’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni: se sarà confermata la sentenza di condanna per corruzione subita in appello, per Formigoni si apriranno le porte del carcere. Così un gruppo di amici di Formigoni, per sostenerlo in questo momento difficile, decide di recarsi al Santuario di Caravaggio per partecipare alla Santa messa e poi pregare insieme il rosario. È il gruppo che due mesi fa ha dato vita al “Comitato amici di Roberto Formigoni”, per sostenerne le spese legali a causa delle decisioni dei giudici che gli hanno tolto fino all’ultimo centesimo.

Appuntamento dunque a Caravaggio, sabato 16 febbraio. Nessun manifesto, nessun volantino, soltanto il passaparola. È una cosa assolutamente normale. A Caravaggio, il santuario più famoso in Lombardia, questo è pane quotidiano: ogni fine settimana il santuario si riempie di gruppi di amici che vanno per chiedere una grazia, per sostenere amici in difficoltà, per ringraziare di qualche evento. O per pregare semplicemente la Madonna, che qui è apparsa nel 1432 manifestandosi come Signora della misericordia, chiedendo il digiuno a pane ed acqua il venerdì: il minimo per fare memoria del suo intervento che aveva convinto Gesù a desistere da una severa punizione degli uomini a causa dei loro peccati.  

Per far passare più rapidamente la voce, uno degli amici di Formigoni dà l’avviso sul proprio blog personale. Se ne accorge un giornalino locale della zona di Caravaggio e pubblica la notizia. In fondo è una curiosità, ma di per sé non cambia nulla sul valore del gesto. Invece al santuario di Caravaggio si scatena il panico, immaginando chissà cosa. E saputo che alla messa potrebbe partecipare un vescovo emerito, si fa discretamente sapere che - anche su suggerimento del vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni - sarebbe meglio restasse lontano dal Santuario. Questo diventa anche l’occasione per un contatto diretto; così ai sacerdoti del santuario, che si trova in diocesi di Cremona, il 15 pomeriggio c’è modo di chiarire che non è una manifestazione politica, che non c’è nulla più di un gesto di preghiera comune.

Tutto risolto? Macché, sabato 16 febbraio, il pro-rettore del santuario, don Cesare Nisoli, ignorando il chiarimento, a nome della direzione del santuario pubblica un comunicato che ha dell’incredibile: dice che l’iniziativa promossa dal “Comitato amici di Roberto Formigoni” «non è stata concordata con la Direzione del Santuario». E di grazia, perché avrebbe dovuto esserla? Da quando se un gruppo di amici vuole andare a messa in un santuario bisogna concordarlo con la direzione? «Non ci è stato quindi possibile né accoglierla e consentirvi né criticarla e respingerla», prosegue don Cesare. Ma al Pro-rettore era stato già spiegato che non c’era alcuna manifestazione pubblica, che nessuno avrebbe portato bandiere e stendardi, solo un gruppo di amici confuso tra altre centinaia di fedeli che partecipano alla messa tabellare. Su che base dunque la direzione del santuario si arroga il diritto di selezionare chi può entrare nel santuario sulla base delle sue intenzioni di preghiera? Per coerenza dovremmo dunque aspettarci ora una sorta di lista-tariffario per un accesso al santuario in base alle intenzioni, del tipo: per malati terminali, tutte le messe; per problemi familiari la messa delle 16, per studenti in vista degli esami, alle 10; per giovani alla ricerca dell’anima gemella, alle 11.30; per i politici del centro-destra, vietato l’accesso.

Ma il comunicato prosegue. Prima ci ricorda che la messa del 16 febbraio alle 16 non ha «particolari connotazioni o intenzioni», e anche questo è curioso. Forse c’è la preoccupazione che un fedele del santuario, sapendo dell’intenzione per Formigoni potrebbe decidere di non partecipare alla messa. Bene, ma allora la regola deve valere per tutti. Perché se mi capita una messa in cui si prega per il defunto Filippo Gioberti che in vita mi è sempre stato antipatico, ho il diritto di saperlo prima così che possa scegliere un’altra chiesa. E che non succeda che entrato a messa mi accorga che si celebra il 25esimo di matrimonio dei signori Mangiarotti, che parcheggiano sempre davanti al mio box. O forse, più semplicemente, siccome le intenzioni nelle messe si pagano, magari la direzione del santuario vuole evitare intenzioni a sbafo. Non sia mai che ci sia gente che va a pregare gratis lucrando sulla fama di grazie che questo santuario ha.

Il meglio però, deve ancora venire. Con la classica coda di paglia dapprima si afferma che «non si vuole criticare né discutere l'intenzione, che è nel cuore di qualche fedele, di pregare secondo le sue particolari intenzioni». Figurarsi, è proprio perché non piace l'intenzione che hanno messo in piedi questo circo. 
Poi la conclusione: «Si ricorda però che la Messa è e resta l'atto con il quale la comunità cristiana rende grazie a Dio di tutti i suoi benefici rinnovando l'offerta di Cristo sulla Croce. Non si può correre il rischio che venga trasformata in occasione per un gesto di solidarietà umana». E qui evidentemente al santuario di Caravaggio hanno voluto strafare.

A costoro che amano tanto ostentare la sequela di papa Francesco forse è sfuggito che in un Angelus di un po’ di tempo fa proprio il Papa ha spiegato che «l’Eucarestia è scuola di carità e solidarietà». Ma a parte questo, per un cristiano quale atto di solidarietà può essere più grande dell’offerta di una messa? Che cosa può essere più efficace dell’affidamento a Cristo di una persona, dell’offerta a Cristo di sofferenze e fatiche? Sennò, perché decine di migliaia di pellegrini si recherebbero ogni anno a Caravaggio?

Ma questo lo sanno anche i preti del Santuario di Caravaggio e il vescovo di Cremona, la loro è solo una preoccupazione politica. È infatti la stessa direzione del Santuario che lo scorso 18 novembre ha ospitato una giornata di promozione dei sedicenti gruppi Lgbt cattolici. E lo stesso vescovo che quell’incontro a Caravaggio ha promosso. Non solo preti e vescovo non hanno avuto nulla da ridire per la messa a cui hanno partecipato con grande propaganda i gruppi Lgbt, hanno anche sbattuto la porta in faccia ai tanti fedeli che hanno protestato per la promozione di stili di vita che la dottrina della Chiesa ritiene contro natura, e quindi contro Dio.
A giudicarli è la loro ipocrisia.