• MAROCCO

Violenza sulla donne, tranne che in casa. Svolta incompleta

In Marocco è entrata in vigore la legge Hakkaoui, sulla violenza contro le donne. La legge estende il concetto di violenza ad una sfera più ampia di situazioni: dalle molestie sessuali a quelle via internet, fino a comprendere i matrimoni forzati. Ma la legge esclude le violenze che avvengono dentro le mura di casa, luogo in cui ci si dovrebbe sentire più al sicuro. E le donne marocchine, di cui la maggioranza non ha colto con plauso la notizia, lo sanno bene.

Non posso non apprendere con un certo compiacimento quanto riportato dalle agenzie di stampa: in Marocco è entrata in vigore la legge Hakkaoui, sulla violenza contro le donne. Dopo un lungo iter parlamentare, terminato con l’approvazione del 14 febbraio scorso, la legge, che prende il nome della ministra della Famiglia e della Solidarietà che l’ha promossa, Bassima Hakkaoui, rappresenta forse il culmine di un lungo processo di lotta che ha visto in prima fila i movimenti femministi e le associazioni attive in questo ambito.

Nel dettaglio, la legge estende il concetto di violenza ad una sfera più ampia di situazioni: dalle molestie sessuali a quelle via internet, fino a comprendere i matrimoni forzati. Un dettato legislativo, risultato di circa 6 anni di consultazioni, che rafforza l'arsenale legale nazionale nel campo dell'uguaglianza di genere, accanto alla Moudawana che ha innescato il meccanismo giuridico volto a promuovere la parità di diritti.

Fin qui tutto bene, direi.

Se non fosse per le lacune nella stesura della disposizione che ha smorzato da subito gli entusiasmi anche delle donne più ottimiste. Se si può passar sopra alla mancata previsione di strutture di accoglienza per la cura delle donne vittime di violenza e di mezzi di finanziamento, non si può sorvolare su un dettaglio così determinante quale quello della violenza coniugale. Quella che avviene dentro le mura di casa, luogo in cui ci si dovrebbe sentire più al sicuro. E le donne marocchine, di cui la maggioranza non ha colto con plauso la notizia, lo sanno bene. In questo caso le raccomandazioni della società civile sono state del tutto ignorate negli emendamenti approvati.

Se la ministra Hakkaoui, in questo contesto, ha ritenuto raggiunti gli aspetti preventivi, repressivi o di cura in conformità con gli standard internazionali, mi sento più in empatia con le preoccupazioni dell’ex ministro marocchino dei Diritti Umani Mohammed Ziane. L’avvocato marocchino ha infatti sottolineato l’incompletezza della legge riconoscendo come la parità uomo-donna sia ancora ben lontana dall’essere raggiunta se si ignora che le violenze sulle donne avvengano soprattutto all’interno delle mura domestiche.

Il salto qualitativo nel processo di promozione dello status delle donne marocchine è reale, questo è innegabile, ma le troppe mancanze le rendono ancora troppo vulnerabili.