• REFERENDUM

Vento di autonomia nel Lombardo-Veneto

Zaia

In Veneto si raggiunge quasi il 60% dei votanti, in Lombardia si sfiora il 40%. In entrambe le regioni stravincono i “si”. Dunque il vento autonomista soffia forte nelle due regioni trainanti del Nord Italia e da oggi si apre un’altra partita che è quella della trattativa con Roma per l’ottenimento di maggiori margini di manovra in alcune materie di competenza concorrente Stato-regioni e anche in alcune di competenza esclusiva dello Stato. E’ questo il responso delle urne dei due referendum consultivi sull’autonomia, che si sono svolti ieri in Lombardia e Veneto.

A uscire rafforzati sono i governatori Luca Zaia e Roberto Maroni, che più di altri si sono spesi per queste consultazioni referendarie. Ma a vincere non sono solo gli ideali leghisti. Prevale una tendenza, ormai assai accentuata, a far prevalere le ragioni del territorio sulle ragioni dell’appartenenza politica. Considerato che altre regioni d’Italia hanno già manifestato l’intenzione di promuovere referendum analoghi, si può concludere che il vento autonomista soffia con forza un po’ ovunque, pur nel rigoroso rispetto dell’art.116 della Costituzione, che legittima iniziative di questo tipo nel quadro dell’unità nazionale.

In Lombardia e Veneto si è trattato, come detto, di referendum consultivi, quindi privi di efficacia immediata. Ma la schiacciante vittoria dei “si”, tanto nell’una quanto nell’altra regione, rafforza le istanze autonomiste e pone le premesse per una trattativa con il governo nazionale che riconosca le legittime aspettative dei governanti e delle popolazioni lombarda e veneta. Quando si svolge un referendum, ci si chiede sempre chi abbia vinto e chi abbia perso. E di solito, come in questo caso, la risposta risulta assai ardua, considerato che si tratta di schieramenti trasversali pro o contro. Il centrodestra esulta ma esultano anche i Cinque Stelle, che parlano di trionfo della democrazia diretta e della politica più vicina al territorio e ai cittadini. La sinistra è divisa, perché alcuni sindaci Pd hanno appoggiato convintamente i requisiti sottoposti ieri al parere degli elettori di quelle due regioni e hanno perfino costituito comitati per il “si”. E sono proprio loro a rivendicare una parte del successo di questi referendum.

Veneto e Lombardia hanno raggiunto percentuali di votanti molto diverse. Il Veneto ha sopravanzato di oltre 20 punti percentuali la Lombardia, ma questo non può semplicisticamente tradursi in una vittoria di Zaia e in una sconfitta di Maroni. Nelle due regioni l’ideale autonomista è vissuto in modo profondamente diverso. I veneti sognano una vera indipendenza e “specialità”, confinando con regioni che hanno uno statuto speciale e godono di obiettivi vantaggi nella gestione delle proprie risorse. Non è un caso che il governatore Zaia, a urne chiuse, abbia subito dichiarato: “Vogliamo i 9/10 delle tasse”. In Lombardia la concezione dell’autonomia è diversa e si sposa in modo armonioso con l’ideale dell’unità nazionale, sia pure in una logica meritocratica, efficientista e di corretta valorizzazione delle specificità territoriali. Si consideri che nel 2001, al referendum costituzionale confermativo della riforma del Titolo V della Costituzione, votarono il 34% dei lombardi, quindi il risultato di ieri può considerarsi più che soddisfacente. Senza dimenticare che esattamente tre anni fa, nel novembre 2014, alle elezioni regionali dell’Emilia Romagna, si recarono alle urne il 37,7% degli aventi diritto, nonostante si trattasse di un voto con risvolti pratici per la guida della Regione e nonostante i singoli partiti e i singoli candidati avessero fatto una pressante propaganda elettorale.

Inoltre va ricordato che in Lombardia non era previsto quorum, il che ha scoraggiato molti aventi diritto. Senza parlare dell’innovazione tecnologica del voto elettronico, che potrebbe aver dissuaso molti over 70, timorosi di fare brutte figure ai seggi e di non riuscire ad utilizzare i tablet acquistati per il voto e ora destinati ad un utilizzo didattico nelle scuole lombarde sedi di seggio.

In Lombardia, Maroni ha convocato per oggi una riunione della sua giunta per tracciare una "road map". Domani il governatore riferirà anche in Consiglio regionale lombardo, dopodiché inizierà una trattativa col governo che riguardi tutte e 23 le competenze concorrenti tra Stato e Regioni per le quali è possibile chiedere l'affidamento. La proposta di Maroni dovrebbe confluire in una risoluzione che potrà essere votata a maggioranza semplice. L’obiettivo è di avviare la trattativa col governo entro Natale e di concluderla prima delle politiche. Ma su quali materie? Tutte quelle di legislazione concorrente tra Stato e regioni: rapporti internazionali e con l’Unione europea, commercio estero, tutela e sicurezza del lavoro, istruzione (esclusa quella professionale), ricerca, tutela della salute, protezione civile, governo del territorio, porti e aeroporti civili, reti di trasporto e di navigazione, produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, previdenza complementare e integrativa, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, casse di risparmio, casse rurali. In aggiunta a queste, le Regioni possono chiedere autonomia su alcune materie che la Costituzione riconosce di competenza esclusiva dello Stato: organizzazione della giustizia di pace, norme generali sull’istruzione, tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.