• IL CASO

Vaccini obbligatori, il "best interest" da abolire

Dietro le dichiarazioni di Salvini sulle vaccinazioni non c'è - come è stato detto - la contrarietà alla prevenzione, ma un'opposizione ragionata al vaccino obbligatorio e coercitivo. Sul modello della Regione Veneto che lo ha tolto e nel frattempo non si sono diffuse epidemie. 

Matteo Salvini – si sa - proprio non va giù alle elites politiche e mediatiche del nostro Paese. Negli ultimi giorni si è aggiunta una nuova pesante accusa: è un No Vax. Vorrebbe infatti cancellare la Legge Lorenzin che un anno fa ha reso obbligatorie dieci vaccinazioni. A leggere le cronache giornalistiche degli ultimi giorni, sembrerebbe che il Ministro dell’Interno, chissà perché, probabilmente per una sua intrinseca malvagità, abbia l’intenzione di non far sottoporre più i bambini alle vaccinazioni, lasciando così i nostri figli indifesi di fronte alla minaccia delle malattie infettive.

In realtà Matteo Salvini ha illustrato con chiarezza il suo pensiero, che è stato censurato e manipolato.

Ecco in sintesi la posizione della Lega: anzitutto l’utilità delle vaccinazioni come importante pratica sanitaria preventiva non è assolutamente messa in dubbio. Salvini ha precisato di aver fatto vaccinare i propri figli. Dipingere il vice Premier come “No Vax” è quindi assolutamente scorretto. Ciò che Salvini chiede è di rivedere il Decreto Lorenzin approvato lo scorso anno dal precedente governo. Una legge che ha imposto l’obbligatorietà per dieci tipi di vaccinazioni: Difterite, Tetano, Pertosse, Poliomielite, Epatite B, Haemophilus, Morbillo, Parotite, Rosolia, Varicella. Tale obbligatorietà è resa coercitiva dal fatto che se anche una di queste vaccinazioni non è stata effettuata, al bambino viene negato l’accesso ai servizi per l’infanzia: asili nido, punti gioco, scuola materna. Un bando assoluto, con immaginabili conseguenze per la famiglia. A partire dai sei anni, cioè dall’inizio della scuola dell’obbligo, non essendo possibile - in base alla Costituzione - impedire la frequenza a scuola, scattano le sanzioni economiche, con multe salate. 

Il Decreto Lorenzin in questi dodici mesi è stato applicato con una solerzia inusuale, e migliaia di genitori che non avevano a suo tempo aderito a vaccinazioni precedentemente facoltative, come la trivalente Morbillo-Parotite-Rosolia si sono visti convocare nei centri vaccinali e hanno dovuto sottoporre i propri figli all’atto medico.

Questo è ciò a cui Salvini vuole mettere fine. Non alle vaccinazioni, ma alla obbligatorietà coercitiva e sanzionabile. Una misura lesiva della libertà delle famiglie, dei genitori che si vedono imporre quello che è ormai tristemente noto come il “Best interest” per i loro bambini. E’ lo Stato che decide per te, baby.

Ma se il leader leghista ottenesse questo risultato, quello cioè di cancellare l’obbligatorietà, quali apocalittici scenari si aprirebbero? Nessuno. Salvini infatti - come ha dichiarato - vuole rilanciare il modello veneto di vaccinazioni. Dieci anni fa il governatore Luca Zaia infatti abrogò per la Regione Veneto l’obbligo - allora esistente - di quattro vaccinazioni: Polio, Difterite, Tetano, Epatite B. I questi dieci anni il Veneto non ha conosciuto nessuna epidemia né per queste né per altre malattie trasmissibili. Il motivo? Una efficace campagna informativa tesa a persuadere, e non a imporre, sulla utilità delle vaccinazioni.

E le coperture vaccinali, cioè la percentuale di individui vaccinati nella popolazione, non si sono abbassate. Quelle coperture che furono il pretesto per il governo del PD per urlare all’emergenza e sfornare la legge. Anche in questo, come in altri campi politici e della vita della società, Matteo Salvini vuole mettere fine agli alibi e ai pretesti delle “emergenze”. 

La posizione del Ministro dell’Interno non ha dunque nulla di irrazionale o oscurantista: è una posizione responsabilmente libertaria. Stupisce quindi che il Ministro della Salute Giulia Grillo non l’abbia condivisa. Tra i simpatizzanti e i sostenitori del Movimento 5Stelle dove si reclamano libertà ben più discutibili la proposta della Lega dovrebbe trovare ampio consenso. Sembrano lontani i tempi in cui un altro Grillo, Beppe, urlava contro i vaccini sostenendo che dietro di loro ci fossero loschi affari, portando peraltro il caso dell’ex ministro De Lorenzo che nel 1991 aveva introdotto l’obbligatorietà della vaccinazione anti Epatite B previa riscossione di una maxi tangente da parte dell’azienda produttrice il vaccino, caso per il quale venne condannato. 

Giulia Grillo sembra invece essere molto più circospetta del suo omonimo fondatore del Movimento, temendo forse che l’abrogazione (o la correzione) della Legge Lorenzin come vorrebbe la Lega, che ha già pronto un disegno di legge da presentare in Parlamento, possa scatenare “eventi avversi” a livello politico e mediatico ben peggiori di quelli che può provocare una vaccinazione.