• LIBERTINISMO O PURITANESIMO

Usa: lo scandalo Epstein e il pendolo della moralità

Il nuovo scandalo sessuale negli Usa si chiama Jeffrey Epstein, miliardario accusato di molestie sessuali e traffico di minorenni. Il ministro del Lavoro, che aveva patteggiato con lui una pena leggera, si è dimesso. Epstein era amico di Trump e di Clinton. Ma allora l'accusa di molestie non faceva paura. Adesso è un'arma potentissima.

Jeffrey Epstein

Il nuovo scandalo sessuale negli Usa porta il nome del miliardario Jeffrey Epstein. E ha già provocato le dimissioni di un ministro, quello del Lavoro, Alexander Acosta, che ha annunciato di lasciare di venerdì. Il caso fa molta paura a tutte le parti politiche, perché la rete di connessioni di Epstein, accusato di traffico di minorenni e abusi sessuali, arrivava molto in alto. La sinistra americana vede sorgere una nuova speranza per incastrare il presidente Donald Trump, che risultava essere suo amico, oltre che vicino di casa nella sua residenza a Palm Beach. Ma anche la sinistra potrebbe uscirne scottata, considerando che nel giro di Epstein figura anche l’ex presidente Bill Clinton. Come per lo scandalo Weinstein, personaggi sessualmente criminali che non facevano scandalo, adesso provocano la riprovazione di tutto il mondo che conta. Serve capire, al di là delle responsabilità (che verranno accertate nel processo), da dove arrivi questa nuova ondata di moralità.

La stampa di sinistra più militante, con giornali e periodici patinati quali Salon, The Daily Beast, Vice, GQ, non ha perso l’occasione di puntare il dito su Donald Trump. Salon, il più esplicito, definisce Epstein e Trump come “gemelli separati alla nascita”, intendendo che entrambi sono dei predatori sessuali. Trump, oltre ad esser vicino di casa del miliardario, è ora accusato di aver organizzato festini assieme a lui, uno dei quali con “28 ragazze”. Si ricordano le parole di elogio che Trump aveva espresso nei confronti di Epstein, in tempi non sospetti: “E’ una persona molto divertente da frequentare. Si dice anche che sia un amante delle belle donne, proprio come me e molte di loro sono … un po’ troppo giovani”. Quest’ultima frase fornisce all’opposizione il destro per dire che “Trump sapeva” e non agì. In difesa del presidente, Kellyanne Conway, portavoce della Casa Bianca afferma che Trump non frequenta Epstein e non gli parla più “da almeno un decennio”. Nel 2008, infatti, Epstein era finito in detenzione e nella lista ufficiale dei molestatori sessuali, dopo aver patteggiato la pena con il procuratore Acosta. Proprio Alexander Acosta, l’ormai ex ministro del Lavoro dell’amministrazione Trump.

Acosta deve ora rispondere alle accuse di chi ritiene che abbia lasciato andare un maniaco di prima grandezza (che comunque è innocente fino a prova contraria), condannandolo ad appena 13 mesi di detenzione, neppure passati in carcere. Jeffrey Epstein, anche allora, era stato accusato di reati veramente gravi, da ergastolo, quali traffico di minori, abuso sessuale su minorenni. I termini del patteggiamento del 2008 sono tuttora segreti. Un sospetto molto pesante di ricatto e corruzione pesa ora, a 11 anni dai fatti, sul ministro. Acosta, che ora deve pensare alla sua difesa, per “non far sì che la causa interferisca con la mia attività di Segretario al lavoro”, ha rassegnato le dimissioni venerdì.

Tuttavia, appunto, l’amministrazione Trump non è l’unica ad essere in imbarazzo. Anche i Democratici iniziano a tremare per quel che potrebbe emergere dal processo. Infatti, se Trump esprimeva “simpatia” per il miliardario, Bill Clinton volò per 26 volte, nei primi anni 2000, sul jet privato del miliardario. Non un jet qualsiasi, ma proprio quello chiamato “Lolita Express” dove sarebbero avvenuti gli abusi sulle minorenni. Epstein era nel giro dei Democratici. Esattamente come lo era Weinstein, l’uomo degli scandali sessuali di Hollywood. E come Trump, quando era imprenditore e nei primi anni 2000 finanziava le campagne dei Democratici (nel 2008 quella di Hillary Clinton contro Barack Obama). Anche all’estero, nel Regno Unito soprattutto, si temono ripercussioni. Nel circuito di reclutatori e collaboratori, figura anche un playboy britannico ben inserito nella Corte Reale inglese e fra i passeggeri del “Lolita Express” c’era anche il principe Andrea.

Quale sarebbe la morale di tutta questa storia? Sarebbe un’ingiustizia tenere in vita l’attenzione su questo caso unicamente come arma politica. Se dovesse passare questa linea, non si renderebbe giustizia alle vittime, a tutte quelle ragazzine, anche solo tredicenni, che sono state attirate con promesse di carriera e sono, a quanto sostiene l’accusa, finite nelle mani di un orco e dei suoi complici. Semmai chiediamoci perché, nei primi anni 2000, personaggi molto in vista nella politica (Clinton), nell’imprenditoria (Trump) e persino nella nobiltà europea (Andrea) non avevano alcun timore a dirsi amici di un miliardario col vizio delle “ragazze un po’ troppo giovani”? Perché non ne sapevano nulla? O perché erano pratiche sessuali socialmente accettate?

E’ interessante notare come, almeno negli Usa, la moralità funzioni come un pendolo, alternando fasi libertine a fasi puritane. Oggi il pendolo è sul lato del puritanesimo, ma fino a tre anni fa era su quello libertino. Nei primi anni 2000, un regista condannato di molestie su una minorenne, Roman Polanski, veniva acclamato alla notte degli Oscar con una standing ovation, come una vittima del moralismo: successe nel 2003. Oggi l’altrettanto acclamato Woody Allen ha addirittura difficoltà a distribuire il suo ultimo film per sospetti (nemmeno è iniziato il processo) di molestie. Epstein era pieno di amici che contavano, quando il pendolo della moralità era sul lato libertino. Adesso che è tornato all’improvviso sul lato puritano, tutti gli amici temono la distruzione della loro reputazione. Ma perché il pendolo si è spostato? Per Trump, ovviamente. Si è spostato quando i progressisti hanno visto che un uomo, che parla da maschilista e amante delle belle donne, ha battuto Hillary Clinton (quella che avrebbe dovuto essere la prima donna presidente, sogno di ogni femminista). E quindi il nuovo puritanesimo, paradossalmente, non arriva dalla destra religiosa, ma dalla sinistra progressista e femminista. Non parla di “peccato” (in cui non crede), non parla neppure di “morale” (che vuole distruggere), bensì di “oggettificazione della donna” e altre complesse terminologie sociologiche. Per questo, per totale assenza del senso di peccato, il nuovo puritanesimo potrebbe esaurirsi ben presto, durar solo lo spazio di un’amministrazione Trump.