a cura di Benedetta Frigerio
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Ucciso un sacerdote nelle Filippine, il terzo in sei mesi

Padre Richmond Nilo, della diocesi di Cabanatuan, nelle Filippine, è stato ucciso la sera del 10 giugno mentre stava per celebrare la messa nella cappella di Mayamot, un quartiere della città di Zaragoza. Due persone non ancora identificate hanno esploso da una finestra quattro colpi di arma da fuoco e poi sono fuggite a bordo di un auto. “La missione va avanti, non abbiamo paura – ha detto all’agenzia di stampa AsiaNews padre Giovanni Re, del Pontificio istituto missioni estere –  la notizia dell’assassinio di Padre Nilo ci ha colti di sorpresa. Non abbiamo idea di che cosa possa aver motivato questo omicidio né di chi possa averlo comandato”. Padre Nilo è il terzo sacerdote ucciso nelle Filippine negli ultimi sei mesi, dopo padre Marcelito Paeza, il 4 dicembre 2017, e padre Mark Ventura, lo scorso 29 aprile. “Aspettiamo che emergano le vere ragioni di queste uccisioni” ha aggiunto padre Re. Può darsi che, come in altri casi, l’attentato abbia a che vedere con l’impegno dei religiosi in difesa delle minoranze tribali e dei lavoratori. D’altra parte le accuse di coinvolgimento di sacerdoti in questioni di sesso e denaro, lanciate più volte dal presidente della repubblica Rodrigo Duterte, “possono aver contribuito – dice padre Re – a creare un clima di odio che sfocia negli omicidi. Questa serie di omicidi dimostra che qualcuno prova del risentimento nei confronti della Chiesa, in particolare dei sacerdoti”. Dall’inizio del 2018, i preti cattolici uccisi nel mondo sono 18, in media di uno ogni 9 giorni.