• EMERGENZA NAZIONALE IN USA

Trump: il muro s'ha da fare, con o senza il Congresso

Niente fondi per il muro al Congresso, scampato lo shutdown. Ma il muro al confine col Messico si farà comunque: è emergenza nazionale. Trump ha preso questa decisione, che sta già facendo impazzire l’opposizione. Per alcuni conservatori è un precedente pericoloso. Ma per le popolazioni del Sud degli Usa, l'immigrazione è vera emergenza.

Il muro sulla costa californiana al confine col Messico (quello che c'è già)

Il muro al confine col Messico si farà, è emergenza nazionale. Trump ha preso questa decisione, che sta già facendo impazzire l’opposizione.

Negli Usa si rischiava un nuovo “shutdown”, una chiusura delle funzioni del Governo federale dovuta a mancanza di fondi. Una mancanza di fondi dovuta, a sua volta, al mancato accordo sul budget: Trump voleva destinare 5,7 miliardi di dollari alla costruzione della barriera contro l’immigrazione clandestina dal Messico, i Democratici (che sono maggioranza alla Camera, da quest’anno) si oppongono. Il muro-contro-muro sul muro col Messico, insomma, è costato già 35 giorni di sospensione di tutte le funzioni pubbliche non essenziali e di lavoro gratuito (poi pagato con gli arretrati) per i dipendenti pubblici che dovevano svolgere funzioni essenziali. Una volta raggiunto un accordo temporaneo, festeggiato come una vittoria su Trump dall’opposizione dei Democratici, spettava a questi ultimi proporre un contro-piano sull’immigrazione. Giunti alla scadenza dei termini (alla mezzanotte di oggi), sarebbe dovuto iniziare un nuovo shutdown: niente accordo, niente fondi per il governo e le sue burocrazie. Così è stato il presidente ad aggirare lo stallo: dopo aver firmato l'accordo bipartisan anti-shutdown, che non include il finanziamento del muro, dichiarerà un’emergenza nazionale che gli consentirà di reperire fondi bypassando il Congresso. Lo ha annunciato, ieri sera, Mitch McConnel, capogruppo dei Repubblicani al Senato.

I Democratici non hanno affatto gradito. Non si tratta, infatti, di un compromesso, ma di un aggiramento della loro opposizione da parte del presidente. “Grande abuso di potere” e “atto fuorilegge”, tuonano dai banchi dell’opposizione. Nancy Pelosi, presidente della Camera, annuncia il ricorso alla magistratura, come ormai è consuetudine per l’opposizione negli Usa. E nel frattempo incita il Congresso a “difendere le nostre prerogative costituzionali”. Lo stato di emergenza può essere dichiarato dal presidente in caso di crisi e gli conferisce poteri esecutivi speciali. In questa circostanza, Trump giustificherebbe la proclamazione sulla base della crisi umanitaria al confine con il Messico dovuta all’ultima ondata migratoria e all’arrivo delle carovane di migranti dall’Honduras. In uno stato di emergenza, Trump attingerebbe i fondi per la costruzione del muro direttamente dal budget militare. Senza, dunque, passare dall’approvazione in Congresso di una legge ad hoc.

Secondo i Democratici, nel Sud degli Usa non c’è alcuna emergenza. Non rinunciando alla retorica contro le armi, anche in questa occasione, Nancy Pelosi ha dichiarato ieri che “la vera emergenza sono le pistole”. Anche in campo repubblicano, comunque, non mancano le critiche. “Il semplice fatto che non si riescono ad ottenere i fondi dal Congresso, non è un’emergenza nazionale – scrive Jonah Goldberg, editorialista conservatore di primo piano, sulla National Review – a prescindere dal fatto che si invochi la sicurezza nazionale e si parli di invasione”. Secondo Goldberg, che riflette il parere di non pochi Repubblicani conservatori che siedono al Congresso, “Questo è un regalo che, nel lungo periodo, stiamo facendo ai progressisti. Odiano l’ostruzionismo al Senato ed ora hanno un precedente facile da citare per dichiarare un’emergenza, quando un futuro presidente democratico non otterrà ciò che vuole dal Congresso”, ad esempio, il nuovo piano ecologista Green New Deal, che in futuro potrà essere giustificato dall’emergenza, considerando che “per i progressisti, il cambiamento climatico è ora moralmente equivalente a una guerra”.

Il fatto che si discuta sulla soggettività dell’emergenza, per alcuni solo percepita per altri reale, non toglie che Trump è stato eletto precisamente per costruire il muro e per fermare l’immigrazione clandestina. Ed è stato votato, specie negli Stati di frontiera, del Sud, perché l’immigrazione clandestina è vissuta, a tutti gli effetti, come un’emergenza. Come una massa di persone ospitate in ogni struttura pubblica e privata, scuole, palestre, parrocchie, ospedali e alberghi, coi servizi che rischiano di essere saturati. Nel mese di novembre, ad esempio, sono stati respinti o detenuti, in media, 2000 persone al giorno che provavano ad attraversare il confine illegalmente. Le emergenze si dichiarano normalmente in caso di calamità naturale o guerra, in questo caso non c’è né l’una né l’altra, ma almeno è legittimo parlare di crisi umanitaria? In Italia, con l’immigrazione dall’Africa, abbiamo avuto solo un piccolo assaggio del fenomeno che sta vivendo l’America. E già, in proporzione, abbiamo avvertito un’urgenza tale da ribaltare tutti gli equilibri politici tradizionali.