• VERSO LE ELEZIONI?

Tra pressioni europee e governi illegittimi

Crisi di governo: giorno 87. Dopo Angela Merkel, anche il commissario Ue al Bilancio, Gunther Oettinger, critica l'Italia. La tensione impazza, tanto che le istituzioni europee sono costrette a rettificare. Intanto in casa nostra si continua a discutere sulla costituzionalità o meno delle scelte di Mattarella. "Ad essere grave e illegittimo sarebbe il governo del Presidente". Parla il costituzionalista Prof. Antonio D'Andrea.

Salvini Mattarella

È definita da più parti la "crisi politica più grave della storia della Repubblica". Se ciò sia vero non si sa, ma quel che è certo, perché sotto gli occhi di tutti, è che la tensione non accenna a diminuire. "Colpo di stato finanziario", “dittatura”, "impeachment", sono tra le battute più morigerate che si consumano in queste ore sullo scenario politico italiano. Ieri poi – nel giorno 86 dal fatidico 4 marzo che ha raccolto il popolo alle urne - è successo un po' di tutto.

Per farla breve: Carlo Cottarelli ha lasciato il Quirinale senza sciogliere la riserva. Sembrava pacifico che il presidente incaricato uscisse dall'incontro al Colle con la lista dei ministri del "governo di servizio" – per intenderci quello che dovrebbe condurre il paese a prossime elezioni - ma tutto è finito in un nulla di fatto. E cosi, senza un nuovo governo incaricato, siamo passati al giorno 87 della crisi, cioè oggi, con la pedina tornata alla casella di partenza, cioè il Colle. Ma fin qui, tutto in regola, essendo che la mancanza di un governo è la regola stessa di questa sconsiderata crisi politica. Il peggio però ha ancora da venire e si è consumato, guarda a caso, proprio sul piano europeo.

Accade che, sempre ieri, il commissario Ue al Bilancio, Gunther Oettinger, se ne esce con la seguente: "I mercati e un outlook negativo insegneranno agli italiani a non votare per i partiti populisti alle prossime elezioni". Della serie, in questa crisi mancava giusto il ruolo “rieducativo” della finanza. Manco a dirlo: è scoppiato il putiferio.

Tralasciando i commenti di 5 Stelle e Lega che sono facilmente intuibili anche da chi non si sia dilettato nella loro lettura, l'indignazione è sgorgata in egual modo un po’ da tutte le parti: destra, sinistra e centro. Anche perché la battuta del tedesco si sommava alla già infelice uscita di Angela Merkel, la quale, lunedì, aveva messo in parallelo lo stallo politico e istituzionale italiano con la crisi che ha stritolato la Grecia nel 2015. Questa volta, però, persino le istituzioni europee hanno capito che “non era aria” e si sono affrettate a gettare acqua sul fuoco, scaricando il commissario. “Il mio appello a tutte le istituzioni europee: per favore rispettate gli elettori”, ha twittato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Seguito a ruota dal tweet dei vertici della Commissione Ue: “Compete agli italiani e soltanto a loro decidere sul futuro del loro paese, a nessun altro”. Come se poi, le crisi internazionali, avessero da “cinguettarsi” sui social network. Ma tant'è.

Il punto è un altro: a ben vedere, le parole di Oettering hanno subito riportato alla mente le fatidiche motivazioni con cui il nostro Mattarella ha rimandato al mittente il cosiddetto "governo del cambiamento". Viene da chiedersi: quei mercati finanziari che, a detta di Oettinger, non gradiscono le scelte degli italiani, sono gli stessi che non avrebbero gradito nemmeno quel Paolo Savona indicato dal governo giallo-verde come ministro dell'Economia? Non è dato a sapersi. Intanto, per oggi è previsto un nuovo incontro al Colle con Cottarelli e nuove possibili elezioni si avvicinano sempre più.

Questo quanto alla cronaca di giornata. Ora proviamo a capirci qualcosa di più, partendo da qui: in questi giorni si è discusso all’infinito sulla legittimità costituzionale o meno del gesto con cui Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha respinto la formazione del nuovo governo. Eppure il punto più critico e decisivo pare essere un altro: la comprovata incostituzionalità di un eventuale “governo del Presidente” guidato da Carlo Cottarelli.

Il perché ce lo spiega molto chiaramente il noto costituzionalista Antonio D’Andrea, professore ordinario dell’Università degli studi di Brescia. “Cominciamo col dire che – al di là della discutibile opportunità  – ciò che ha fatto il presidente Mattarella, può anche ritenersi legittimo dal punto di vista costituzionale. Ma non è questo il punto: la gestione della crisi è completamente sfuggita al “commissario della crisi di governo”  (il presidente della Repubblica, ndr). E’ la procedura di gestione della crisi che è stata errata e anomala: Mattarella ha lasciato fare, ha consentito che i partiti politici si muovessero liberamente senza esercitarne un diretto controllo e, soprattutto, senza che fosse chiaro chi, secondo lui, avrebbe dovuto guidare il governo. Infatti, l’incarico a Conte è stato conferito solo dopo e troppo tardi. Salvo poi, a giochi fatti, negare la nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia solo all’ultimo momento". Sembra quasi che sia intervenuto un elemento esterno, una volontà terza? "Ribadisco, questa non è la procedura ordinaria: la lista dei ministri che si presenta dovrebbe già avere il consenso del Capo dello Stato in quanto frutto di una fase interlocutoria con i partiti”.

Tutto "sbagliato", ma tutto in regola insomma? Non proprio perché secondo il Professor D’Andrea il rischio veramente grave di incostituzionalità c’è e sta da un’altra parte, ovvero nell’eventuale “governo del Presidente”: “Questo è esattamente il punto decisivo sul versante costituzionale. Nominare un governo dichiaratamente minoritario con il solo scopo di gestire le elezioni e sapendo esattamente che quel governo non otterrà il voto di investitura parlamentare è una scelta che il Capo dello Stato non può assolutamente consentire”. Il perché ce lo dice la Costituzione stessa che all’Articolo 94 recita: Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. “Ciò significa – spiega il costituzionalista - che i governi nascono e sono nominati dal Presidente della Repubblica quando hanno ragionevoli aspettative di ottenere il voto di fiducia e non quando il governo che si nomina si sa già con certezza che non otterrà il voto di fiducia. Questo è il punto dolente sotto il profilo costituzionale e c'è veramente da augurarsi che non si arrivi a nominare un governo minoritario con questi presupposti”.

Anche perché non ce ne sarebbe affatto bisogno potendo tranquillamente gestire il voto lo stesso governo Gentiloni. “Un governo che nasce minoritario, senza il voto di fiducia delle camere che gli conferiscono i pieni poteri per agire – continua d'Andrea - è un governo che non può fare niente, non è legato da nessun vincolo con le camere perciò non può nemmeno utilizzare la leva della legislazione. Sarebbe un governo votato solo all'ordinaria amministrazione. Dunque, non si capisce perché l'attuale governo non possa fare ugualmente?

In poche parole si tratterebbe di un paradosso incostituzionale: “respingere un governo scelto dalle forze politiche che hanno vinto le elezioni e che avrebbe la maggioranza certa in Parlamento, per proporre un governo minoritario, non eletto e senza la maggioranza. Questa sì che sarebbe una mossa illegittima. A che scopo?” Ci auguriamo di non doverlo scoprire.