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The Nun, l'horror cattolico che dà ragione alla Chiesa

Spopola nelle sale The Nun, film horror che ha una peculiarità: si tratta di una storia totalmente cattolica, che per avviarsi a lieto fine non ricorre a magie e ingarbugliamenti pseudoesoterici o, peggio, occultistici, bensì fa larghissimo uso della preghiera e di reliquie.

C’è un film che attualmente sta spopolando nelle sale di tutto il mondo. E fin qui, direte voi, nulla di strano, perché di film spopolanti nelle sale e al botteghino ce ne sono spesso. Il fatto è che The Nun ( «La Suora») è un film horror, e non è affatto usuale che il genere abbia andamenti strepitosi come questo. Ma allora che cos’ha di speciale? Diciamo subito che si tratta del prequel alla saga di The Conjuring («L’Evocazione»), i due film in cui Patrick Wilson e Vera Farmiga interpretavano i coniugi Ed e Lorraine Warren, a lungo consulenti della Chiesa cattolica statunitense.

Lei, anziana ma ancora vivente, è una sensitiva cattolica. Lui, scomparso nel 2006, era l’unico laico ufficialmente autorizzato a compiere esorcismi. Della loro comprovata (e totalmente gratuita) competenza si giovava la gerarchia ecclesiastica americana per ricerche preventive su casi di sospetta presenza demoniaca. I due, cioè, dovevano appurare se il caso era realmente serio o si trattava di suggestione, trucchi, coincidenze.

La Chiesa, infatti, sempre guardinga e timorosa delle reazioni della stampa laica, li mandava in avanscoperta. Solo se i due riportavano prove concrete i vescovi mandavano e autorizzavano gli esorcisti in talare. Il loro più celebre caso fu quello della casa infestata di Amityville, anche questo portato con successo sullo schermo. In The Nun, invece, la storia è completamente inventata, ma rimane, e deve farlo, negli stilemi e sulla falsariga delle storie, vere, di cui vuole essere l’antefatto. Non diremo la trama, per non togliere il gusto della visione, solo che un demone particolarmente potente, Valak, ha l’unica via di accesso a questo mondo sigillata in un monastero femminile in Romania.

Nel 1952 il suicidio altamente improbabile di una suora là residente convince il Vaticano a indagare. Vengono mandati il prete esorcista padre Burke (l’attore Demian Bichir) e la novizia Irene, che ha avuto alcune premonizioni. Quest’ultima è interpretata, con scelta intelligente, dall’attrice Taissa Farmiga, sorella minore di Vera e fortemente somigliante alla futura signora Warren dei due film The Conjuring. Ora, cos’ha di speciale il film The Nun da meritare un commento su questo giornale?

Il fatto è che si tratta di una storia totalmente cattolica, che per avviarsi a lieto fine non ricorre a magie e ingarbugliamenti pseudoesoterici o, peggio, occultistici, bensì fa larghissimo uso della preghiera e di reliquie. In una scena, per esempio, vengono recitate decine e decine di avemarie in latino. E’ dai tempi de L’Esorcista di William Friedkin, del 1973, che Hollywood si è accorta che quando ci sono diavoli di mezzo l’unica attrezzata per combatterli è la Chiesa cattolica.

Ma se ne era accorto perfino il laico Bram Stoker, che per affrontare il suo Dracula faceva ricorso al belga Van Helsing, cattolico. Significativo il fatto che, in The Nun, la novizia, per prepararsi allo scontro finale col demone, capisca che deve attrezzarsi meglio. Così, decide di prendere i voti e consacrarsi a tutti gli effetti, cerimonia a cui provvede su due piedi il prete nella cappella del monastero. E le formule pronunciate sono tutte in latino. Singolare, infine, che debba essere un film dell’orrore a ricordare alla Chiesa cattolica quale potenza essa possa esplicare nei confronti delle forze del male. Ce lo vedete un film horror in cui il prete indossi una casula arcobaleno e faccia il progressista? Ricordate la lezione de L’Esorcista? All’inizio il giovane gesuita vestiva in borghese e suonava il piano a un party; il film si chiude con lui diventato serio, e in abito nero col collarino bianco.