• TRENO DELLA DISCORDIA

Tav: governo diviso. Non è caduto, ma i veleni restano

Ieri al Senato è andato in scena l’ennesimo scontro interno al governo, con Lega e Cinque Stelle a cantarsene di santa ragione sulla Tav. Bocciata la mozione contraria del M5S, Salvini e Toninelli si sono rimproverati a distanza. Il governo non cadrà ad agosto, perché da oggi il Parlamento è in ferie. Ma i veleni lasciano traccia. 

Il voto sulla mozione del M5S (bocciata)

Ieri al Senato è andato in scena l’ennesimo psicodramma dell’era gialloverde con Lega e Cinque Stelle a cantarsene di santa ragione sulla Tav. In un clima incandescente l’aula di Palazzo Madama ha votato le varie mozioni sulla Torino-Lione. Quella del Movimento Cinque Stelle, contraria all’opera, è stata bocciata con 181 no e 110 si. Ai voti grillini si sono sommati quelli dell’estrema sinistra, da sempre contraria all’opera. Il Senato ha invece approvato tutti i documenti favorevoli alla realizzazione dell’Alta Velocità, certificando l’esistenza di un’ampia maggioranza trasversale che va dalla Lega al Pd, da Forza Italia a Fratelli d’Italia e che è favorevole alla prosecuzione dei lavori della Tav, nel rispetto degli accordi sottoscritti con la Francia.

La sceneggiata di ieri, con i Cinque Stelle costretti a difendere a spada tratta il loro storico no alla Torino-Lione per non perdere definitivamente la faccia con i loro elettori, allarga il solco tra i due alleati di governo e pone le basi per un agosto rovente che lascia aperti scenari di crisi. Il botta e risposta a distanza di ieri mattina tra il Ministro dei trasporti, Danilo Toninelli e il vicepremier Matteo Salvini ha contribuito a esacerbare gli animi al momento del voto in aula, dando fuoco alle polveri delle polemiche e delle rivendicazioni. Toninelli ha confermato di aver votato no all’opera e ha definito il Capitano «un nano che lavora sulle spalle dei giganti». La replica di quest’ultimo non si è fatta attendere: «Gli insulti di Renzi, della Boschi e del Pd mi divertono, gli attacchi quotidiani dei 5 stelle mi dispiacciono. Come si fa a lavorare così?».

Per tutta la giornata di ieri si sono rincorse voci di dimissioni del Premier, dopo che il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo aveva preannunciato “conseguenze politiche” a causa del voto contrario dei Cinque Stelle alla realizzazione della Tav. Ieri pomeriggio Matteo Salvini ha annullato alcuni comizi elettorali mentre il leader politico pentastellato, Luigi Di Maio ha convocato in serata i gruppi parlamentari, ufficialmente per parlare di riorganizzazione del Movimento e non di possibile crisi di governo. Le opposizioni hanno chiesto a gran voce al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte di salire al Quirinale per dimettersi, ma da Palazzo Chigi con un comunicato ufficiale si è tenuto a precisare che il voto su un’opera pure importante come la Tav non era un voto sul governo. D’altra parte da tempo si sapeva che i lavori per la costruzione dell’Alta Velocità non si sarebbero potuti fermare e che rinunciare all’opera costerebbe di più che portarla a termine. Evidente però l’imbarazzo dei grillini, che hanno dovuto già ingoiare altri rospi come il Tap in Puglia e l’Ilva di Taranto e ora si vedono costretti a chiedere nuovamente scusa ai loro elettori per non aver mantenuto le promesse elettorali.

Quando la Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati ha suonato la campanella per augurare a tutti i senatori buone vacanze, c’è stato il consueto fuggi fuggi e probabilmente nessuno più, dopo l’abbronzatura estiva e il mese abbondante di vacanze (il Parlamento riapre i battenti lunedì 9 settembre), ricorderà le schermaglie assai aspre di queste ultime ore su decreto sicurezza bis (lunedì) e Tav (ieri). Rimane però il dato politico di un governo diviso su tutto, perfino sulle nomine da fare alle Authority. Si è dovuto addirittura prorogare di altri due mesi per decreto l’attuale Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, scaduto a giugno, perché i vertici di Lega e Cinque Stelle non riescono a trovare la cosiddetta quadra sui nomi da designare e far votare dai due rami del Parlamento.

Probabilmente il governo nel mese di agosto non cadrà ma c’è da scommettere che i colpi bassi non mancheranno e qualche boutade estiva animerà un dibattito che sembra scaldare gli animi più sui social che non nella vita reale. Da tempo la politica appare distante dalla vita concreta di tutti i giorni e, al di là del giudizio su questo esecutivo, anche le opposizioni stanno recitando una parte. Dicono di voler andare a elezioni anticipate ma in realtà sanno che perderebbero altri consensi rispetto al marzo 2018 e quindi tirano a campare sperando che la pacchia di uno scranno parlamentare duri il più possibile. In questo momento solo Matteo Salvini può avere interesse a intascare il dividendo elettorale delle vittoriose battaglie su migranti e sicurezza e potrebbe alzare il prezzo, dettando l’agenda di governo e, in caso di resistenza grillina, rovesciando il tavolo e provocando l’interruzione anticipata della legislatura.

Bisognerà però capire quanto spazio ci sia per andare a votare in autunno inoltrato, cosa mai successa in Italia, o nel febbraio 2020. La prossima manovra finanziaria che dovrà essere approntata tra settembre e ottobre sarà decisiva per capire chi comanda ora nel governo e quanto la frattura Lega-Cinque Stelle sarà sanabile quando si discuterà di tasse, lavoro e altri provvedimenti destinati a incidere concretamente sulle tasche dei cittadini.