• PAOLO IL CALDO

Sorpresa: per gli "eco-ballisti" siamo già tutti morti

Ricevo dal caro amico Carlo Lombardi, fisico con cattedra al Politecnico di Milano, alcune considerazioni su una comunicazione di un inutile e parassitario organo comunitario, l’Agenzia Europea per l’Ambiente. Questa piazza l’Italia, attribuendole poco meno di 85.000 morti l’anno per cause ambientali. Una bufala

Paolo Togni

Gli articoli che scrivo danno luogo ad un certo scambio di corrispondenza con alcuni cortesi lettori, con i quali siamo in genere d’accordo sul giudizio da dare in riferimento a fatti e opinioni riportati dai mezzi di comunicazione. In questo contesto, ricevo dal caro amico Carlo Lombardi, fisico illustre con cattedra al Politecnico di Milano, alcune considerazioni su una recente comunicazione di un inutile e parassitario organo comunitario, l’Agenzia Europea per l’Ambiente. L’Aeapiazza l’Italia, attribuendole poco meno di 85.000 morti l’anno per cause ambientali (polveri sottili, composti dell’azoto, ozono, e per fortuna che non ci hanno messo l’anidride carbonica o il malocchio), al primo posto nell’Unione Europea per numero di morti causati da inquinamento atmosferico. 

Notizia che determina qualche dubbio, e che Carlo Lombardi ha smontato con poche considerazioni di tipo statistico che mi proverò a ripetervi. Poiché i decessi totali sono in Italia circa 600.000 per anno, i numeri dati dall’Ue significherebbero che in Italia una persona ogni sette muore per cause ambientali. Ma occorre tener presente che solo un terzo della popolazione, più o meno, vivendo in zone inquinate è sottoposta ai fattori che le determinano, e quindi risulterebbe che l’inquinamento ucciderebbe ben 85.000 italiani sui circa 200.000 morti provenienti da queste zone, provocando quindi un decesso per cause ambientali ogni 2,35 morti nelle aree inquinate d’Italia. 

Vi pare credibile un dato di questo genere, per di più assunto come veritiero in assenza del necessario, affidabile supporto di studi epidemiologici? Con la storia del pollo Trilussa docet: le statistiche vanno usate con cognizione e cautela, e vanno interpretate solo da professionisti della materia; in questa categoria non rientrano né i funzionari della Aea, né i giornalisti disinformati che ne riprendono gli sproloqui, né i magistrati. Per quest’ultima categoria l’affermazione appare pienamente fondata anche solo ricordando la vicenda della Radio Vaticana, nella quale a motivare una sentenza ridicola fu posto un dato – asserito a torto statistico, in effetti casuale – relativo a casi di tumore, dimostrato secondo il giudice da due casi riscontrati contro uno statisticamente prevedibile in relazione al numero di cittadini considerato. Ora, un numero di casi così basso, come ogni statistico serio può confermarvi, non può essere considerato un riferimento da utilizzare seriamente a fini statistici. (Un altro caso di uso distorto delle statistiche si verifica poi, per esempio, nel campo nucleare, quando per semplicità o per errore si assume che una stessa dose di radiazioni distribuita su poche o tante persone produca lo stesso numero di morti). 

Comunque la notizia (notizia?) degli 85.000 morti a causa dell’inquinamento e del primato italiano nel settore è comparsa in forte evidenza su tutti gli organi di comunicazione, ingenerando disagio e paura in quegli italiani che se ne nutrono acriticamente. Ma c’è anche di peggio: l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha aggiornato quelli che chiama “fatti”, e che sono solo valutazioni e ipotesi, in occasione della Cop 21 di Parigi. Nell’ultima versione si leggono “informazioni” davvero allarmanti: si parla di un aumento di 250 mila vittime all’anno tra il 2030 e il 2050 per motivi ambientali se non si metterà un freno al surriscaldamento globale. I soggetti più a rischio sarebbero ovviamente bambini, anziani e persone con situazioni cliniche preesistenti, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo dove le strutture sanitarie non sono sufficienti o sufficientemente attrezzate. Secondo le risibili previsioni di questi soloni, saranno 38 mila in più le morti dovute ai colpi di calore (in particolare anziani), 48 mila quelle dovute a dissenteria, 95 mila per malnutrizione infantile, e 60 mila quelle causate da malaria, che grazie all’accrescimento dell’habitat delle anofele si diffonderà sempre di più. 

A proposito di malaria, non sarà superfluo chiedersi come mai il bando pronunciato contro il Ddt, esclusivamente a causa di bassi motivi commerciali, e che ha provocato centinaia di migliaia di morti, non sia stato ancora ritirato. Poiché poi l’aumento delle temperature influisce anche sulla qualità dell’aria, facendo aumentare le concentrazioni di ozono e di altre sostanze inquinanti, da questo deriverebbero gravi conseguenze sulla salute di chi vive nelle zone più colpite. Afferma l’Oms che ogni anno l’inquinamento dell’aria provocherebbe 7 milioni di morti che in presenza di un ambiente sano potrebbero essere evitate. Molte forme di allergia sono poi causate dal polline e dalla presenza di allergeni, che aumentano in presenza di temperature più elevate: questo farebbe aumentare il numero delle persone ammalate di asma, che attualmente sono 300 milioni. 

Ma non basta, perché le alluvioni più frequenti provocherebbero la contaminazione delle riserve di acqua dolce, e causerebbero annegamenti, lesioni fisiche e danneggiamento di case e servizi medici e sanitari; d’altro canto la siccità comprometterebbe l’igiene e la produzione agricola. La siccità inoltre porterebbe carestie, malnutrizione e denutrizione, situazioni che al giorno d’oggi uccidono 3,1 milioni di persone ogni anno. L’Oms inoltre sottolinea in definitiva che ridurre le emissioni significa ridurre l’incidenza di malattie e la mortalità dovuta all’inquinamento: un bel salto logico, che dà per dimostrato quello che dimostrato non è, cioè l’origine antropica del riscaldamento, e riferisce apoditticamente a questo fenomeno una serie di conseguenze tutte da dimostrare.

L’impressione è che l’Oms, in presenza di un ingente giro di denaro, voglia farsi avanti per assicurarsene una fetta; e fin d’ora si prenoti per gestire almeno una parte dei 5/10 miliardi di dollari l’anno che i promotori dell’accordo di Parigi già progettano di potere spendere. La manovra non è nuova, e per portarla a termine con successo, l’Oms dovrà solo seguire l’esempio dei fratelli maggiori dell’Ippc. Come si può vedere, tutti i mezzi sono buoni per portare acqua al mulino degli oscurantisti/catastrofisti e soldi alle loro organizzazioni, e tutti vengono usati; i professionisti dell’ecocatastrofismo seguitano a macinare notizie false e false interpretazioni di notizie vere, al fine di far accettare le castronerie che vanno raccontando. Io non ci casco, e voi?