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Sorpresa negli Usa: cala il gradimento Lgbt tra i giovani

Nonostante le insistite campagne mediatiche e l’appoggio di quasi tutti i cosiddetti vip, a partire naturalmente da quelli di Hollywood, il gradimento della galassia Lgbt arretra. E arretra, manco a dirlo, proprio là dove dovrebbe in teoria crescere: tra i più giovani. Sono le risultanze, oggettivamente esplosive, di un’indagine realizzata da Harris Poll per conto di Glaad, un'organizzazione no-profit di attivismo Lgbt, e finalizzata a mettere a fuoco il grado di «accettazione» delle persone Lgbt, per l’appunto.

Più precisamente, con questa indagine è emerso come tra i giovani americani, quelli cioè di età compresa tra i 18 e i 34 anni, il 36% di essi sarebbe a disagio nell’apprendere di avere un familiare gay o trans: una percentuale di ben 7 punti più elevata rispetto a quella registrata nel 2017. Secondo la rilevazione demoscopica, è aumentato - sempre di 7 punti percentuali - anche il disagio nello scoprire che il proprio medico sia Lgbt, mentre lo sconcerto nel sapere il proprio figlio reduce da una lezione scolastica sulla storia arcobaleno pare sia lievitato addirittura di 9 punti percentuali. Anche il numero di giovani statunitensi che hanno a che fare o comunque interagiscono con persone Lgbt è sceso, dal 2017 al 2018, dal 53 al 45%; e pensare che questa percentuale, nel 2016, era addirittura del 63%.

Ora, che cosa sta succedendo? Negli Usa sta forse crescendo un’ostilità verso gay, lesbiche e trans? E se così non è, come si spiegano queste evidenze statistiche? Sono interrogativi che davanti ai dati poc’anzi ricordati è oggettivamente difficili non porsi, anche perché sono rappresentativi di un vero e proprio paradosso.

Alludiamo al paradosso per cui da un lato - come gli stessi rappresentanti di Glaadricordano - nel mondo giovanile le tendenze Lgbt tendono a diffondersi mentre, dall’altro, tra gli stessi giovani americani, come si è visto, si diffonde un senso di diffidenza che, per usare un linguaggio politicamente corretto, potrebbe essere definito di «omofobia». Dunque, come si spiega il misurato calo dell’«accettazione» delle persone Lgbt nella società statunitense?

Per rispondere a questa domanda, si possono naturalmente avanzare solo delle ipotesi. Esse sono almeno un paio. La prima concerne la possibilità che il gradimento verso le persone non eterosessuali non sia mai stato più elevato rispetto ad oggi: semplicemente, prima dell’avvento di quel ciclone politico che risponde al nome di Donald Trump, e quindi durante l’era Obama, chi nutriva certi pensieri aveva, per ragioni immaginabili, più timore a dirli.

Viceversa, con l’avvento della stagione populista è emerso chiaramente come certe rivendicazioni - fra cui quelle Lgbt - rispondono solo a simpatie elitarie, che nulla hanno a che vedere con i reali problemi di tutti i giorni delle persone. Accanto a questa, esiste però anche una seconda ipotesi rispetto al mutato atteggiamento verso il mondo arcobaleno. Questa ipotesi, alternativa ma in teoria anche complementare alla precedente, riguarda quella che potremmo definire una saturazione mediatica Lgbt.

Come noto, infatti, non c’è più film, serie tv, festival musicale, neppure cartone animato ormai, dove chi è gay o trans - oltre a essere onnipresente - non sia presentato come particolarmente abile, brillante, intelligente, con un’evidente forzatura rispetto alla realtà delle cose. Ebbene, alla lunga tutto ciò può aver generato nei giovani, i quali sono in assoluto i più esposti all’indottrinamento in corso da anni, un senso di rigetto che, in questa mutata stagione culturale populista, essi non temono più di rivelare. È il cambiamento, bellezza.