• IL RITORNO DEL MOLLEGGIATO

Sesso, ecologia e rock: il Vangelo secondo Adriano

Sesso più o meno ogni tre minuti nel cartoon che segna il ritorno sul grande schermo del Molleggiato. E' la religiosità alla Celentano che salva poco del mondo moderno, tranne l’ecologia, il rock e il sesso.

Sesso «più o meno ogni tre minuti», scrive Francesco Prisco su «Il Sole 24ore». E che c’è da stupirsi, visto che i disegni del cartoon  Adrian sono di Milo Manara? Il quale è un fumettista cult non tanto perché è bravo (di bravi in Italia ne abbiamo parecchi) quanto per la sua predilezione per l’eros.

Quando, dopo mesi di battage pubblicitario anticipatorio, ho realizzato che la produzione aveva ingaggiato lui, ho subito capito come sarebbe andata a finire. Leggo che sono stati impiegati mille animatori. Ma come, nell’era del computer i disegni vengono ancora animati a mano come nel disneyano Biancaneve del 1935? Boh.

Certo, lo sforzo deve essere stato non di poco conto: Vincenzo Cerami alla sceneggiatura, gli allievi della Scuola (di scrittura creativa) Holden di Baricco, musiche di Nicola Piovani (premio Oscar), cento tecnici, ben undici anni di gestazione. Per poi farsi subissare dalla fiction di Rai1 La compagnia del cigno (con meno sesso, però ce n’è) e dallo stantio Ultimo tango a Parigi su Rai2 (col sesso al burro)? Per il resto, le celentanate ci sono tutte, dalla Via Gluck al Mondo in mi7.

Nell’anno 2068, centenario significativo, il protagonista fa il vendicatore e/o il giustiziere con tanto di fisico palestrato. La vocazione messianica già evidenziata nel film Joan Lui, in cui Celentano fa il messia ritornato sulla terra nel 1985, trovando che il suo sacrificio non è servito a niente. La Milano cupa e grigia e cementificata di un altro suo film, Yuppi du, di dieci anni prima. Il sesso come rifugio in un mondo disumanizzato dalla tecnologia («…un calcio alla tivù / solo io, solo tu / soli, le briciole nel letto…»).

E poi il consumismo, i rifiuti, un regime plumbeo, eccetera. Nel pre-cartoon c’è un’Arca di Noè (ma il copyright era di Sergio Endrigo, che la cantò a Sanremo insieme a un’improbabile Iva Zanicchi), un Bar Chiesa sullo sfondo, due comici  vestiti da frati. Insomma, Celentano c’è tutto, ed è giusto che sia così visto che si parla di lui.

Fu il primo Vip dello spettacolo italiano a convertirsi a un cattolicesimo più intenso, e la cosa ai suoi tempi fece scalpore. In tempi recenti plaudì alla novità rappresentata da papa Francesco ma nel 2017 lo bacchettò per il di lui scetticismo su Medjugorje. Tuttavia, anni fa, durante un suo show televisivo con tanto di ballerine scosciate, rispose alla telefonata di un telespettatore che avanzava qualche riserva sul mix religione&ballerine che aveva visto/udito in diretta.

Lui rispose, coerentemente, pressappoco così: «Anche le belle ragazze le ha fatte il Signore, perché non si devono guardare?». Coerentemente, sì, con una religiosità alla Celentano che salva poco del mondo moderno, tranne l’ecologia, il rock e il sesso. Il suo direttore spirituale, all’epoca della conversione, era il famoso padre Ugolino, da poco scomparso, che faceva apostolato tra i Vip dello spettacolo.

Fu una direzione insufficiente o era il diretto il problema? Ai posteri l’ardua sentenza. Eh, un tempo i convertiti andavano a chiudersi in qualche monastero di clausura o si imponevano penitenze asperrime. Oggi è diverso, a quanto pare, e bisogna accettare, tanto per restare in tema, quel che passa il convento.

Come ricorda «Il Sole 24ore», nel 1968 (il cartoon è ambientato nel centenario) Celentano cantava «Tre passi avanti e crolla il mondo beat / una meteora che fila e se ne va». Un verso di questa canzone diceva: «…resta pulita come tu sei / quando arrossivi nel guardare gli occhi miei…». Sono passati cinquant’anni e la previsione si è rivelata farlocca.

Se può consolarci, nello stesso periodo anche il francese Johnny Halliday disquisiva in musica su «capelli lunghi, idee corte». Prisco: «Non che l’81enne ex Ragazzo della via Gluck in 60 anni di carriera di passi falsi non ne abbia mai fatti, anzi». Vabbè, come dice Bennato, sono solo canzonette…