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Scandalo al Gay Pride: Asia Argento bacia un uomo

Chi lo avrebbe detto che l’atto più provocatorio dell’ultimo Gay Pride sarebbe stato un bacio appassionato fra un uomo, (il sig. Vladimiro Guadagno) e una donna, (la sig.ra Asia Argento)? Nel Gay Pride fa ormai scandalo solo la normalità. I romani subiscono in silenzio, ma poi si preparano a rispondere nel segreto dell'urna

Asia Argento e Vladimiro Guadagno (Luxuria) al Gay Pride di Roma

Ve lo avevamo detto di mettervi comodi e di aprire il sacchetto dei pop corn: lo spettacolo vero sta cominciando adesso. Dopo l’asterisco per elidere il genere dei sostantivi, dopo il pronunciamento Unesco contro le molestie alle assistenti vocali robotiche di Amazon e Microsoft, vi avevamo avvertito che il circo stava per proporre i numeri migliori.

Chi lo avrebbe detto, infatti, che l’atto più oscenamente provocatorio dell’ultimo Gay Pride sarebbe stato un bacio appassionato fra un uomo, (il sig. Vladimiro Guadagno) e una donna, (la sig.ra Asia Argento)? Vladimiro, Vladimiro, un po’ tardi, ma sei giunto anche tu ad assaporare glabri e dolci baci femminili. Che ti sei perso fino ad oggi, eh? Tornano in mente i versi del Cantico dei Cantici: “Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino. Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome”. Se le emozionanti nuove scoperte di Vladimiro non fossero degne dei titoli di testa del Vernacoliere, ci sarebbe da considerare tristemente come i due protagonisti, dopo aver più o meno orgogliosamente sperimentato erotismi con individui dello stesso sesso, con oggetti inanimati, con minorenni e con animali (nel caso della Argento), siano giunti, alla fine, a scandalizzare con il più banale dei baci, quello fra un uomo e una donna adulti e maturotti.

Involontariamente, i due campioni del nostrano scandalismo all’amatriciana hanno fornito il messaggio secondo cui, è la normalità, oggi, ad essere divenuta eccezionale. Ma le chicche prodotte dall’orgoglio arcobalenato non finiscono qui. Nelle sue vaporose interviste, Guadagno è riuscito a dire che “Se c’è stato qualcuno che aveva tutto il diritto di indossare delle divise meravigliose questi erano i Village People” e che quindi Salvini, (che con grande originalità è stato raffigurato truccato in vari cartelloni) doveva smetterla di indossare le giubbe dei Vigili del Fuoco o dalla Polizia di Stato. Vladimiro ha poi terminato intonando “Y.M.C.A.” con relativo balletto.

A parte queste uscite, ciò che emerge da tali dichiarazioni è come divenga sempre più stretto il legame suicida tra omosessualismo e accoglientismo. Eh sì, perché l’islam che si sta diffondendo demograficamente in tutta Europa, opera cui collaborano volenterosamente i nostri, non si prefigge esattamente come primo obiettivo la cultura dei “diritti” Lgbt. Mah? “Prima ancora di dichiararmi orgogliosa – ha continuato Luxuria -  di essere gay, lesbica, trans, di essere (noi) bisessuali, intersex, oggi siamo qui per dire di essere orgogliosi di essere umani, di restare umani che significa salvare le vite umane perché una vita umana è più importante di una merce. E in nome di una merce non puoi ammazzare un’altra vita umana, sgranando al contempo il rosario e bestemmiando sul quinto comandamento “Non uccidere”. Con questa stoccata finale, anche il Gay Pride si è dunque auto-arruolato in quella specie di operosa Organizzazione Todt dedita a procacciare voti per i sovranisti. Basti pensare al cartellone esposto durante il Pride con la Madonna che schiaccia sotto il piede Salvini, icona che avrà sortito, da sola, circa 100-150.000 voti di simpatia per il barbuto ministro dell’Interno.

Per il ciclo “Zappa sui piedi”, anche Leonardo da Vinci non è passato indenne in un simpatico cartello: “Leonardo, il più grande genio della storia dell’umanità non era italiano, era frocio”. (“Come se le due cose fossero in antitesi”, come ha ironizzato la Meloni sui social). Quanti concittadini saranno stati contenti di sentire nominato con quell’appellativo il nostro immenso scienziato-artista? Perché non si è pensato anche a qualche insulto verso Dante Alighieri? Dopotutto non era stato tenero con Ser Brunetto Latini, inserendolo fra i sodomiti nel girone dei violenti contro Dio. Anche le famiglie italiane si saranno sentite gratificate dalla scritta “E’ tutta colpa degli etero che fanno i figli froci”. Un epiteto che la categoria rifiuta furiosamente quando viene attribuito da altri, ma del quale, paradossalmente, amano fregiarsi. Chissà perché.

Ciò che appare sconcertante è la sterile incapacità di rinnovarsi di questi gruppi. Anzi, col bacio etero, passato ridicolmente per la grande novità del 2019, paiono trovarsi sulla via dell’involuzione. Possibile che non si rendano conto che questa manifestazione non produce nessun entusiasmo se non quello artefatto proposto dai giornaloni? Noi c’eravamo: la cittadinanza romana ha vissuto la carnevalata come un rito stantio e privo di qualsiasi appeal. Ha sopportato l’abituale processione di gente seminuda e imparruccata registrandone, come unico contributo, il blocco del trasporto pubblico. L’unica nota di solidarietà pareva esprimersi verso gli anziani poliziotti di servizio, facce segnate e rassegnate sotto il sole cocente nell’atmosfera caldo-umida.

Dal micro al macro, si ripete un copione ormai abituale: pochi esagitati che fanno un gran chiasso, molti media che ne fanno il doppio e poi la maggioranza silenziosa dei cittadini che li purga senza pietà in cabina elettorale. “E’ l’emotività bellezza”, potremmo dire parafrasando Humphrey Bogart: quando ci si lascia trascinare dalle passioni senza riflettere, che sia l’odio isterico per Salvini o lo speculare, compulsivo amore per i migranti, non ci si accorge di star lavorando per l’avversario. E così si va a sbattere, come avvenuto il 4 marzo. Il binomio omosessualismo-immigrazionismo non paga,  la Cei ne ha fatto le spese, ma per ora nessuno sembra che si sia reso conto. Meglio così, basta sedersi e continuare a sgranocchiare pop corn.