• IL CASO SEA WATCH

Poveri migranti: ostaggi sì, ma del cinismo buonista

La Cedu respinge il ricorso della Sea Watch3, che vuole a tutti i costi sbarcare i 43 clandestini a Lampedusa. L'obiettivo non è umanitario, ma politico: dimostrare che Salvini si può battere. E il video diffuso ieri dalla ong è la prova della strumentalizzazione di questi poveretti per interessi di bottega: usarli come "scudi umani", giocando sulla loro pelle, con emotività e attraverso bugie mediatiche, non è affermare il loro rispetto, ma la loro futura solitudine. È questa la cinica danza macabra buonista che le ong alimentano, la Sinistra sostiene e la Chiesa scambia per carità. 
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È proprio vero: bisogna far cessare le speculazioni, far sbarcare in migranti della Sea Watch è una questione di civiltà, come dice don Luigi Ciotti. Peccato però che questi appelli vadano rivolti non al governo italiano, ma al comandante della nave battente bandiera olandese e appartenente alla Ong tedesca Sea Watch. È lei, l’indomita capitana idolo delle Sinistra e dei preti barricaderi, che deve far sbarcare quei clandestini al sicuro dopo averli raccolti in mare.

Il video che da ieri pomeriggio sta girando ossessivamente sui social per intenerire l’opinione pubblica lo dimostra in tutta la sua evidenza. Ritrae un giovane migrante che dice di essere stanco, di non potersi muovere perché la nave è piccola, di sentirsi prigioniero. E fa appello all’umanità perché l’Italia non vuole accoglierlo. Non sappiamo nulla di lui, il suo nome, la storia, perché è salito a bordo, ma sappiamo quale grande inganno si gioca sulla sua pelle.

Si gioca cinicamente sull’emotività e su una grande bugia mediatico buonista. Nessuno ha detto a quel poveretto che l’Italia e gli altri Paesi europei hanno leggi che distinguono tra migrante e rifugiato e che il fatto che lui si trovi a bordo di quella nave è funzionale non al suo futuro, ma al suo sfruttamento e alla sua solitudine e alla sua insicurezza, visto il business che l’immigrazione rappresenta oggi in Europa e viste le fragili maglie con le quali vengono trattenute queste persone in suolo italico.

L’Italia, col Decreto sicurezza bis, ha tra l’altro approvato una legge che impedisce questi sbarchi fatti in violazione delle leggi internazionali e a firmarla è stato il presidente della Repubblica in persona. Ed è normale che anche la Cedu, cui la Sea Watch si era rivolta, abbia respinto ieri il ricorso confermando in buona sostanza la bontà dell’azione di governo.

L’Italia, per quelle 43 persone non può fare più di quanto non stiano facendo tutti gli altri Paesi europei, che i porti ce li hanno ben aperti, ma la nuova eroina dei giornali, Carola Rackete, ignora. Lei è pronta a forzare il blocco e sbarcare quei poveretti a Lampedusa, contravvenendo così a una legge nazionale, ma se ne è guardata bene in questi 13 giorni dal fare rotta verso i mari del nord e portare la nave in Olanda o in Germania.

Ovvio, perché sa che nessuno in quei Paesi, che pure sono i civilissimi Paesi che hanno “armato” questa ong, accoglierebbe i 43 occupanti la Sea Watch. Eppure, anche in Germania – paese dove ha sede la ong – ci sono ben 50 comuni resisi disponibili ad accogliere i migranti. Ma fin là non ci vuole arrivare, la nave. Nei 13 giorni in cui ha stazionato davanti alle coste di Lampedusa, la Sea Watch avrebbe potuto già comodamente approdare in sicurezza sulle coste tedesche e far sbarcare i 43 occupanti.

Tutto si sarebbe risolto, la Germania avrebbe fatto partire per loro il programma di richiesta di asilo e nessuno si sarebbe più ricordato di loro. Invece no, non in Olanda, non in Germania, ma in Italia devono sbarcare, i poveretti usati in video come "scudi umani". E i video commoventi che stanno girando puntano a presentare l’Italia come il cattivo delle fiabe.

D’altra parte, Matteo Salvini il ruolo del cattivo se lo è disegnato bene: “Possono stare qui fino a Natale”, ha detto. Insomma, neppure un personaggio uscito dalla penna di Dickens potrebbe apparire così "crudele". Ma così non è. Però tutto serve alla narrazione: di qua il perfido, Salvini, e di là i buoni, che soccorrono in mare i poveretti giocando una vergognosa partita a scacchi con i trafficanti di uomini che di questi casi strappalacrime si foraggiano a piene mani.

Farli sbarcare in Italia è un messaggio politico, significa che Salvini e con lui l’odiato governo leghista, si possono sconfiggere. Significa che forzare la mano si deve. Significa che per questo obiettivo, anche tenere degli ostaggi a bordo vale la pena: 43 ostaggi.

Sono ostaggi sì, ma del business dell’accoglienza, dell’arroganza buonista “non governativa” che pretende di dettare le leggi ai Paesi e di violarle, sono ostaggi ricattati e umiliati nella loro intimità con video strappalacrime dagli interessi di partiti di Sinistra arruffapopolo e disinteressati del vero bene e della loro condizione. Condizione di scudi umani di interessi che non tengono minimamente conto di loro, della loro speranza, della loro salute, perché questa è sempre condizionata alla convenienza politica. È questa la “danza macabra sulla pelle di povere persone”, che Zingaretti, invece di imputare a Salvini farebbe bene a dirigere a chi ha architettato questo ennesimo ricatto internazionale condito dalla lacrima facile e alimentato da un circuito nel quale ormai ha sempre più voce in capitolo anche la Chiesa cattolica, sempre più ong e sempre meno evangelizzatrice e in grado di riconoscere che la carità vera non è questa.