a cura di Stefano Fontana
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Pornografia, un flagello sociale

Con ogni probabilità nessuno si sarebbe mai aspettato di prendere in considerazione la pornografia come emergente “questione sociale”. Purtroppo la cosiddetta “questione sociale” si sta allargando e da tempo non riguarda più solo i classici temi del lavoro, della politica e dell’economia. La bioetica, soprattutto come biopolitica, fa integralmente parte della “questione sociale” ormai da molto tempo. Il tema della procreazione, e quindi della sessualità, pure. Ora il cerchio va ulteriormente allargato alla pornografia.

Ci induce a farlo l’ultimo numero della rivista cattolica francese Liberté Politique, interamente dedicato al tema “Pornografie: le nauveau fléau” [Pornografia: il nuovo flagello]: 138 pagine dedicate all’argomento. Va ricordato che l’associazione che sostiene la rivista, soprattutto per iniziativa di François Billot de Lochner, presidente di Liberté politique, di France audace e, appunto, dell’associazione Stop au porno, ha da tempo lanciato la campagna “Stop au porno” organizzando anche una assise nazionale per la lotta contro la pornografia che si è tenuta a Parigi sabato 6 ottobre scorso.

In questo blog di Dottrina sociale della Chiesa è soprattutto interessante segnalare come la pornografia sia parte ormai della questione sociale e, quindi, un tema non solo di morale e di psicologia, ma anche di politica, diritto ed economia. Questo emerge con grande evidenza dagli articoli della rivista di cui stiamo parlando. Billot de Lochner segnala che la pornografia mina alla radice la nostra civiltà fondata sulla complementarietà tra uomo e donna; Jean Michel Oliverau mette in evidenza come in gioco ci sia la libertà; Tebaldo Vinciguerra mostra come la pornografia abbia a che fare con il concetto di “ecologia integrale” o, come forse sarebbe meglio dire, “di ecologia umana”; Constance Prazel mette in luce come la pornografia produca una massa senza morale.

La pornografia demolisce spiritualmente i giovani, tende a creare una società di individui isolati, trasforma le relazioni personali in relazioni strumentali, abitua a rispondere solo alle pulsioni invece che costruire una personalità strutturata dal senso della verità e della legge, crea instabilità affettiva, alimenta un’economia immorale, chiede la trasformazione del diritto e delle leggi in propria funzione, ferisce la famiglia, vuole essere una via privilegiata per la trasformazione dell’umano, inquina il concetto di libertà e produce un corto circuito tra pubblico e privato. Il potere politico controlla sempre di più la vita privata ed entra con leggi e politiche anche nella sfera più intima delle persone come per esempio quella della identità sessuale o della procreazione; toglie ai genitori il compito educativo anche nel campo delicato dell’educazione sessuale. Nello stesso tempo considera una priorità assoluta l’abolizione di norme morali e religiose che fino a poco tempo fa dirigevano i comportamenti collettivi. La famiglia e la Chiesa non possono più intervenire con dei precetti sul comportamento degli adolescenti, ma lo Stato può assumersi l’incarico di diffondere la contraccezione negli istituti scolastici: dirigismo etico ideologico e liberalismo morale. Persone apparentemente sempre più libere ma in realtà sempre più asservite.

Il tema della pornografia concerne quindi molti aspetti fondamentali per la Dottrina sociale della Chiesa, da quello del rapporto tra diritto e morale al primario dovere politico di difendere la famiglia, dal corretto rapporto tra diritti e doveri fino al fondamento etico delle leggi. Esso contribuisce a chiarire meglio, per via negativa, il concetto di bene comune ed anche quello dei rapporti tra potere politico e potere spirituale: l’estenuazione della morale non deriva forse, in fondo, dalla sua separazione dalla religione?