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Politici inglesi: chiudono le frontiere al leader cristiano

Nella Gran Bretagna che continua ad ospitare moschee e predicatori d'odio, Franklin Graham, leader religioso americano, rischia di non essere ammesso nel paese. L'accusa di alcuni parlamentari è di incitamento all'odio "omofobico" e "islamofobico". Così l'Occidente si allea al suo nemico.

Mentre la Gran Bretagna continua ad ospitare coloro che la odiano e che mirano a distruggere la civiltà occidentale e ogni traccia del suo passato e presente cristiani. Mentre le autorità, temendo una reazione violenta, si illudono che tollerando i predicatori d’odio musulmani, senza sorvegliare su cosa avvenga nelle moschee e nei quartieri dove vige la sharia (ci sono oltre tribunali islamici ben funzionati) come in uno Stato parallelo, un predicatore evangelico noto per la sua difesa dell’Occidente cristiano rischia di non poter entrare nel paese.  

Franklin Graham, fra i leader religiosi più noti d’America, che ha smosso intere folle in supporto di Donald Trump, giudicando senza compromessi i cosiddetti matrimoni fra persone dello stesso sesso come un male per la società e l’omoerotismo come un peccato, (portando i suoi seguaci a combattere pubblicamente contro l’aborto, la pornografia e l’educazione laicista) rischia di non essere ammesso in Gran Bretagna. L’incontro di Graham era previsto a Blackpool per il settembre del 2018, ma alcuni parlamentari hanno lanciato una petizione, firmata da circa 7mila persone, per chiudere le frontiere inglesi ad un uomo che secondo loro sarebbe un predicatore d’odio che vìola la legge inlgese contro l'"hate speach" (ossia sull'"omofobia" e l'"islamofobia").

Secondo i parlamentari, Graham, oltre ad aver chiamato peccato l’omoerotismo, sarebbe infatti colpevole di aver pronunciato quella che per la dittatura relativista è una bestemmia, spiegando che l’Islam “è una religione in sé pericolosa”, responsabile della persecuzione cristiana in Medio Oriente e degli attentati in Occidente. Per cui bisogna “smettere di dire che è una religione di pace”.

È bastato tanto per ricevere l’accusa di “incitamento all’odio”, unendo contro di lui le istanze progressiste Lgbt e quelle Islamiche. Un po’ come se il padrone di un condominio, avvistato dal vicino antipatico che al campanello sta suonando chi vuole distruggere la loro abitazione, anziché allearsi con lui per difendersi dal malvivente, preferisse piuttosto allearsi al criminale accusando di incitazione all’odio il vicino. Di fatto, decretando così, presto o tardi, anche la sua fine.

Così il predicatore evangelico, che è solito radunare le folle parlando e facendo pregare quanti incontra nei suoi raduni ideati per diffondere il Vangelo, giudicando i tempi attuali, il mondo, le sue leggi, le sue aberrazioni e cercando di far comprendere la storia dal punto di vista di Dio, con la responsabilità che ciascuno si deve prendere per difendere il bene contro il male, risulta inviso al potere relativista. Che appunto si allea al nemico piuttosto che vedersi privato della sua libertà, impazzita con l’eliminazione della legge naturale e della retta coscienza richiamate sempre nei suoi discorsi da Graham.

Eppure, quanto avrebbe bisogno la Gran Bretagna, dove le chiese sono vuote e le mosche sovraffollate, di ritrovare la sua identità e la sua forza per risorgere e difendersi da chi vuole cancellare il suo volto. Contando che non solo il 5 per cento della popolazione è musulmana, ma che il British Islam ha rilevato che su 1.700 moschee in Inghilterra solo due sono “moderate” e che il 45 per cento sono occupate dai fondamentalisti. Inoltre, un terzo dei musulmani del Regno Unito non si sente “parte della cultura britannica” (Knowledge Centre), mentre la metà sono musulmani di età inferiore ai 25 anni contro una popolazione inglese che invecchia. È possibile quindi immaginare cosa accadrà nel breve futuro quando la situazione sarò irreversibile e incontrollabile.

Ma se davvero Graham non entrerà in Gran Bretagna, il fondamentalismo islamico, che mira a colonizzare l’Occidente, si potrebbe dichiarare già ora vincitore di una guerra che non ha nemmeno dovuto combattere.