• MANTOVA

Perché il Movimento per la Vita sceglie Mancuso?

Il CAV di Mantova organizza per domani un convegno intitolato “Mi fido di te” con un unico relatore, Vito Mancuso. Ma cosa c’entra un personaggio del genere con la difesa della vita umana dal concepimento alla morte? Che contributo può dare l'ex prete e collaboratore di Repubblica specializzato nella demolizione dei dogmi della Chiesa e della sua morale?

I Centri di Aiuto alla Vita sono una delle più belle realtà di volontariato presenti in Italia. Da oltre quarant’anni rappresentano le sedi operative del Movimento per la vita, rispondendo in modo concreto alle necessità delle donne che vivono una gravidanza difficile o inattesa. Ogni anno circa 60mila donne delle quali la grande maggioranza è in attesa di un bambino vengono assistite in vario modo. Si tratta di una alternativa concreta al dramma dell’aborto.

Tuttavia c’è qualche CAV che sembra ora interessarsi, più che all’omicidio del nascituro, al femminicidio, un tema che come noto è socialmente più gradito e meno fastidioso per la cultura dominante che non l’aborto. Come ha scritto Costanza Miriano, sarebbe molto bello poter credere che tanta mobilitazione contro la violenza sulle donne sia davvero mossa dall'amore verso le donne. Invece il vero obiettivo del martellamento mediatico sul (cosiddetto) femminicidio è sempre e solo lo stesso: l'autodeterminazione della donna, intesa però solamente come libertà sessuale. Ovvero l'affermazione di un modo di vivere la sessualità che risponda alla pansessualizzazione attuale: sesso come libertà individuale e non di relazione, sesso come compimento di ogni desiderio, che diventa diritto.

Il CAV che si è unito al coro mediatico di cui sopra è quello di Mantova, che organizza per sabato 1 dicembre un convegno intitolato “Mi fido di te”. Tale convegno avrà in realtà un unico relatore, visto che il resto è fatto di saluti istituzionali, contributi musicali e buffet finale, e questo relatore è Vito Mancuso. La lezione magistrale del teologo di Carate Brianza verterà sul tema dell’affido famigliare e dell’aiuto alle donne vittime di violenza. Ultimamente, Mancuso, che pur ha sempre goduto della privilegiata tribuna di Repubblica, è meno presente sui media. Forse perché ormai molte delle sue tesi, il suo credo gnostico, ecologista  e panteista, il suo ateismo filosofico, il suo strizzare l’occhio alle eresie, si sono realizzate nella Neochiesa attuale.

Mancuso è sempre stato uno dei maitre a penser più ascoltati da un certo mondo cattolico che strizza l’occhio al mondo.  Per anni i migliori pensatori dell’ortodossia cattolica segnalarono la pericolosità del Mancuso-pensiero. Lucidissimo fu ad esempio il teologo e filosofo monsignor Antonio Livi, professore emerito della Pontificia Università Lateranense, che mostrò come Mancuso parlasse e scrivesse  di teologia demolendo uno per uno tutti i dogmi della fede cattolica, diventando in tal modo il beniamino della cultura laicista. «La pseudo-teologia di Mancuso - scriveva monsignor Livi - piace ai miscredenti perché porta acqua al mulino della polemica contro la Chiesa e ripropone (proprio come aveva fatto in precedenza Hans Küng con la sua Welthetik) il progetto massonico di una religione universale “laica” senza gerarchia e senza dogmi, quella religione che alla fine del Settecento era stata teorizzata dal massone Lessing».

Dopo anni di guerra ai dogmi, ultimamente Mancuso, che evidentemente non vuole correre il rischio di passare di modo, si è dedicato al tema assolutamente à la page dell’omosessualità. Famoso un suo articolo dal significativo titolo “Cosa manca alle religioni per accettare l’omosessualità”, nel quale ha tentato di confutare gli argomenti delle religioni contrari ai comportamenti omosessuali. L’ex prete brianzolo sostiene che l’omosessualità è presente in natura e dunque sarebbe una variante naturale dell’ordinario: in natura esistono anche un’infinità di inclinazioni dannose, disturbi e perversioni (anche sessuali) e non certo per il fatto che esistano debbono essere ritenute varianti naturali e/o equivalenti dell’ordinario.

Mancuso quindi invoca la «piena integrazione sociale di ogni essere umano a prescindere dagli orientamenti sessuali. Accettare una persona significa accettarla anche nel suo orientamento omosessuale. Non si può dire, come fa la dottrina cattolica attuale, di voler accettare le persone ma non il loro orientamento affettivo e sessuale, perché una persona è anche la sua affettività e la sua sessualità».

Insomma, Mancuso si conferma come il teologo del politicamente corretto, che evita accuratamente  di parlare di Dio e di Gesù Cristo, e che propugna un’etica laica che aiuti l’uomo a trovare relazioni armoniose, a farlo essere in salute, a raggiungere un equilibrio.  Insomma, una visione post-cristiana, in salsa New Age. Una filosofia per l’epoca della post-secolarizzazione, dove si è interamente compiuto il processo di negazione della possibilità che Cristo sia la ragione e il senso di tutto. L'esito finale è il nichilismo, un problematicismo radicale e la censura delle domande sul senso della vita.

Potremmo continuare a lungo con la disamina del pensiero di Mancuso, ma pensiamo che possa bastare per il lettore. La domanda tuttavia che a questo punto sorge inevitabile è questa: cosa c’entra un personaggio del genere con un Centro di Aiuto alla Vita? Se la missione di un CAV è quella della difesa della vita umana, sempre e comunque, della vita fragile e indifesa, come quella di un bambino minacciato dall’aborto o di un anziano o di un disabile minacciato dall’eutanasia, che contributo può dare a questa mission il collaboratore di Repubblica?

Visto che il titolo del convegno mantovano è “Mi fido di te”, i partecipanti potranno davvero fidarsi di un tale relatore. Immaginiamo senza troppa fatica l’obiezione possibile degli organizzatori: prima di tutto il dialogo, anche tra posizioni differenti. Va bene, ma allora perché Mancuso è relatore unico? Perché non ci sono altre voci, che certamente non mancano, che possono parlare della violenza contro le persone? Contro tutte le persone umane. Tutto sommato non si riesce nemmeno bene a comprendere quali titoli di merito abbia il professor Mancuso per trattare i temi dell’affido famigliare e delle donne vittime di violenza. E ancora: possibile che oltre a non trovare di meglio che rispolverare il vecchio simpatizzante di ogni eresia il CAV di Mantova non abbia altri argomenti a cui dedicare la propria attenzione? Che so, dedicare un convegno ai 50 anni di Humanae Vitae, oppure ai 40 anni dall’introduzione della Legge 194, oppure  provare a rilanciare i Progetti Gemma , o a sostenere le diverse espressioni della Cultura della Vita o denunciare le strategie della Cultura della morte?

Non vogliamo certo essere noi a dettare l’agenda al Movimento per la Vita mantovano, ma forse una maggiore attinenza alla propria mission non sarebbe male. Magari è anche quello che si aspettano tanti militanti e sostenitori. Per 40 anni il Movimento per la Vita è stato sostenuto da tanti volontari, alle tante persone buone pronte a difendere la bellezza e la dignità della vita umana, attraverso l’accoglienza di madri in difficoltà, attraverso i Progetti Gemma di adozione a distanza, attraverso tanti piccoli ma generosi gesti di rispetto e di amore che hanno continuato a dare sostegno alla cultura della vita. Se è vero che il livello minimo dell’amore al prossimo è il rispetto, tuttavia il rispetto della vita umana sembra non contare più, sembra sceso al gradino più basso della considerazione tanto di chi uccide una persona, a partire dalla soppressione di un bimbo nell’utero di sua madre.

Non viene in mente a nessuno che magari avremmo anche meno femminicidi se la sacralità della vita umana fosse sancita fin dal concepimento? Se il rispetto della vita umana potesse essere posto, come la logica esige, a fondamento di ogni politica, di ogni morale, di ogni legge, di ogni istituzione sociale, quanti abusi in meno avremmo sulle persone! Quale rinnovamento della società ne verrebbe. Potrebbe essere uno spunto di riflessione per un bel convegno post-Mancuso.