• SCANDALO ABUSI

Ordini vaticani ai vescovi Usa: un precedente grave

L'inedito blocco del voto Vaticano su due misure di contrasto agli abusi all’Assemblea della Conferenza Episcopale Usa a Baltimora, può costituire un precedente giuridico pericoloso. Infatti, finora, nelle cause risarcitorie, il Vaticano si era ritenuto non responsabile per la politica dei vescovi Usa sulla protezione dei bambini. Ora non può più.

I vescovi Usa a Baltimora

L’inaspettato e inedito blocco del voto Vaticano su due misure di contrasto agli abusi all’Assemblea della Conferenza Episcopale Usa a Baltimora potrebbe avere conseguenze di portata grandissima nell’immediato futuro per la Santa Sede. Lo scrive, in un commento su Breitbart, Ben Harnell, direttore del Dignitatis Humanae Institute, che mette in rilievo i rischi di carattere internazionale dell’interferenza vaticana sui vescovi USA.

Secondo Harnwell, ordinando ai vescovi americani di astenersi dal votare su misure volte a contrastare gli abusi sessuali del clero, Papa Francesco potrebbe aver inavvertitamente compiuto l'atto più ricco di conseguenze, e costoso, del suo pontificato. La Conferenza degli Stati Uniti dei vescovi cattolici (Usccb) come sappiamo intendeva votare su due misure che rispondevano alla crisi di abuso sessuale in corso nella sua riunione annuale autunnale, che si è conclusa a Baltimora mercoledì.  Un intervento dell'ultimo minuto, tuttavia, della Congregazione per i Vescovi del Vaticano, ha intimato ai vescovi di astenersi dal votare, e di attendere invece il summit di tutte le conferenze episcopali del mondo, convocato da Papa Francesco per febbraio, per discutere sul tema degli abusi sessuali. L'intervento diretto del Vaticano sulla governance dei vescovi potrebbe compromettere quello che fino ad oggi è stato il primo pilastro della difesa legale della Santa Sede quando è stata accusata di negligenza nel trattare gli abusi sessuali; e cioè l’indipendenza delle diocesi cattoliche dalla supervisione del Vaticano.

Quando il processo del 2010, O'Bryan contro la Santa Sede, ha cercato di ottenere una deposizione da parte di papa Benedetto XVI in un tribunale degli Stati Uniti, l'avvocato del Vaticano, Jeffrey Lena, ha utilizzato un argomento organizzato in maniera estremamente stringente davanti alla corte distrettuale degli Stati Uniti nel Kentucky. La tesi di base era la dimostrazione che il Vaticano non era responsabile per la politica dei vescovi statunitensi sulla protezione dei bambini, e non era di conseguenza responsabile della politica operativa quotidiana. L'avvocato del querelante, William McMurray riteneva che il suo caso avesse un potenziale di class action, sperando che in quel modo ne potessero beneficiare anche le migliaia di vittime di abusi sessuali su minori in tutti gli Stati Uniti, cercando di ottenere enormi somme di risarcimento direttamente da Roma.

Di solito, in base alla legge Foreign Sovereign Immunities del 1976, i governi stranieri godono dell'immunità dall'azione legale nei tribunali degli Stati Uniti. Tuttavia, ci sono nove eccezioni a questa immunità, una delle quali è la cosiddetta clausola "eccezione di torto". Due anni prima dell'audizione del Kentucky, una corte d'appello federale aveva dichiarato che il processo avrebbe potuto continuare, in esenzione dalle norme di salvaguardia del 1976, se si fosse potuto dimostrare che i vescovi americani avevano agito seguendo la politica ufficiale del Vaticano. E cioè il Vaticano sarebbe stato in realtà il responsabile da chiamare in causa nel procedimento. Questo è ciò che rende l'intervento dell'undicesima ora del Vaticano a Baltimora così potenzialmente importante. Sembra che spazzi via i confini legali, attentamente elaborati, che il Vaticano ha energicamente utilizzato per difendersi dalle procedura di accusa internazionali.

Il fatto che non abbiano voluto contestare l'ordine della Congregazione vaticana per i Vescovi suggerisce che i vescovi in realtà rispondono alla Santa Sede su questioni operative che riguardano la politica di gestione degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e vescovi. Questa tacita ammissione avrà quasi certamente enormi conseguenze in un futuro contenzioso. Considerando l'aumento delle denunce di abuso nei confronti della Chiesa negli Stati Uniti, è difficile immaginare che il Vaticano non vedrà un drammatico aumento delle azioni legali, che potrebbero esporre la Santa Sede a richieste di risarcimento per milioni di dollari in crediti. L'azione penale di O'Bryan fu ritirata nel 2011, in parte perché 243 vittime di abusi avevano già raggiunto un accordo diretto con l'arcidiocesi di Louisville, e in parte a causa del precedente delle precedenti sentenze giudiziarie che riconoscevano l'immunità della Santa Sede.

Secondo una ricerca compilata da Bishop-Accountability.org, fino ad oggi 15 diocesi degli Stati Uniti hanno dichiarato fallimento in seguito agli accordi di risarcimento seguiti allo scandalo di Boston, e il totale dei risarcimenti pagati dopo il 1980 ha raggiunto i tre miliardi di dollari. Quindi l’intervento della Congregazione per i vescovi, e il conseguente apparente abbandono da parte del Vaticano di un antico principio di difesa legale ha conseguenze potenzialmente rivoluzionarie per il futuro. L'intervento diretto del Vaticano nella risposta dei vescovi statunitensi alla crisi degli abusi sessuali potrebbe facilmente essere l'atto più gravido di conseguenze del papato di papa Francesco, il che non è precisamente l'eredità che i suoi seguaci vorrebbero.

La crisi attuale, che si prolunga ormai dall’estate, con la pubblicazione del Rapporto del Grand Jury di Pennsylvania, le inchieste aperte in numerosi Stati e la testimonianza dell’arcivescovo Viganò, e il silenzio tenuto dal Pontefice e dal Vaticano, seppure chiamati in causa direttamente, stanno avendo un effetto negativo sull’immagine del papa e della Chiesa. Secondo il direttore del Pew Research Center, per il pontefice argentino si sono triplicate le sue valutazioni negative per il modo in cui  gestisce gli abusi sessuali del clero e oggi viene classificato sotto il Papa emerito Benedetto XVI nel momento della sia stima più bassa. Parlando con Crux of the Matter, che va in onda ogni lunedì su un canale cattolico, Alan Cooperman ha detto che il calo dei consensi del papa è direttamente correlato alla sua gestione della crisi degli abusi sessuali da parte del clero. La percentuale di cattolici che pensano che il papa stia facendo un "povero lavoro" è triplicata rispetto a quello che era nel 2015, secondo il Pew, raggiungendo il 36% dei cattolici americani. "Nel 2014, il 54% dei cattolici americani pensava che stesse facendo un lavoro buono o eccellente [gestendo la crisi degli abusi]", ha detto Cooperman. "Oggi sono solo 3 su 10, il 30 percento dei cattolici americani a dargli un punteggio buono o eccellente, facendolo cadere di 24 punti in quattro anni, e di 14 punti solo dall'inizio del 2018."