• VATICANO

Ordine di Malta, un Gran Maestro non chiude la crisi

La nomina di Frà Giacomo Dalla Torre a 80esimo Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, persona stimata da tutte le parti, rappresenta una vittoria della corrente tedesca, che conta di poter mantenere il controllo della gestione economica. Ma si apre un contrasto con Santa Marta, la cui indicazione era di eleggere il Gran Maestro dopo la riforma della Costituzione dell'Ordine. Si apre ora dunque il secondo tempo di una partita non ancora chiusa.

Frà Giacomo Dalla Torre con papa Francesco

Il primo tempo, l’elezione del Gran Maestro, ha visto prevalere i “tedeschi”, ma c’è ancora un secondo tempo tutto da giocare, quello della riforma della Costituzione. Stiamo ovviamente parlando del Sovrano Militare Ordine di Malta, che ieri ha eletto a Roma il suo 80esimo Gran Maestro nella persona di frà Giacomo Dalla Torre. Il nuovo Gran Maestro, 74 anni, molto stimato sia in Vaticano sia fra i confratelli cavalieri, era già stato nominato luogotenente dell’Ordine giusto un anno fa, dopo il siluramento dell’allora Gran Maestro Matthew Festing ad opera di papa Francesco.

È dunque ancora lontana la soluzione definitiva alla crisi dell’Ordine di Malta, probabilmente la più grave da quando l’Ordine fu fondato nel 1048 (e reso sovrano nel 1113 da papa Pasquale II). Una crisi che ha attirato una grande attenzione anzitutto per l’importanza dell’Ordine di Malta che è un vero e proprio Stato sovrano (pur senza territorio) che è presente in 120 paesi con circa 2mila progetti in campo medico-sociale e può contare su 120mila persone tra volontari e personale sanitario. Ci sono anche 20mila dipendenti in tutto il mondo (107 sono i paesi con cui intrattiene relazioni diplomatiche) e il suo bilancio si aggira sui 2 miliardi di euro. Una vera e propria potenza che, grazie alla sua sovranità, permette una presenza istituzionale della Chiesa anche laddove la Santa Sede non può essere presente.

Ma un secondo motivo di interesse è la complessità e, per certi versi, la misteriosità del contendere: lo scontro tra gruppi nazionali, un enorme patrimonio economico da gestire, lasciti misteriosi, tutti elementi che fanno tanto romanzo ambientato nel Medioevo. Infine c’è la prova di forza di papa Francesco, un unicum nella storia, che è intervenuto a piedi uniti nella vita dell’Ordine, costringendo alle dimissioni il Gran Maestro Festing; esautorando il cardinale patrono, l’americano Raymond Leo Burke, e sostituendolo con il delegato pontificio monsignor Angelo Becciu; imponendo di avviare la riforma della Costituzione su cui si fonda tutta la vita dei cavalieri. Si tratta di un intervento che ha messo in discussione la sovranità dell’Ordine, anche se questa è stata poi formalmente ribadita dalla Santa Sede. Resta il fatto che tutta la vicenda è diventata anche un banco di prova per il Papa.

Come si può dunque intuire la crisi dell’Ordine di Malta ha diversi livelli che si intrecciano, al cui centro c’è la figura di Albrecht von Boeselager, attualmente Gran Cancelliere, ovvero responsabile della politica estera e delle missioni diplomatiche. Era stato proprio il suo licenziamento alla fine del 2016 a dare il via alla crisi. Dopo mesi di indagini, a von Boeselager erano state prima richieste le dimissioni volontarie  a causa della responsabilità avuta nella diffusione di contraccettivi in Myanmar e altri paesi. Essendosi rifiutato, il Gran Maestro Festing - che nel frattempo aveva cominciato a indagare su un misterioso fondo svizzero di centinaia di milioni di euro in cui lo stesso Gran Cancelliere era coinvolto – era passato all’azione sollevando Boeselager dall’incarico. Sullo sfondo anche una battaglia tra inglesi e tedeschi per il controllo dell’Ordine di Malta.

Potendo contare su saldi rapporti con il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, von Boeselager ha ottenuto l’intervento diretto di papa Francesco, che ha licenziato Festing e rimesso von Boeselager al suo posto di Gran Cancelliere. Nello stesso tempo, il Pontefice ha chiesto la riforma delle Costituzioni che portasse a sottolineare l’identità religiosa dell’Ordine di Malta, il cui motto è “Tuitio fidei et obsequium pauperum” (difesa della fede e servizio ai poveri). Il processo doveva essere garantito della luogotenenza a cui è stato chiamato l’anno scorso appunto frà Giacomo Dalla Torre e che scadeva ora.

Ad un anno di distanza però la riforma della Costituzione è ancora in alto mare, per cui ieri si ponevano due alternative: l’elezione del Gran Maestro (che è una carica a vita) secondo l'attuale Costituzione o un altro anno di luogotenenza ed elezioni del Gran Maestro rimandate a Costituzione riformata. Secondo fonti interne all’Ordine, questa seconda era la via caldamente suggerita da papa Francesco attraverso il suo delegato mons. Becciu.

La riforma infatti dovrebbe portare anche a cambiare i requisiti per poter essere eletti Gran Maestro - oggi ristretti a una combinazione tra anni di vita religiosa e gradi di nobiltà - e quindi ad allargare la rosa dei candidati. Nello stesso tempo, una accentuazione del carattere “religioso”, con le cariche dell’Ordine in gran parte - o tutte riservate – ai professi (cioè a chi fa vita religiosa), avrebbe il duplice effetto di un maggior controllo da parte della Santa Sede e la perdita di potere della corrente tedesca, che manca di vocazioni religiose.  

Fonti interne affermano che quest’ultimo sia proprio il motivo che ha spinto von Boeselager, che gode sempre del sostegno del cardinale Parolin, a lavorare per chiudere subito la crisi con l’elezione del Gran Maestro. I voti sono rapidamente confluiti su frà Giacomo Dalla Torre, definito un “ottimo religioso” e molto stimato da tutti, che per von Boeselager ha un duplice vantaggio: evita l’ascesa di altri candidati decisamente sgraditi alla parte tedesca e garantisce lo statu quo dal punto di vista della gestione economica dell’Ordine. Si ritiene infatti che il nuovo Gran Maestro sia incline a interessarsi direttamente soprattutto della vita religiosa e meno di quella economica, ovvero dei progetti concreti nelle varie parti del mondo. Una garanzia per la governance filo-tedesca. D’altra parte frà Giacomo Dalla Torre ha ottimi rapporti anche con la Santa Sede, ma resta il fatto che la sua elezione contrasta con i desiderata di papa Francesco, il quale ha immediatamente rinnovato la delega a monsignor Becciu (scadeva con l’elezione del Gran Maestro), ora incaricato di assistere l’Ordine di Malta fino a Costituzione riscritta e approvata.

Inizia così il secondo tempo della partita, la crisi è solo apparentemente chiusa. Anche perché al “grande manovratore” von Boeselager sarà chiesto prima o poi di fare i conti con la sentenza della Corte di Amburgo che, nel settembre scorso, lo ha ritenuto pienamente responsabile della scelta di distribuire contraccettivi all’interno di programmi sanitari gestiti dall’Ordine di Malta. Era stato proprio von Boeselager ad avviare un procedimento giudiziario contro l’agenzia Kath.net che di questo lo accusava. Proprio questa responsabilità nella distribuzione di contraccettivi è stato il casus belli che ha aperto la crisi nell’Ordine di Malta, e la sentenza di Amburgo ha di fatto accertato che nel merito avesse ragione l’allora Gran Maestro Festing. Von Boeselager ha mentito, anche davanti al Papa. Motivo per ritenere che il secondo tempo non sarà così tranquillo.