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Notre Dame e l'islam: la versione di Venner

Dominique Venner, scrittore pagano e di estrema destra, si è suicidato lo scorso martedì a Notre-Dame. La storia di un uomo impaurito dall'«immigrazione afro-magrebina» e spinto a dare l'esempio con un gesto che «svegli la Francia dal torpore». E forse una malattia...

Dominique Venner

Nonostante la fama del monumento e la folla che lo visita ogni giorno, un atto del genere non è mai accaduto: martedì 21 maggio 2013, circa alle 4 del pomeriggio, nel coro della cattedrale di Notre-Dame a Parigi, lo storico del diritto e saggista Dominique Venner (classe 1935) si è suicidato sparandosi un colpo in bocca. Poco prima dell'atto, Benner ha posto sull'altare un testo esplicativo del suo atto. Una messa serale è stata celebrata per riparazione, come consueto in tali circostanze.

Qualche ora prima, Venner pubblicò sul suo blog un articolo nel quale parlava della sua opposizione alla legge sul "matrimonio omosessuale", recentemente adottata in Parlamento e promulgata il 17 maggio 2013, dopo essere stata dichiarata conforme a la Costituzione dal Consiglio costituzionale. Diversi commenti hanno suggerito che l'atto di Venner fosse legato alla resistenza contro il "matrimonio per tutti". Ma la lettura del testo lasciato dal defunto rivela che il suo atto è andato oltre: denunciando l'evoluzione delle società europee, per risvegliare le coscienze verso i pericoli che minacciano l'Europa: l'immigrazione e l'islamizzazione. Il gesto di Venner, nel periodo storico in cui si trova l'Europa, vuole portare un messaggio globale.

Venner non era uno sconosciuto. Era una figura di intellettuale di estrema destra. Suo padre era stato membro del Partito Popolare Francese, uno di quelli che più ja sostenuto e collaborato con il Terzo Reich. Dominique Venner era egli stesso molto impegnato con l'esercito francese, essendo stato volontario in Algeria. Tornato nel 1956, dichiarerà: «All'inizio, quando ero ancora un soldato, ho sentito che la guerra in Algeria è stato molto più di ciò che è stato detto o pensato dagli insegnui sostenitori di un'Algeria Francese. Ho percepito che era una lotta di identità degli europei, minacciati da un avversario che vuole minare la nostra esistenza "etnica"».

Venner inizia così un periodo di azione politica per difendere i connazionali in Algeria. In una delle ultime interviste, Venner dice di aver imparato come studente il metodo dei nemici, notoriamente i comunisti: «Mi sono battuto nella speranza di invertire un sistema del quale gli eventi hanno dimostrato la nocività». Questo gli valse qualche mese di prigione tra il 1961 e il 1962.

Dominique Venner ha sempre fatto parte dell'attivismo di Destra estrema, e la sua attività era spesso e volentieri solo intellettuale. È stato nel cerchio di quelli che nel 1963 fondarono il partito filo-pagano de "La Nuova Destra". Scrittore di saggi storici, ha diretto dal 2002 sino alla sua morte la Nouvelle Revue d'Historie.

Venner faceva parte di un movimento pagano affermatosi in Francia nel '68, con la nascita di ricerche e di studi del Groupement de recherche et d'études pour la civilisation européenne. In un'intervista con Christopher Gerard, Venner dichiarava: «Il mio testo sacro non è la Bibbia, ma l'Iliade, fondatore della psiche della poesia occidentale. Sono troppo europeo per sentirmi coscientemente figlio spirituale di Abramo e di Mosé. Mi sento, invece, pienamente figlio di Omero, di Epitteto», Il cristianesimo «è stato imposto su di noi da una serie di incidenti storici» di cui però non è possibile tracciare una linea. «La cattedrale di Chartres è parte del mio mondo, così come Stonehenge o il Partenone».

Alla luce della storia di Venner, come spiegare il fatto del 21 maggio? Scriveva all'inizio di questo anno Dominique Venner all'interno dell'editoriale della Nouvelle Revue d'Historie:«Esistere è dedicarsi e consacrarsi. Ma morire è un altra faccia dell'esistere. Esistere davanti a un destino». Egli ha anche aggiunto che «la morte può diventare una fonte di orgoglio» e quella volontaria – dei samurai o degli antichi romani – «può essere la più forte protesta contro un oltraggio come una provocazione alla speranza».

Nel testo pubblicato sul suo blog il 21 maggio Venner solleva lo spettro di una «immigrazione afro-magrebina» alla quale hanno lavorato, a suo parere, politici di ogni colore e la Chiesa. Ora «la Francia è caduta nelle mani di una parte islamista». La lotta dei manifestanti contro il matrimonio gay non può quindi limitarsi alle proteste di piazza: «Richiederà un nuovo, spettacolare e simbolico gesto di scuotere la sonnolenza, mettere in agitazione una coscienza anestetizzata e risvegliare la memoria delle nostre origini. Stiamo entrando in un periodo in cui le parole devono fare spazio alle azioni».

Questa osservazione chiarifica l'approccio di Venner. Ma conviene anche inscrivere il gesto entro il contesto sociale e politico francese: gli osservatori del movimento contro il "matrimonio omosessuale" sottolineano che alcuni dei manifestanti protestano attivamente contro la legge, e sono impegnati in una sfida dinamica contro il potere costituito. La tempistica dell'atto coinciderebbe con un declino personale della salute. Venner «sapeva di essere condannato a una lunga e dolorosa malattia», avrebbero detto i parenti, e non aveva alcuna intenzione di vedere peggiorata la propria condizione.

Nel testo lasciato ai suoi corrispondenti e posto sull'altare di Notre-Dame, Venner dice di amare la vita e di essere sano nel corpo e nello spirito, ma sente «il dovere di agire finché ne ha ancora le forze» e vuole «sacrificarsi per rompere il letargo nel quale siamo caduto. Offro quel che mi resta della vita per un'intenzione di protesta e di costruzione».

Quindi ci sono sia la consapevolezza della fine sia la volontà di scegliere il momento e il luogo dove l'evento potesse avere un più forte significato politico. Venner insorge contro chi ha distrutto il «nostro ancoraggio indentitario e il valore della famiglia», ed è «contro chi vuole sostituire i nostri valori con la criminalità». Questo è un «suicidio di allarme che Domenico ha voluto come singolare analogia del suicidio della nostra civiltà» ha riferito l'abate Guillaume de Tanouarn nei commenti pubblicati il giorno stesso.

Ma perché Notre-Dame, soprattutto per un ateo? Venner ha descritto questa scelta come «luogo altamente simbolico», edificato «dal genio dei miei antenati su luoghi di culto precedenti, che raccontano le nostre origini immemorabili». Probabilmente va anche vista come una scelta tattica: una morte volontaria nel suo appartamento o nel fitto di un bosco non avrebbe mai avuto lo stesso impatto pubblico.

Per inciso, è possibile ravvisare nella scelta di Notre-Dame un cenno al romanzo della russa Elena Tchoudinova dal titolo La moschea di Notre-Dame de Paris. Anno 2048 (Parigi, Ed. Tatami, 2009), un libro che ha avuto molto successo nei circoli interessati alla presenza musulmana in Occidente. La trama racconta di una Francia caduta sotto il giogo musulmano, dove un gruppo di resistenza riesce a occupare temporaneamente la cattedrale di Notre-Dame per renderla al culto precedente. 

Nel 2011 in Norvegia anche Anders Breivik ha voluto commettere una brillante azione per risvegliare gli europei. Breivik, tuttavia, non aveva né la cultura, né il senso politico di Venner. Soprattutto, uccidendo 77 persone e ferendone 150, ha messo piuttosto in difficoltà la sua causa principale piuttosto che servirla. Gli stessi che simpatizzavano per le sue idee non hanno potuto che prenderne le distanze.

Molto diverso è il caso di Venner: ha sacrificato una sola vita, la sua, con questa morte volontaria. Molte persone non esitano a esprimere il loro rispetto – a partire da Marine Le Pen, l'attuale presidente del Fronte Nazionale –. Gli ambienti cattolici, tuttavia, sono rimasti scioccati sia per il suicidio sia per la scelta di una chiesa, anche se alcune osservazioni generano indulgenza per le ragioni del suo suicidio, e nonostante le credenze pagane precedenti.

Nel 1977, il militante anticomunista Alain Escoffier (1949-1977) s'è dato fuoco davanti agli uffici dell'Aeronautica, sugli Champs-Elysées. Questo è uno dei pochi precedenti di "martirio" volontario nel mondo della destra francese. Ma Venner, ammiratore di guerrieri e del coraggio dei Samurai, ha probabilmente pensato al seppuku dello scrittore giapponese Yukio Mishima (1925-1970). Mentre ciascuno di questi precursori non ha però creato un'inversione di tendenza, i sacrifici della Primavera Araba hanno dato un impulso a un cambio di rotta, grazie alla concomitanza di circostanze favorevoli.

* Storico delle religioni, fondatore e direttore dell'Istituto Religioscope, Ginevra