• IL RITORNO DEL PAPA

"Non ho paura degli scismi, prego che non ce ne siano"

Intervistato sulle critiche al suo pontificato, sul volo di ritorno dal Mozambico al Vaticano, Papa Francesco afferma di non temere gli scismi, ma di pregare perché non avvengano. Uno scisma è "un distacco elitario provocato da un’ideologia staccata dalla dottrina". In questo caso, "ideologia della primazia di una morale asettica sulla morale del popolo di Dio"

Papa Francesco

Un'ora di botta e risposta sull'aereo di ritorno sull'Africa per papa Francesco con i giornalisti accreditati. Dalla natalità alla colonizzazione ideologica del continente meridionale: tanti i temi trattati nel tradizionale colloquio con la stampa.

Soffermandosi sul viaggio, Bergoglio ha parlato del processo di pace in Mozambico citando il ruolo della comunità di sant'Egidio e, in particolare, di monsignor Zuppi di cui ha ricordato la nomina a cardinale. La soddisfazione per il processo di riconciliazione cominciato nel Paese non deve far cadere, ha detto il pontefice, nel trionfalismo. E parlando di Africa, Francesco ha opposto la sua prolificità con i dati in controtendenza che arrivano dall'Europa. Analizzando i motivi della scarsa natalità nel vecchio continente, il pontefice ha sostenuto che "il benessere sia la radice" di questo male. Una realtà diversa da quella che ha avuto modo di vedere in Africa e, in precedenza, anche in Sud America dove i fedeli alzavano nella folla i propri figli piccoli : "dicevano - ha osservato il Santo Padre - questa è la mia vittoria, questo è il mio tesoro". Da qui anche l'esortazione agli Stati di occuparsi della famiglia e di difenderla, in quanto  avere "un figlio è un tesoro" ed "è necessario che tutta la società abbia la coscienza di far crescere questo tesoro, perché fa’ crescere il Paese, fa’ crescere la Patria, fa’ crescere i valori che daranno sovranità alla Patria".

Sull'Africa, Bergoglio ha puntato l'indice contro il pericolo della colonizzazione ideologica, sostituitasi a quella politica e militare del Novecento. "La colonizzazione ideologica - ha detto, rispondendo ad una domanda - cerca di cancellare l'identità degli altri per farli uguali" e lo fa con "proposte ideologiche che vanno contro la natura di quel popolo, contro la storia, contro i valori di quel popolo". Francesco ha voluto, inoltre, precisare ancora una volta la sua idea di evangelizzazione: "quando vedete proposte religiose che seguono la strada del proselitismo - ha sostenuto, elogiando quella che ha definito l'esperienza interreligiosa di cui è stato testimone durante questo viaggio - non sono cristiane". "Cercano proseliti - ha aggiunto - non adoratori di Dio in verità".

Ma soprattutto, il papa ha risposto ad una domanda 'scomoda' dell'inviato del The New York Times sui malumori di alcuni settori della Chiesa americana sul suo pontificato. "Le critiche fanno arrabbiare, ma aiutano", ha detto Francesco ritornando sul commento fatto nel viaggio di andata in merito al libro Come l'America vuole cambiare papa  ("E' un onore essere attaccato dagli americani"): "sapevo di quel libro, ma non l’avevo letto". "Le critiche - ha ammesso - non sono soltanto degli americani, ci sono un po’ dappertutto, anche in Curia". Il pontefice ha detto di non apprezzare chi lo critica di nascosto, a differenza di chi lo fa alla luce del sole, con "onestà": "Questo non è leale, non è umano". Secondo il papa, questo tipo di critiche sarebbero come "pillole di arsenico" che "non serve" e "aiuta i piccoli gruppetti chiusi, che non vogliono sentire la risposta alla critica". Bergoglio ha dato una sua idea di "critica leale": "questo del Papa - ha commentato - non mi piace, lo critico, parlo, faccio un articolo e gli chiedo di rispondere, questo è leale". Al contrario, a suo parere, esiste chi fa "una critica senza voler sentire la risposta e senza fare il dialogo" non volendo fare il bene alla Chiesa: è  questo il caso, a suo dire, di chi critica per "andare dietro a un’idea fissa, cambiare il Papa, o fare uno scisma". 

Alla diretta domanda se nutre paura per uno scisma, egli ha risposto: "nella Chiesa ci sono stati tanti scismi". Il pontefice ha fatto menzione di quanto accaduto coi vetero-cattolici ("adesso fanno l'ordinazione delle donne ma in quel momento erano rigidi") dopo il Vaticano I e "il distacco post-conciliare più conosciuto, quello di Lefebvre" dopo il Vaticano II. "Io - ha affermato - non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano, perché c’è in gioco la salute spirituale di tanta gente", invocando dialogo e anche "la correzione se c’è qualche sbaglio", pur di evitare il "cammino dello scisma" che "non è cristiano". 

Secondo lui, a salvare da questa possibilità che c'è sempre nella Chiesa che è "il popolo di Dio" che "aggiusta e aiuta", mentre "uno scisma sempre è un distacco elitario provocato da un’ideologia staccata dalla dottrina". "Un’ideologia - ha osservato - forse giusta, ma che entra nella dottrina e la stacca". Per questo ha detto di pregare per evitare questa evenienza, ma di non temerla perché "questo è un risultato del Vaticano II, non di questo o di quell’altro Papa". Bergoglio ha rivendicato di essere in continuità con il pontificato di San Giovanni Paolo II sulle "cose sociali", ma di ricevere comunque l'accusa di essere "comunista". Secondo la sua analisi, lo scisma matura nell'ideologia e in questo caso nella presunta "ideologia della primazia di una morale asettica sulla morale del popolo di Dio". Rievocando una definizione già utilizzata, egli si è lamentato della "morale di un’ideologia così pelagiana ti porta alla rigidità". A ciò, a suo dire, si devono oggigiorno quelle che ha definito le "tante scuole di rigidità dentro al Chiesa, che non sono scismi ma vie cristiane pseudo scismatiche, che finiranno male". E ancora una volta, ha espresso la sua convinzione che dietro ai "sacerdoti e vescovi rigidi" ci siano dei "problemi". È probabile che le parole papali, al pari del precedente commento sull'essere "onorato" di essere attaccato dagli americani, non mancheranno di suscitare interesse e far discutere nei prossimi giorni.