• "GOVERNO LADRO"

Nero: il Fisco aggredisce le regioni più virtuose

Guardia di Finanza

Mercoledì 11 ottobre l’Istat ha diramato i dati relativi all’economia sommersa riferiti al triennio 2012-2015. Nel 2015, l'economia non osservata (sommerso economico e attività illegali) ammontava a circa 208 miliardi €, pari al 12,6% del Pil. Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco più di 190 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali (incluso l'indotto) a circa 17 miliardi di euro. All’interno di quei 208 miliardi €, il 37,3% è relativo all'impiego di lavoro irregolare (35,6% nel 2014). Certo, i dati sono del 2015, ma sarebbe interessante verificare la dinamica riferita al triennio 2016-2019, giusto per vedere l’effetto sul lavoro nero nel frattempo esercitato dall’impiego dei voucher e quello prodottosi in seguito alla loro soppressione.

Il dato complessivo, comunque, parla di un ottavo dell’economia italiana al di fuori del circuito della legalità e questo è un peso che nessun paese avanzato può permettersi. E quando si opera al di fuori dalla legalità si parla, soprattutto, di evasione fiscale, argomento sul quale da tempo si sprecano luoghi comuni stantii e polverosi, con i paladini della lotta all’evasione fiscale che sono presenti soprattutto tra le file della sinistra, sia in quella post-comunista sia, soprattutto, in quella cosiddetta laica (quelli che… “Purtroppo l’Italia non ha mai conosciuto una riforma protestante”) dalla quale provengono gli strali più veementi, spesso accompagnati da considerazioni livorose contro la mancanza di senso civico degli italiani, irrimediabilmente corrotti da secoli di tradizione cattolica. Pur ammantata da una nobile tradizione presso le èlites tecnocratiche nostrane ed estere, anche questa tesi altro non è che un insieme di ideologia e luoghi comuni.

A tal riguardo, è interessante osservare i dati relativi all’evasione fiscale disaggregati regione per regione. Purtroppo, gli ultimi dati a riguardo sono quelli relativi al 2014, ma la situazione, da allora, è rimasta sostanzialmente la stessa, con percentuali tanto più alte man mano che si viaggia da nord a sud. Le regioni più virtuose sono il Trentino Alto Adige con l’11,3% e la Lombardia con l’11,5%. Tenuto conto che il Trentino Alto Adige è una regione a statuto speciale con un residuo fiscale positivo (per ogni euro di spesa pubblica che “entra” in Trentino Alto Adige ne escono circa 0,60) da impiegare nell’erogazione di servizi, mentre la Lombardia ha il residuo fiscale più negativo d’Italia (per ogni euro di spesa pubblica che “entra” in Lombardia ne escono circa 2,50), possiamo considerare la Lombardia come la regione di gran lunga più virtuosa d’Italia. Infatti, se quanto paghi ritorna, come in Trentino Alto Adige, in misura maggiorata sotto forma di servizi, è facile essere dei contribuenti “fedeli”. Un po’ meno facile è essere “fedeli” quando hai un salasso annuo pari a circa 56 miliardi euro (ben più degli 8 per i quali la Catalogna vorrebbe l’indipendenza).

Ma il fatto anch’esso arcinoto che più passa sotto silenzio è che proprio la regione più virtuosa, la Lombardia, è quella più vessata dagli accertamenti delle Fiamme Gialle e dell’Agenzia delle Entrate. E il motivo è semplice: perché la Lombardia è la regione con il più alto numero di imprese. E, dal punto di vista dello Stato, il discorso non fa una piega, una volta caduta la finzione che lo Stato siamo noi e pertanto dovrebbe essere al nostro servizio, magari perseguendo chi viola la legge. Invece no, lo Stato italiano manda i suoi segugi in Lombardia, che ha un’evasione fiscale dell’11,5% - contro un’evasione fiscale del 19% in Campania e del 17,6% in Calabria - perché lì ci sono i denari di cui ha bisogno. E perché ci sono i denari? Perché in Lombardia, pur tra mille difficoltà, si produce. E come premio produzione, lo Stato italiano invia gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate. Inoltre, più alto è il numero degli accertamenti fiscali in una regione e più è alto l’importo sottratto al suo territorio, e tenuto conto che la Lombardia è la regione italiana che ha già il residuo fiscale negativo più penalizzante nei confronti dello Stato centrale, ecco che tale residuo è destinato ad aumentare ulteriormente.

Il punto è che il dato sull'evasione fiscale è esso stesso un effetto che a sua volta ha altre cause. Gli accertamenti vengono effettuati nelle regioni in cui le persone hanno il "grave torto" di produrre e fare utili, e le somme riscosse vengono poi redistribuite in aree in cui non producono nulla, quando non direttamente nelle tasche del ceto politico. Come non ricordare le cattedrali nel deserto erette con risorse sperperate dalla Cassa del Mezzogiorno? Come se fare impresa fosse solo una questione di denaro senza pensare alle infrastrutture per far funzionare un mercato e al tessuto imprenditoriale diffuso, anche di piccoli proprietari, senza il quale un mercato non è nemmeno pensabile. Il problema del debito pubblico non lo si risolve attaccando l’evasione, anche se questa è alta, ma riducendo i costi (la spesa pubblica nel caso dello Stato) e aumentando l’efficienza. Inoltre, gli studi di settore fanno sì che chi è in difficoltà e non riesce a essere congruo e coerente abbia maggior possibilità di beccarsi gli accertamenti, con tanti saluti all’equità fiscale.

Ragion per cui, le imprese che esportano e operano sui mercati esteri si guardano bene dall’uscire dal perimetro della legalità, ma purtroppo in Italia ci sono troppe imprese che nella legalità non riescono a starci e operano a livello di sopravvivenza sia perché non hanno saputo innovare (si pensi allo scarso uso di Internet in Italia) sia perché lo Stato italiano ne ha bloccato la crescita con un fisco penalizzante e iniquo, una burocrazia ottusa e vessatoria e, negli ultimi tempi, con una pubblica amministrazione che non paga i propri fornitori, provocando fallimenti a catena. Hernando De Soto, nel suo libro Il Mistero del Capitale, sottolineava come i paesi poveri rimanessero tali perché spingevano i propri imprenditori a operare al di fuori del circuito legale e questo significava nessun accesso al credito e fare affari solo basandosi sulla fiducia personale, ossia con coloro che si conoscono di persona. Questo significa respingere investimenti esteri e lavoratori qualificati, che, anzi, da paesi come l’Italia scappano a gambe levate. Pertanto, moralizzare sulle scarse virtù fiscali degli italiani è un modo sicuro per non risolvere il problema, perché quello che è saltato è il patto fiscale tra cittadino e stato e a farlo saltare è stato più il secondo del primo, checché ne dicano i grandi quotidiani, spesso in mano a editori che dallo stato italiano, in un modo o nell’altro, vengono beneficiati.