a cura di Benedetta Frigerio
  • India

Nell’Uttar Pradesh i radicali indù continuano a perseguitare i cristiani

Nell’Uttar Pradesh, uno stato dell’India settentrionale, il 26 luglio la polizia del distretto di Gonda ha ordinato a un pastore pentecostale dell’Assembly of Believers' Church di non condurre più funzioni religiose religiosa. Il Pastore Sunny Tyagi – spiega l’agenzia AsiaNews – si è convertito dall’induismo al protestantesimo ed è la guida spirituale di una chiesa domestica frequentata da circa 35 persone. Mentre si trovava in una stazione di polizia per essere interrogato, “una folla si è radunata fuori dall’edificio e ha intonato slogan contro i cristiani e le conversioni. Rilasciato solo alle 4 del mattino seguente, il pastore è stato costretto ad abbandonare il villaggio”. Tre anni prima era stato aggredito durante un raduno di preghiera a casa di un fedele. Il 29 luglio un gruppo di militanti del Bajrang Dal, l’ala giovanile dell’organizzazione ultranazionalista Vishva Hindu Parishad, hanno aggredito un pastore protestante, Raju Prasad e lo hanno portato a una stazione di polizia dove l’hanno accusato di voler convertire i fedeli indù al Cristianesimo. In realtà il Pastore stava pregando insieme a due donne per una donna ammalata su invito della figlia. La versione dei fatti del leader Bajrang Dal del distretto di Kanpur dove si è verificata l’aggressione è di aver ricevuto da giorni lamentele per delle conversioni dall’induismo al Cristianesimo: “due giorni fa – ha spiegato nello sporgere denuncia – fa ci avevano riferito che alcune persone erano entrate in una casa di Kashiram Colony e stavano convertendo delle persone. Abbiamo raggiunto il luogo e visto due donne distribuire materiale religioso a una famiglia. Quindi abbiamo portato il pastore alla stazione di polizia. Vi è stata una piccola rissa, quando si è opposto”. La figlia della donna malata ha assicurato che non c’era stata nessuna conversione e tuttavia il capo della stazione di polizia le ha raccomandato di non invitare più nessuno a casa sua per pregare. Anche nel distretto di Moradabad – ha raccontato ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians – la piccola comunità pentecostale è soggetta a ripetute molestie: “i raduni vengono distorti ed etichettati come attività di conversione. Gli aggressori riescono ad eludere condanne penali, mentre ad essere arrestato è sempre il cristiano indifeso. I pentecostali sono cittadini di seconda classe. Insicurezza, minacce, intimidazioni e arresti scandiscono la vita delle comunità cristiane”.