• I MISSILI DI RAMADAN

Missili sulla Mecca? Benzina sul fuoco fra sciiti e sunniti

Missili diretti alla Mecca, nel mese del Ramadan. È questa l'accusa rivolta dai sauditi agli Houthi, movimento armato sciita dello Yemen. Una notizia-bomba che sta impiegando giorni per trovare una conferma definitiva e che spiegherebbe molte cose sul conflitto interno al mondo islamico.

Miliziani Houthi nello Yemen

Missili diretti alla Mecca, nel mese del Ramadan. Una notizia-bomba che sta impiegando giorni per trovare una conferma definitiva e che spiegherebbe molte cose sul conflitto interno al mondo islamico.

La denuncia del lancio dei missili contro il primo luogo sacro dell’islam (inavvicinabile per chiunque non sia musulmano e meta di pellegrinaggio per milioni di musulmani ogni anno) parte dai social network sauditi. Sono decine di migliaia di messaggi che documenterebbero, con video e testimonianze, l’arrivo degli ordigni in direzione di Gedda e della Mecca. Entrambi sono stati intercettati. La dinamica dell’accaduto è ancora oggetto di speculazione. Il mandante, invece appare chiaro a tutti: sono gli Houthi, movimento insurrezionale sciita che controlla gran parte dello Yemen. Il principale sponsor degli Houthi (così come di gran parte dei movimenti armati e terroristi sciiti) è l’Iran. Quindi si sta scatenando la furia dei sauditi, e dei sunniti in generale, contro l’Iran. La conferma, dopo, appunto, decine di migliaia di messaggi, è arrivata ieri, a 24 ore dall’accaduto, dal colonnello Turki al Maliki, portavoce della coalizione araba a guida saudita che combatte nello Yemen contro gli Houthi. Secondo la versione dei fatti ufficiale fornita dal colonnello alla stampa internazionale, due missili sono stati intercettati e distrutti dalla difesa anti-missile saudita sopra Taif. I frammenti di uno dei due ordigni sono stati ritrovati nel Wadi Jalil, una vallata che arriva fino alla Mecca. Di più non si sa. Se non che non è il primo caso di questo genere.

Gli Houthi hanno condotto un colpo di Stato nello Yemen nel 2014 contro il governo sunnita del presidente Hadi. Hanno subito iniziato ad attaccare gli interessi sauditi nella regione. Nel marzo del 2015 l’Arabia Saudita ha avviato, assieme agli Emirati Arabi Uniti e altri alleati, un intervento militare al fianco del governo yemenita e contro gli Houthi. Che per risposta hanno iniziato a colpire anche più in profondità il territorio saudita. Il 28 ottobre 2016 si era verificato il primo caso di missili lanciati in profondità contro la costa occidentale saudita, intercettati nei pressi della Mecca. E un episodio analogo si era ripetuto il 28 luglio 2017. Anche in quel caso erano stati intercettati dalle difese anti-missile saudite. In entrambi i casi precedenti, così come in questi due giorni, gli Houthi hanno sempre negato di voler colpire la Mecca. Accusano semmai i sauditi di voler scatenare una campagna di odio religioso contro di loro, durante il Ramadan.

L’Iran, dal canto suo, nega di aver fornito missili agli sciiti yemeniti e difende gli Houthi dall'accusa di voler colpire il primo luogo sacro dell'islam. Potrebbe non esserci stata una fornitura di missili: secondo esperti militari, nei due casi precedenti (2016 e 2017) gli Houthi avevano impiegato missili balistici di fabbricazione russa e nordcoreana modificati per aumentarne la gittata, molto probabilmente attinti dall’arsenale dell’ex dittatore Saleh. Dopo aver perso il potere nel 2011, tre anni dopo, infatti, Saleh si era alleato con gli Houthi e aveva portato con sé anche parte della sua ex Guardia Repubblicana, con i suoi arsenali. L’appoggio che l’Iran sta fornendo agli Houthi, in ogni caso, è politico e religioso. E in più di un'occasione la Guardia Rivoluzionaria ammette di aver sostenuto gli Houthi.

Quest’ultimo incidente militare avviene già in un periodo di escalation. Gli Houthi hanno annunciato domenica, tramite la loro agenzia Sada, di voler colpire 300 obiettivi sauditi ed emiratini, comprese sedi di comandi. Impianti petroliferi della Aramco sono stati colpiti lo scorso 14 maggio, un attacco che ha scatenato la reazione dell’aviazione saudita su Sana’a (controllata dal movimento sciita). Due giorni prima, petroliere saudite erano state danneggiate nelle acque degli Emirati Arabi Uniti e nessuno ha ancora rivendicato.

Una tensione molto alta, dunque, che un bombardamento sulla Mecca, proprio nel periodo in cui è affollata di pellegrini da tutto il mondo islamico, potrebbe far detonare nel modo più violento. Quando si pensa alla crisi nel Golfo, spesso la si immagina come un braccio di ferro fra Usa e Iran. Ma lo scontro vero è fra Arabia Saudita e Iran, fra il Paese-guida del mondo sunnita e quello che è l’epicentro rivoluzionario del mondo sciita. Proprio perché è una questione “loro”, infiamma meno gli animi e interessa meno l’opinione pubblica occidentale. Si tende istintivamente a sottovalutare la portata di quanto sta avvenendo. Proviamo solo a immaginare quale emozione e quali reazioni viscerali avrebbe provocato l’accusa a un paese non musulmano (a Israele, alla Russia o agli Usa, per esempio) di voler colpire la Mecca con un missile, nel mese del Ramadan. Ebbene lo stesso furore sta montando nei confronti dell’Iran, in Arabia Saudita e potenzialmente in tutto il mondo sunnita.