• LO SCONTRO CON SALVINI

Migranti e Europa, il ritorno del partito delle toghe rosse

Lo scontro tra Salvini e i giudici sull'anagrafe per i migranti è figlio di un clima di delegittimazione e "sabotaggio" della politica portato avanti da settori di sinistra della Magistratura. Immigrazionismo, europeismo, persino Resistenza e Congresso delle famiglie di Verona: ormai le correnti di Sinistra dei giudici sono diventate dei partiti politici.

Il nuovo fronte aperto dal ministro Salvini con i giudici tocca nel vivo un problema italiano mai risolto, quello del rapporto tra la politica e la giustizia. La vicenda si snoda su una dura reazione del Ministro degli Interni dopo tre decisioni diverse di giudici, donne, in merito all’iscrizione all’anagrafe di alcuni richiedenti asilo. Iscrizioni a cui il Ministero si è opposto, ma che invece sono state avallate da giudici, alcune delle quali accusate da Salvini di fare politica esplicitamente, ad esempio rifiutando la parola “clandestini” e partecipando a presentazioni di libri di associazioni dichiaratamente filo migrazioniste o eventi con Ong. 

Lasciando da parte il merito delle decisioni delle togate, che attengono alla sfera giuridica, è chiaro quale sia il retroterra culturale cresciuto in questi mesi presso molti magistrati italiani, di aperta ostilità a un governo che non piace.

Basta guardare l’attività di quelle correnti della magistratura che assomigliano sempre più a un organo politico. E’ un’attività di delegittimazione che viene dalla parte più a Sinistra della magistratura a giudicare da quanto scrivono i siti e le riviste d’area. 

Sul tema migrazioni sembra esserci quasi un’ossessione. 

Magistratura Democratica ad esempio, si vanta di influenzare il dibattito. In effetti, quello di fare cultura politica è davvero un terreno scivoloso per chi, poi, è chiamato ad applicare la legge e non a interpretarla in base alle proprie sensibilità politiche. 

Dicevamo, il tema migrazioni sembra monomaniacale: sui siti ci sono sezioni apposite, appelli, articoli. Molti scritti da giudici, anche autorevoli. Il che fa capire bene quale sia il clima che si porta avanti. Solo che a volte si affrontano argomenti con approcci utopistici: «È in atto un tentativo ormai esplicito, che non ha bisogno di celarsi, di criminalizzare il diverso, di costringere alla “clandestinizzazione” i più sfortunati sfruttando gli strumenti di legge» scrivono su Area democratica per la giustizia, una delle correnti più di Sinistra. 

Il concetto è lo stesso di chi rifiuta la parola clandestino. Qui, dare del clandestino equivale a criminalizzare. Ci si spinge persino a equiparare il destino dei migranti attuali a quello di Ulisse, peccato che al pari di Enea e persino di Gesù, fosse un profugo e non un migrante economico. 

Spulciando qua e là si trovano anche documenti politici sul caso Aquarius, ma ci sono anche altre tematiche affrontate con la logica del partito politico, cioè con un unico nemico: il sovranista, il populista, il conservatore etc…

Ad esempio tra i nemici si scopre che ci sono anche i partecipanti dell’ultimo Congresso delle famiglie di Verona: qui e qui. Leggiamo: «Nella città veneta si riverserà la rete mondiale di coloro che si oppongono ai diritti di autodeterminazione e libera scelta in tema di sessualità, maternità, famiglia e laicità». E ancora: «E questa urgenza di testimonianza, che parte della magistratura, avverte come un dovere professionale (…) ha il senso più alto di evidenziare (…) quale sia lo stato dell’arte del diritto vivente laddove circostanze specifiche (…) si pongano come messaggeri di contenuti contrari ai principi di diritto». 

Insomma: se sei contro il matrimonio omosessuale e vuoi tutelare la famiglia naturale, rischi di trovare sul tuo cammino magistrati che avvertono come “dovere professionale” il contrastare chi si fa “messaggero contrario al diritto”. Inquietante. 

Un ruolo quasi sacerdotale, quello di certi togati: «Verona e il Medioevo delle famiglie. L’auspicio è che a quella piazza si risponda con una generale presa di coscienza sociale che sappia con forza opporsi». Dobbiamo ringraziare magistrati di tal fatta se il sabato precedente la marcia hanno sfilato - legittimate indirettamente da una chiamata alle armi di questo genere - femministe agguerrite e incattivite proferendo bestemmie nei confronti dei partecipanti? 

Ovviamente i correntisti di Sinistra ultimamente non dimenticano i macro temi economici sull’europeismo o il populismo (leggi anche qui).

Non poteva mancare una lettura eccessivamente faziosa e, perciò inaccettabile del 25 aprile tanto da far sembrare MD una sezione distaccata dell’Anpi. Una nuova “chiamata alle armi” nel segno dei migranti e peana a Bella ciao e «all’antifascismo come nuova religione civile». Eppure c’è un’Italia che non si identifica affatto in questa religione civile perché ricorda il nonno desapercido e ucciso come nemico del popolo proprio da chi cantava Bella ciao.

E’ vero, l’atteggiamento muscoloso di Salvini - che ha fatto nomi e cognomi - rischia di serrare le fila e far scattare un meccanismo di protezione corporativa della categoria. In ogni caso è sotto gli occhi questa ossessiva e aprioristica opposizione politica nel nome dell’indipendenza della magistratura che fa sembrare il correntismo di Sinistra un partito politico. 

Certo, un giudice deve poter esprimere il proprio parere sulle norme che vengono approvate dal Parlamento - come ha detto il giudice Giancarlo Caselli -. Ma lo scontro non sembra giocarsi su letture più o meno critiche, ma su una letteratura coordinata di iniziative giudiziarie, che puntano alla disapplicazione di una legge che politicamente non piace. Di fronte alle critiche sulla costituzionalità di una legge, lo strumento a disposizione del potere giudiziario è l’eccezione di legittimità costituzionale, non l’aggiramento della legge in nome di una interpretazione “costituzionalmente orientata” e infine il sabotaggio della norma. E nemmeno la chiamata alle armi sulle riviste d’area.