• IL FATTO

Manifestazione a Roma contro le Dat

Anche una giovane donna uscita dal coma ha dato testimonianza nella manifestazione promossa da ProVita contro la Legge sulle Dat. Intanto il presidente della Camera Laura Boldrini affretta l'iter per approvare la legge.

Manifestazione contro eutanasia

“Uno stato civile non può obbligare i medici a far morire di fame e di sete i pazienti”. Così recita il grande striscione di ProVita srotolato davanti al Pantheon, a Roma, per protestare contro il ddl sul testamento biologico che lunedì è approdato alla Camera dei Deputati. Il disegno di legge dal chiaro intento eutanasico prevede la possibilità di sospendere idratazione e alimentazione, considerati trattamenti sanitari rifiutabili, e la natura vincolante delle volontà del paziente sia per la struttura sanitaria e sia per il medico curante.

Per questo motivo gli attivisti di ProVita, travestiti da medici e da pazienti, hanno messo simbolicamente in scena, sempre nella stessa piazza romana, le conseguenze negative della proposta di legge, facendo morire quindi il paziente di fame e di sete, qualora tale richiesta si trovasse nelle Dat.

La disidratazione induce una grave sofferenza con dolori fisici determinati dalle mucose che dopo alcuni giorni letteralmente si “spaccano”, ha spiegato Il presidente di ProVita Toni Brandi. "Un paziente in coma, stato vegetativo o di coscienza minima - ha aggiunto Brandi -, che avesse chiesto con le DAT la sospensione dell’idratazione, quasi sicuramente cambierebbe le disposizioni anticipate e richiederebbe l’acqua per bere. Ma non potrà più comunicare di aver cambiato idea, di non voler morire. Si priva il paziente della libertà di vivere".

Nessuno infatti sa in anticipo come reagirebbe di fronte ad una grave malattia. Moltissime persone cambiano completamente prospettiva quando arriva una grave disabilità, o persino un coma o uno stato vegetativo, nei quali quasi sempre si manifesta un forte desiderio di vivere. In tal senso, un’importante testimonianza è stata resa da Sara Virgilio, presente con ProVita, la quale ha raccontato del suo coma dopo un terribile incidente: “Durante il coma percepivo tutto ciò che mi accadeva intorno, sentivo anche quello che i medici dicevano, l’unico problema era che non potevo comunicarlo. E il mio timore era che avrebbero potuto staccarmi le macchine, perché io ero alimentata meccanicamente, avevo il sondino naso-gastrico, ed ero idratata. Ma per me, la mia condizione non era un problema; l’unico problema era riuscire a dire agli altri: non ammazzatemi perché io sono viva”.

La storia di Sara Virgilio vuole indurre ad una riflessione sulla proposta di legge sulle Dat , così come richiesto da ProVita con una lettera inviata a tutti i parlamentari, in cui si evidenzia il ruolo fondamentale del medico nello scegliere in base alle sue competenze e alla sua coscienza, quali trattamenti proteggono la salute e la vita del paziente, evitando l’accanimento terapeutico. 

A tal proposito,  ProVita chiede che nella legge sia stabilito che i medici devono curare tenendo in considerazione le volontà del paziente, ma non divenire meri esecutori, vincolati dalle disposizioni anticipate altrui; che i medici non possono procurare la morte né con atti né con omissioni, e devono salvaguardare la libertà di vivere; di considerare idratazione e nutrizione come mezzi salvavita generalmente ordinari, e non come mere terapie (suscettibili così di essere più facilmente interrotte); di garantire alle persone malate e disabili l’accompagnamento umano e le cure necessarie, incluse quelle palliative quando le circostanze le richiedano.

Intanto la petizione promossa da ProVita contro le Dat, sottoscrivibile sul sito notizieprovita.it, ha già raccolto quasi 70 mila adesioni in quattro settimane, mentre sembra che il Partito democratico voglia rimandare tutta la discussione del provvedimento ad aprile, al fine di sanare alcune distanze con i cattolici per poter tagliare i tempi di discussione, come previsto in caso di scavallo del mese.

La dice lunga anche l'atteggiamento della presidente della Camera Laura Boldrini che  ha imposto un taglio netto degli iniziali 800 emendamenti. Ieri in apertura di dibattito, la Roccella, a nome di tutto il gruppo di Idea, ha avuto la possibilità di presentare solo quattro emendamenti. Quattro anche quelli lasciati alla Binetti e al gruppo dell’Udc. Come per le unioni civili, si cercherà in ogni modo di evitare un confronto approfondito sulle questioni dirimenti della legge.