• LA PAROLA DEL PAPA

Magi, una sfida alla mentalità comune

«Chi vive a annuncia la fede della Chiesa, in molti punti non è confome alle opinioni dominanti». Lo ha detto papa Benedetto XVi nell'omelia per la solennità dell'Epifania, portando i Magi ad esempio da seguire.

Il Papa durante la messa dell'Epifania

«Per la Chiesa credente ed orante - ha detto Benedetto XVI nell'omelia della Messa dell'Epifania - i Magi d’Oriente che, sotto la guida della stella, hanno trovato la via verso il presepe di Betlemme sono solo l’inizio di una grande processione che pervade la storia». Questa processione inizia nell'Antico Testamento, e infatti la liturgia del 6 gennaio propone brani di Isaia che «illustrano con immagini audaci il pellegrinaggio dei popoli verso Gerusalemme».

Ma chi sono i Magi? Si tratta di un tema ampiamente sviluppato nel recente libro di Benedetto XVI «L'infanzia di Gesù», che vale la pena di rileggere. I Magi sono astrologi venuti dalla Persia a cercare un misterioso re nato a Betlemme, spinti sia da un fenomeno celeste molto particolare rilevato dagli astronomi da Roma alla lontana Cina - che sta alla base della stella di cui parlano i Vangeli, il che non esclude il suo significato simbolico -, sia da profezie che circolavano in un'area molto vasta e di cui un'eco misteriosa si trova pure nella quarta egloga di Virgilio nelle «Bucoliche», su cui molto rifletterà la cristianità medievale. A proposito di questo episodio il Papa riprende quanto aveva già affermato in un documento del suo Magistero, l'enciclica «Spe salvi» del 2007: l'episodio dei Magi segna la fine dell'astrologia - non, evidentemente, di fatto, posto che mai come oggi tante persone ci credono, ma di diritto - perché a Betlemme è stata la potenza del Bambino a guidare la stella, non viceversa, e ormai gli astri girano intorno al Signore che si è incarnato nella storia.

L'episodio dei Magi, con la strage degli innocenti - insiste Benedetto XVI -, è storico, anche se la tradizione ha aggiunto particolari extra-biblici, peraltro densi di significato, come le differenti provenienze ed etnie dei Magi, che dovevano rappresentare tutto il mondo conosciuto, e la loro qualità di re - venuti a rendere omaggio al Re del cosmo e della storia - con tanto di corteo reale ricco di cavalli e cammelli. «Gli uomini provenienti dall’Oriente - ripete il Papa nell'omelia del 6 gennaio - personificano il mondo dei popoli, la Chiesa dei gentili – gli uomini che attraverso tutti i secoli si incamminano verso il Bambino di Betlemme, onorano in Lui il Figlio di Dio e si prostrano davanti a Lui».

Dall'episodio dei Magi nasce una festa che la Chiesa chiama «Epifania», cioè «apparizione» del divino nella storia. «Se guardiamo il fatto - spiega il Pontefice - che, fin da quell’inizio, uomini di ogni provenienza, di tutti i Continenti, di tutte le diverse culture e tutti i diversi modi di pensiero e di vita sono stati e sono in cammino verso Cristo, possiamo dire veramente che questo pellegrinaggio e questo incontro con Dio nella figura del Bambino è un’Epifania della bontà di Dio e del suo amore per gli uomini».

Seguendo una tradizione iniziata dal Beato Papa Giovanni Paolo II, Benedetto XVI in occasione dell'Epifania ha consacrato quattro nuovi vescovi. «Il nesso tra questa Ordinazione episcopale e il tema del pellegrinaggio dei popoli verso Gesù Cristo - ha spiegato il Papa - è evidente. Il Vescovo ha il compito non solo di camminare in questo pellegrinaggio insieme con gli altri, ma di precedere e di indicare la strada».
I Magi sono un modello per i vescovi, ma anche per tutti noi. «Gli uomini che allora partirono verso l’ignoto erano, in ogni caso, uomini dal cuore inquieto. Uomini spinti dalla ricerca inquieta di Dio e della salvezza del mondo. Uomini in attesa, che non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale forse considerevole». I Magi cercavano una «realtà più grande. Erano forse uomini dotti che avevano una grande conoscenza degli astri e probabilmente disponevano anche di una formazione filosofica. Ma non volevano soltanto sapere tante cose. Volevano sapere soprattutto la cosa essenziale. Volevano sapere come si possa riuscire ad essere persona umana».

Diventare veramente persone umane implica «sapere se Dio esista, dove e come Egli sia. Se Egli si curi di noi e come noi possiamo incontrarlo». I Magi, dunque, erano «ricercatori di Dio», e preferivano questa ricerca alla ricchezze e agli agi umani. Così dovrebbero essere i vescovi. «Come i Magi d’Oriente, anche un Vescovo non dev’essere uno che esercita solamente il suo mestiere e non vuole altro. No, egli dev’essere preso dall’inquietudine di Dio per gli uomini. Deve, per così dire, pensare e sentire insieme con Dio».

«L'inquietudine dell’uomo verso Dio e, a partire da essa, l’inquietudine di Dio verso l’uomo devono non dar pace al Vescovo». E la stessa inquietudine, quella dei Magi, dovrebbe incalzare ogni fedele cattolico, che dovrebbe essere pervaso da quel «desiderio di Dio» di cui il Papa ha parlato in diverse udienze del mercoledì del 2012. «Al posto della parola "desiderio" potremmo mettere anche la parola "inquietudine" e dire che la preghiera vuole strapparci alla nostra falsa comodità, al nostro essere chiusi nelle realtà materiali, visibili e trasmetterci l’inquietudine verso Dio, rendendoci proprio così anche aperti e inquieti gli uni per gli altri».

Per i Magi «ci voleva del coraggio per accogliere il segno della stella come un ordine di partire, per uscire – verso l’ignoto, l’incerto, su vie sulle quali c’erano molteplici pericoli in agguato. Possiamo immaginare che la decisione di questi uomini abbia suscitato derisione: la beffa dei realisti che potevano soltanto deridere le fantasticherie di questi uomini. Chi partiva su promesse così incerte, rischiando tutto, poteva apparire soltanto ridicolo». Ma per i Magi, «uomini toccati interiormente da Dio, la via secondo le indicazioni divine era più importante dell’opinione della gente. La ricerca della verità era per loro più importante della derisione del mondo, apparentemente intelligente».

Anche oggi capiterà che la fede «si troverà ripetutamente in conflitto con l’intelligenza dominante di coloro che si attengono a ciò che apparentemente è sicuro. Chi vive e annuncia la fede della Chiesa, in molti punti non è conforme alle opinioni dominanti proprio anche nel nostro tempo. L’agnosticismo oggi largamente imperante ha i suoi dogmi ed è estremamente intollerante nei confronti di tutto ciò che lo mette in questione e mette in questione i suoi criteri». La prima dote che si richiede a un vescovo è «il coraggio di contraddire gli orientamenti dominanti», il coraggio di «tenere testa ai criteri delle opinioni dominanti».
Questa sfida difficile vale eminentemente per i vescovi, ma vale per tutti i cattolici. Possiamo chiedere l'aiuto dei Magi, perché «sono diventati essi stessi stelle che brillano nel cielo della storia e ci indicano la strada. I santi sono le vere costellazioni di Dio, che illuminano le notti di questo mondo e ci guidano». E San Paolo, nella Lettera ai Filippesi, ha detto ai suoi fedeli che «devono risplendere come astri nel mondo».

- IL TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA