• TERRORISMO

Liegi, primo attentato del Ramadan in Europa

Un altro “micro-attentato” a Liegi, in Belgio. Un uomo, durante un controllo di routine, in un bar del centro, ha assassinato due poliziotte e ha ucciso un passante a caso, prima di prendere un ostaggio ed essere ucciso a sua volta. Nel suo atto finale e suicida, l’uomo gridava Allah Akhbar. Non a caso, nel mese sacro del Ramadan.

Traffico deviato dalla polizia nella zona colpita

Un altro “micro-attentato” a Liegi, in Belgio. Un uomo, durante un controllo di routine, in un bar del centro, ha assassinato due poliziotte e ha ucciso un passante a caso, prima di prendere un ostaggio ed essere ucciso a sua volta nel corso del successivo scontro a fuoco. Nel suo atto finale e suicida, l’uomo gridava Allah Akhbar. L’inchiesta è stata subito passata all’anti-terrorismo. Si tratta dunque di un atto di terrorismo, di un lupo solitario. E avviene, non casualmente, nel mese sacro del Ramadan.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo è stato avvicinato da due agenti di polizia in un bar di Rue des Augustines, Liegi, per un controllo. Si chiamava Benjamin Herman, era originario di Rochefort. Aveva 36 anni e andava dentro e fuori di prigione per reati comuni. Era stato scarcerato temporaneamente proprio lunedì, mentre stava scontando una pena detentiva per traffico di droga. Un pregiudicato, dunque, ma non classificato come un radicale islamico. Considerato dalle autorità belghe come un individuo solo, psicologicamente instabile, tendenzialmente violento. Ma nessun legame con i terroristi mediorientali. Eppure quel che è seguito è un “classico” del terrorismo solitario. Durante il controllo di polizia, Herman ha aggredito le due agenti col suo coltello, ha rubato la pistola d’ordinanza a una delle due e le ha freddate a colpi di pistola. Nella sparatoria ha ucciso anche un uomo che non c’entrava nulla, un passante che aveva l’unica sventura di trovarsi dentro un’auto nel bel mezzo della traiettoria dei colpi sparati dal terrorista.

A questo punto l’attentato poteva mietere ancora più vittime, perché Herman si è recato nel vicino liceo e, ormai armato con coltello e pistola, ha sequestrato la prima persona che gli è capitata sotto tiro, una bidella. Gli studenti sono però stati fatti evacuare, fuori pericolo. L’area è stata completamente isolata dalla polizia e le teste di cuoio sono entrate in azione. Lungi dal volersi arrendere, il “lupo solitario” ha sparato contro gli agenti, ferendone alcuni. Poi è stato ucciso a sua volta dal fuoco di risposta. La donna in ostaggio è rimasta fortunatamente incolume. E’ in questa ultima fase che il suicida-omicida avrebbe gridato Allah Akhbar, secondo fonti di polizia citate dalla televisione belga.

Le autorità di Bruxelles hanno classificato l’evento come atto di terrorismo e l’indagine passa ora nelle mani dell’anti-terrorismo, a livello nazionale. La prima ricostruzione del profilo dell’attentatore non porta però ad alcuna pista jihadista. Si trattava di un comune galeotto, con reati come lo spaccio di droga che nulla c’entrano col terrorismo. L’ipotesi è che si sia radicalizzato in carcere, come molti altri casi precedenti di terroristi fai-da-te. Il Belgio, che è già stato teatro di un attentato terroristico di grandi dimensioni (all’aeroporto di Bruxelles nel marzo 2016), è perennemente a rischio. Venivano sempre da Bruxelles i membri del commando che ha compiuto l’attacco a Parigi del novembre 2015 (130 i morti, la maggior parte dei quali nel teatro Bataclan). Un quartiere della capitale, Molenbeek è considerato uno dei più densi di jihadisti in tutta Europa.

Non è casuale neppure il fatto che l’attentato sia avvenuto nel mese di Ramadan. Non è solo un’impressione soggettiva, data dalla maggior attenzione mediatica: il mese sacro dell’islam ha sempre registrato, negli ultimi dieci anni, un’impennata di attentati terroristici, soprattutto nel mondo musulmano. Secondo le statistiche elaborate dal Global Terrorism Database, nel periodo di riferimento dal 2006 al 2015, nei giorni di Ramadan il numero degli attacchi terroristici è del 6% più alto rispetto al resto dell’anno e il numero dei morti del 17% più alto. In particolar modo, il numero di attentati aumenta in modo vertiginoso in Israele (+200%) e in Egitto (+100%). Anche gli attentati in Europa e in genere nel mondo non musulmano, non sfuggono a questa logica.

Il motivo? E’ dichiarato: secondo lo Stato Islamico, che miete vittime dal 2013, il Ramadan è considerarsi come un “mese del jihad” per punire apostati e infedeli. La preghiera e la spada, per i propagandisti dell’Isis sono due strumenti che portano entrambi alla propria purificazione spirituale. Sacrificarsi in un attentato suicida nel Ramadan sarebbe, secondo loro, la via diretta per il Paradiso. Analoghe argomentazioni religiose si trovavano anche nei comunicati di Al Qaeda, prima dell’Isis.