• MEDITERRANEO

Libia, Sarraj lancia la lotta agli scafisti. Approfittiamone

Al Sarraj

Sempre più isolato, accerchiato dai nemici rappresentati dalle truppe del generale Haftar che avanzano a sud e da est hanno raggiunto Sirte, ma anche dalle milizie islamiste della Tripolitania guidate dall’ex premier Khalifa Ghwell, al capo del governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale, Fayez al-Sarraj, non restano molti amici “veri” come l’Italia.

Per questo in cambio di un a maggiore aiuto dall’Italia sembra pronto a fare la guerra ai trafficanti di esseri umani. Nell’incontro di Tripoli con il ministro degli Interni, Marco Minniti, al-Sarraj ha proposto uno scambio: i libici cesseranno di tollerare il traffico di esseri umani e Roma sosterrà i locali progetti di sviluppo economico. "Facciamo un patto per liberare le nostre terre dai trafficanti" è stato il senso del messaggio di Minniti ai 13 sindaci di zone della costa e del centro-sud più interessate dal traffico di migranti come Zuwara, Sabratah e Sebha e coinvolti per convincerli a mobilitarsi contro il fenomeno. "Oggi noi abbiamo un'opportunità molto importante": quella di "liberarci dal flagello dei trafficanti di esseri umani e costruire una prospettiva di futuro per i vostri figli", ha spiegato Minniti ai primi cittadini e anche a cinque ministri del governo.

Al-Sarraj ha garantito che "la Libia farà tutto ciò che può per lavorare con l'Italia al fine di sconfiggere i trafficanti di esseri umani e alleggerire la pressione sulle coste italiane". E rispetto alle passate connivenze tra la Guardia Costiera di Tripoli e i trafficanti negli ultimi due mesi il “giro di boa” c’è stato con oltre 10 mila migranti illegali salvati, riportati sulle ciste da cui erano salpati e arrestati negli ultimi due mesi dalla Guardia costiera libica. Addestrata ed equipaggiata dall’Italia, la Guardia costiera libica accusa alcune ong di essere in contatto con i trafficanti per rendere vani i suoi interventi.

Mentre in Europa continuano le chiacchiere su come gestire o contrastare l’emergenza migratoria i libici combattono i trafficanti sul mare e intendono farlo anche dal cielo dopo che al-Sarraj ha ordinato la mobilitazione delle forze aeree. Una boutade che ha il sapore della propaganda per molte ragioni. Innanzitutto al-Sarraj non dispone di aerei da guerra, ma le milizie di Misurata che lo appoggiano hanno alcuni vecchi Mig 21 e Mig 23 che potrebbero colpire gommoni e barconi in mare e sulle coste. Operazioni difficili e rischiose da compiere con cacciabombardieri russi privi di armi di precisione e che quindi potrebbero provocare molte vittime anche tra i migranti. Forse l’obiettivo di al-Sarraj è scoraggiare i flussi con la minaccia di raid aerei, ma in ogni caso Tripoli sembra offrire all’Italia un’insperata opportunità di fermare i migranti illegali che Roma dovrebbe assolutamente cogliere.

L’improvvisa ostilità di al-Sarraj nei confronti dei trafficanti potrebbe essere dovuta al fatto che questi ultimi sostengono i gruppi jihadisti schierati con Ghwell, le cui forze sono state respinte nei giorni scorsi respinto dai filo governativi nella zona di Garabulli, 60 chilometri a est di Tripoli. Le operazioni contro i trafficanti rappresenterebbero quindi la rappresaglia di al-Sarraj contro quelle forze criminali e jihadiste che in Tripolitania sostengono il rivale Ghwell, mentre l’impegno italiano a investire nella regione costiera tra Tripoli e il confine tunisino (le spiagge e i porti da dove salpano gommoni e barconi) garantirebbe ad al-Sarraj il sostegno di quelle comunità e tribù. Roma potrebbe rafforzare al-Sarraj con navi per la sua Guardia costiera e il supporto dei nostri aerei, navi e droni che tengono sotto controllo ormai da anni quel settore della Libia.

Più coordinamento con le forze di al-Sarraj, significa anche avvicinare alle coste libiche le navi dell’operazione “Mare Sicuro” per combattere i trafficanti, soccorrere i migranti illegali e riportali in Libia in accordo con autorità e Guardia Costiera di Tripoli chiudendo la “rotta libica” e facendo cessare i flussi e le morti in mare. Questo governo saprà cogliere l’opportunità?