• CORRISPONDENZA IMMAGINARIA

Lettera mai mandata a Paisiello, a proposito di Napoleone

Illustre Maestro e carissimo collega, il 15 agosto ricorreva il 250º anniversario della nascita di Napoleone. Avete già inviato alla Corte Imperiale la vostra nuova Messa per l’occasione, come fate ogni anno dopo aver lasciato Parigi per ritornare a Napoli?

J. L. David, incoronazione di Napoleone

Illustre Maestro e carissimo collega,

Il 15 agosto ricorreva il 250º anniversario della nascita di Napoleone. Avete già inviato alla Corte Imperiale la vostra nuova Messa per l’occasione, come fate ogni anno dopo aver lasciato Parigi per ritornare a Napoli? Già, già, consuetudine interrotta nel 1813.

Avreste, per avventura, riciclato musica vostra, come fu per il Te Deum in si bemolle maggiore per soli, doppio coro e doppia orchestra, eseguito il giorno dell’incoronazione di Napoleone? Lo avevate composto a Napoli nel 1791 «per il ritorno delle Loro Maestà [Ferdinando e Carolina] da Germania, eseguitosi nella Chiesa di Belvedere sopra Caserta» (La rassegna musicale, Einaudi, 1930, p. 130). Parigi lo aveva conosciuto il 18 aprile 1802, giorno di Pasqua, quando fu proclamato in Francia il Concordato: i musici della cappella consolare e del Teatro della Repubblica e delle Arti si riunirono per cantarlo, insieme ad altre vostre composizioni. Che disinvoltura, la vostra, nel passare da Maria Carolina a Napoleone!

Nulla da eccepire sul lavoro, beninteso! Anzi, esso presenta particolare importanza, dal momento che voi, pur essendo nato nel 1740, tra l’Opera comica e il patetico di quella «materia buffa (…) intrecciata colla seria» (C. Goldoni, La Scuola Moderna, «All’amico lettore») − il mezzo carattere di Goldoni −, qui sapete intuire lo stile Impero in musica. Sì, quella versione ornamentale di neoclassicismo con cui tutti gli artisti italiani e francesi si mettono in sintonia durante l’impero napoleonico; uno stile che sarà pienamente incarnato da Cherubini. Questo vostro Te Deum è tutto animato di spirito marziale: desta grande meraviglia il Te ergo quæsumus, in cui l’orchestra dialoga con la fanfara della Guarda Nazionale collocata nella navata! Ma vi si trovano pure tanti momenti delicati, quasi intimi (cf P. Isotta, Per un bicentenario: Paisiello e il mito di Fedra, Arte’m, 2017).

Mi punge una curiosità. Come siete riuscito a tenere un tale «santo in paradiso», come dicono a Napoli? No, non alludo a San Gennaro per il quale avete composto musica meravigliosa, come la Cantata fatta in occasione della transalazione del sangue di S. Gennaro del 1787.

Mi riferisco a Napoleone, grazie al quale non doveste sopportare le tristi conseguenze del tradimento al vostro Re. Vi rammentate quando, allo scoppio della rivoluzione napoletana del 1799, vi si fece colpa di aver abbandonato la corte e simpatizzato per l’effimera Repubblica partenopea; faceste parte delle trattative diplomatiche tra Ferdinando e il Corso e, avendo accettato l’invito di quest’ultimo, nel 1802 vi trasferiste a Parigi come maestro di cappella delle Tuileries.

Il Primo Console è un intenditore di musica: scopre Spontini, non ama Cherubini e va pazzo per voi. Vi commissiona di scrivere tanta musica che noi oggi non conosciamo. Voi gli date riposo e gli accarezzate l’udito! 

Tanto entusiasmo egli ha per voi. Fin dal 1797, quando il generale Bonaparte aveva posto a concorso la composizione di una Marche funèbre e il premio fu vinto da voi, mandando una marcia da Napoli. Così, non contento di aver spogliato le chiese e i musei italiani, il primo Console vuole chiamare a Parigi anche voi. E vi onora con prebende e onori imparagonabili.

Per la cerimonia dell'incoronazione di Napoleone e di Giuseppina avete composto pure la Messe du Sacre. Che giornata, quella del 2 Dicembre 1804! Tutti nella chiesa-madre di Parigi, la cattedrale di Notre-Dame. Non in quella solita di Reims? Ci sono circa 500 musicisti. C’è il papa Pio VII! Voi non ci siete: a fine agosto eravate ripartito per Napoli, lasciando come successore Jean-François Lesueur, il maestro di composizione di Berlioz. Avrete senz’altro visto la scena immortalata da Jacques-Louis David nel suo celebre dipinto, ora esposto al Louvre. Avete saputo che lo scorso 15 aprile un incendio ha devastato una grande parte della cattedrale di Parigi?

Molto bella è la vostra Messa, per 3 voci soliste (ma i cantanti impegnati nelle varie parti furono 9), 2 cori e 2 orchestre. Cosi ne riferirono: «Scelta e numerosa l’orchestra, cantanti di prim’ordine, le ispirazioni seguivano il maestro italiano. La Messa fu un capolavoro, che la più severa critica non avrebbe saputo menomamente attaccare (…). Paisiello nella indicata circostanza provò più che mai quanto fosse valente nelle sacre composizioni, con quanta filosofia sapesse esprimere le tante, sì variate e sì sublimi situazioni, che l’incruento sagrifizio presentano, e ben meritati applausi riportò da una folla immensa di popolo che ad uno spettacolo quasi più teatrale, che ecclesiastico, assisteva» (F. Schizzi, Della vita e degli studi di Giovanni Paisiello, Volume 73, Milano, 1833, pp. 46-47).

Non c’eravate e vi fu risparmiato il vedere tutti i disagi, anche fisici, sopportati dal papa. Per la gioia di re Enrico IV e degli imperatori Federico Barbarossa, Federico II e Ludovico il Bavaro, il Corso si mette in capo la corona di imperatore dei Francesi da solo. Non era andato a Roma ai piedi di Sua Santità; ma con moine e minacce era riuscito a convincere il povero Pio VII a mettersi in viaggio, in pieno inverno, da Roma a Parigi, per consacrare quel Carlo Magno a rovescio. Pio VII, Barnaba Chiaramonti, di Cesena come il predecessore Pio VI: «entrambi strappati con violenza alla loro sede episcopale e trascinati in esilio» (Benedetto XVI, in Acta Apostolicæ Sedis 100, 2008, p. 782-786). Sapete che dopo il definitivo esilio del vostro «santo in paradiso», «questo Santo, tornato in soglio, fu il solo sovrano ospitale verso la famiglia del tiranno, a principiar dalla madre» (cf P. Isotta, ibidem)?

Chissà che qualcuno in questo anniversario, forse in Francia, non pensi a un concerto con le musiche del Sacre! Parmi arduo, Maestro, con tutti i problemi dei quali è irta la vita musicale d’oggigiorno.