a cura di Stefano Fontana
  • L'ANALISI DELL'ESORTAZIONE APOSTOLICA

Le conseguenze sociali di AL

Sto concludendo un libretto su Amoris laetitia (AL) che a giorni consegnerò all’editore. Per gli amici di questo blog vorrei anticipare, in sintesi, un capitoletto che tratta delle conseguenze sociali e politiche dell’Esortazione apostolica di papa Francesco. 

AL non esamina le conseguenze sociali e politiche delle novità da essa suggerite, non era suo scopo farlo. Però, rifacendoci alla sua relazione con Veritatis splendor, possiamo esaminarle ugualmente. Il matrimonio e la famiglia, il significato della sessualità umana, l’assolutezza dei principi morali e il fondamento stesso della morale sono questioni non private né solo personali ma anche sociali e politiche. Per questo la Veritatis splendor vi dedicava quattro paragrafi, dal 96 al 101 e il lettore non può fare a meno di chiedersi cosa ne sarà, dopo AL, delle preoccupate segnalazioni in questo campo di quei sei paragrafi di Veritatis splendor, che non è possibile pensare che debbano essere messi da parte.

In quei sei paragrafi leggiamo che “al cuore della questione culturale sta il senso morale, che a sua volta si fonda e si compie nel senso religioso” (n. 98). Le grandi difficoltà nella convivenza sociale e politica di oggi derivano dal venire meno del senso morale connesso, quale suo ultimo garante, col senso religioso. È come dire che il bene sociale e politico dipende dalla moralità e questa dipende da Dio che come creatore fonda i comandamenti che hanno un valore assoluto, specialmente quelli negativi. Mettere in dubbio la validità, l’esistenza o anche solo la possibilità di rispettare i precetti morali assoluti indebolisce il senso morale della vita sociale. Ciò accade specialmente quando tale negazione o messa in dubbio concerne la vita matrimoniale che si colloca all’origine stessa della socialità e della società. Se in questo campo si trasformano le attenuanti in eccezioni, diventerà possibile farlo anche in altri campi della vita sociale. Diventerà possibile anche per il “non rubare” o per il “non uccidere”. Se non è possibile individuare come situazione oggettiva di male morale il caso dell’adulterio, allora diventerà impossibile farlo anche per l’omicidio o il furto. Per questo “di fronte  alle norme morali che proibiscono il male intrinseco non ci sono privilegi né eccezioni per nessuno. Essere il padrone del mondo o l’ultimo miserabile sulla faccia della terra non fa alcuna differenza: davanti alle esigenze morali siamo tutti assolutamente uguali” (n. 96).

Veritatis splendor pone in guardia dal pericolo di aprire in questo le porte a forme di totalitarismo, tema ben trattato sia dalla Evangelium vitae sia dalla Centesimus annus, sempre di Giovanni Paolo II. Se non esistono assoluti morali negativi, azioni che non si possono mai fare, o se a questi si ammettono delle eccezioni che fanno loro perdere l’assolutezza, la società non è più difesa dal totalitarismo, che nasce proprio quando il potere politico o economico si libera da obblighi morali assoluti. In questi casi la società si illude di incamminarsi verso la libertà ma avanza verso il potere totalitario. Il punto tocca il rapporto “tra verità e libertà” e “possiede un significato di estrema importanza per la vita delle persone nell’ambito socio-economico e socio-politico” (n. 99). Il rischio dell’alleanza tra democrazia e relativismo morale richiede di tenere ferma l’esistenza di “esigenze morali oggettive” (n. 101).

Nel magistero di Benedetto XVI questi discorsi, ampiamente trattati da Giovanni Paolo II, avevano assunto l’espressione di “principi non negoziabili”. Il significato era strettamente politico: ci sono dei principi morali che non possono essere oggetto di trattativa. Ora, facciamo il caso di un cristiano che dia il proprio appoggio ad un partito politico che contempli nel suo programma l’aborto, l’eutanasia, il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la fecondazione artificiale. Se rimane valida l’esistenza di assoluti negativi, o di principi non negoziabili, il suo comportamento appare chiaramente come illecito. Nella sua coscienza sono fatti oggetto di trattativa dei principi che non possono esserlo. Ci possono essere delle attenuanti nel caso un cristiano dia il suo appoggio ad un simile partito ma queste non possono essere trasformate in eccezioni: quell’appoggio continua a configurarsi come la collaborazione al male. L’esempio ora visto è simile alla situazione dell’adultero risposato dopo un divorzio per il quale ci possono essere attenuanti da valutare in foro interno ma che non possono però essere trasformate in eccezioni alla norma. Quando ciò viene fatto è l’intera società che ne risente e che viene danneggiata in una sua fondamentale esigenza, ossia quella di fare riferimento a norme assolute e contraddire il relativismo etico della democrazia procedurale che non solo apre le strade a forme di totalitarismo ma che è essa stessa, al proprio interno, una forma di totalitarismo.