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La vita di Asia Bibi è ancora sospesa. A sorpresa, la Corte Suprema rinvia l'udienza

Pakistan. Ieri avrebbe dovuto essere il giorno dell'ultimo appello di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia. Ma, a sorpresa, uno dei tre giudici del collegio della Corte Suprema, ha annunciato il suo ritiro. Udienza rimandata a data da destinarsi. E a casua della legge nera sulla blasfemia, Asia Bibi resta in carcere, con la vita in sospeso.

NON SOLO ASIA BIBI di Anna Bono

Asia Bibi

L’attesa e la tensione non finiscono mai, in Pakistan, per Asia Bibi. La donna cristiana, accusata di blasfemia e già condannata a morte dal primo e dal secondo grado della giustizia pakistana, avrebbe dovuto essere ricevuta in udienza ieri dalla Corte Suprema. Avrebbe dovuto essere l’ultimo appello, dopo sei anni e mezzo di carcere e calvario giudiziario. Ma l’udienza non c’è stata. E’ stata rimandata a data da destinarsi.

Come mai un processo così importante non si è fatto? L’annuncio è stato dato al di fuori dell’aula del massimo tribunale pakistano, dal giudice Iqbal Hameed ur Rahman, uno dei tre che componevano il collegio giudicante, che ha annunciato il suo improvviso ritiro. La sua motivazione? “Ero membro della corte che giudicava il caso Salman Taseer e questo caso è correlato”, dunque impossibilitato a spiccare un verdetto libero da condizionamenti? Oppure, sapendo che Salman Taseer è stato assassinato dalla sua ex guardia del corpo (Mumtaz Qadri, a sua volta condannato a morte e impiccato lo scorso 29 febbraio), è prevalsa la paura? L’annuncio del rinvio dell’udienza è stato proclamato in un’aula priva di pubblico, fra le proteste del marito di Asia e le obiezioni (non accolte) dei suoi avvocati difensori. L’imputata era assente per motivi di sicurezza. L’area della Corte Suprema era blindata per paura di attentati. Il processo a questa donna cristiana, accusata da due colleghe di aver insultato il Profeta, senza prove, senza neppure testimonianze dirette, è diventato da sei anni a questa parte un caso di sicurezza nazionale. Ha provocato altre vittime, anche eccellenti, fra cui lo stesso Salman Taseer e l’allora ministro delle Minoranze Shahbaz Bhatti.

Ma perché questo misterioso ritiro? “Siamo tutti molto sorpresi, soprattutto dalle modalità dell’annuncio – spiega alla Nuova BQ il professor Shahid Mobeen, che avevamo già sentito alla vigilia del processo – Il giudice non si è espresso in sede di commissione, prima che iniziasse l’udienza. Sorprende che il presidente della Corte Suprema non abbia tenuto conto del fatto che il giudice Rahman fosse già stato coinvolto nel processo Taseer. Sorprende, poi, che lo stesso giudice Rahman non abbia rifiutato sin da subito l’incarico”

Il fattore Taseer non è affatto trascurabile. “Salman Taseer era una figura molto rilevante nelle istituzioni pakistane. Era il governatore del Punjab, dove Asia Bibi è ancora in carcere. Si era recato a trovarla in prigione. Il caso Bibi è strettamente correlato a quello di Salman Taseer, oltre che a quello dell’allora ministro cattolico delle Minoranze, Shahbaz Bhatti”. Ma allora è possibile che l’udienza sia stata rinviata per timore di attentati? “Non è detto che i giudici temano per la propria vita, perché i magistrati della Corte Suprema sono fra le persone più protette del paese. Anche oggi (ieri, per chi legge) le istituzioni hanno garantito la massima sicurezza possibile alla sede della Corte Suprema. C’erano già minacce gravi da parte della Moschea Rossa, il centro del radicalismo islamico di Islamabad. I suoi imam avevano avvertito che vi sarebbero state ‘serie conseguenze’ in caso di assoluzione di Asia Bibi. Serie conseguenze per i suoi difensori e dell’imputata stessa. In altri casi, i giudici di casi di blasfemia sono stati assassinati a seguito di sentenze di assoluzione, o hanno rischiato la vita pur di garantire l’amministrazione corretta della giustizia. Speriamo che anche in questo processo, si arrivi ad una sentenza libera dalla paura dei radicali islamici. E spero anche che ad Asia Bibi, ai suoi avvocati e ai suoi parenti, in caso di assoluzione, sia garantita tutta la protezione necessaria per continuare a vivere”. Il problema è la legge nera sulla blasfemia. Chi la tocca, muore. “Salman Taseer – ci spiega Mobeen – aveva chiesto l’abrogazione della legge ed è stato ucciso soprattutto per quel motivo. Il ministro Bhatti aveva proposto di eliminare gli abusi dell’applicazione della legge (nemmeno la sua abolizione, no, solo la sua corretta applicazione) ed è stato assassinato anch’egli”.

Anche in caso di assoluzione, è molto poco probabile che Asia Bibi continui a vivere in Pakistan. Il suo miglior futuro potrebbe essere garantito da un esilio volontario all’estero. E lontana dalle comunità pakistane emigrate, che potrebbero eseguire in proprio una sentenza di morte che i radicali islamici hanno già emesso.