• AD HARVARD

La tolleranza la insegna solo chi odia i cristiani

Proprio nei giorni in cui in Sri Lanka si massacravano i cristiani, nella prestigiosa università di Harvard si teneva una conferenza sulla tolleranza. Il relatore? Timothy Jacob Wise, praticamente il docente più ferocemente anticristiano degli Stati Uniti. Un Odifreddi all'ennesima potenza capace di dire che "tutti quelli che credono nella favola della Bibbia dovrebbero essere rinchiusi e detenuti". Inutile stupirsi se il mondo accademico è così laicista. 

Come mai il mondo accademico è, da decenni, una fucina di laicismo? Cosa rende gli atenei, pure i più prestigiosi, inguaribilmente ostili alla fede, cristiana in primis? Una possibile risposta a questi interrogativi viene guardando cos’ha pensato bene di organizzare giovedì scorso – quindi a ridosso degli attacchi terroristici di Pasqua che, in Sri Lanka, hanno fatto 359 morti - il prestigioso ateneo di Harvard. Forse una commemorazione dei tanti cristiani massacrati nel mondo? Un convegno per condannare l’odio islamista, responsabile secondo il giornale tedesco Welt am Sonntag dall’11 settembre di 31.221 attentati per un totale di 146.811 morti?

Macché: una conferenza sulla «tolleranza» tenuta da un relatore ferocemente anticristiano.

Sembra uno scherzo, invece è tutto vero. E dire che l’incontro prometteva bene, trattandosi dell’ormai decennale appuntamento con i Diversity Dialogue Series, conversazioni «sulla diversità, l'uguaglianza e l'inclusione» - così vengono presentate - che la più antica istituzione universitaria degli Stati Uniti promuove proprio allo scopo di favorire un clima di dialogo e accoglienza. Bene, peccato che come oratore unico, moderato da Renee Graham del Boston Globe, ci fosse tale Timothy Jacob Wise, nome che in Italia non dirà molto. Eppure negli States è una figura importante - dal 1995 ha tenuto discorsi in oltre 600 campus, contribuendo a formare giovani, docenti, impiegati aziendali – e, soprattutto, ferocemente antireligiosa.

Non si tratta di illazioni, è lui stesso ad affermarlo. Basta infatti spulciare i social per scoprire come Wise detesti la fede cristiana con tutte le sue forze. Nel marzo 2013, per esempio, su Twitter definì papa Francesco «il male, come l’ultimo», segno che non simpatizzava molto neppure per Benedetto XVI. Meno di sei mesi prima, sempre su Twitter, lo scrittore e saggista «antirazzista» asseriva che quanti credono in Dio, nell’inferno e nella dannazione, secondo lui, «meritano di essere espulsi dal dibattito pubblico». Il meglio di sé, si fa per dire, Wise lo ha però dato nell’ottobre 2015 in un intervento su Facebook in cui ha affermato tutti quelli che credono nella Bibbia – «una favola scritta migliaia di anni fa» - «dovrebbero essere rinchiusi e detenuti per la loro totale incapacità di affrontare la realtà».

A questo punto uno potrebbe pensare che Wise non facesse sul serio, ma è stato lui stesso a precisare: «Sto scherzando, ma non troppo». Ha inoltre aggiunto che forse, più che incarcerati, i cristiani dovrebbero essere «politicamente distrutti, resi completamente impotenti» dato che quello del pluralismo e della democrazia «non è il loro mondo». Un’altra volta ha pure definito i seguaci di Cristo come «fascisti». Si tratta insomma di una sorta di Piergiorgio Odifreddi all’ennesima potenza, di un estremista che considera l’ateismo sinonimo d’intelligenza. Dunque il relatore perfetto per un congresso sulla tolleranza.

Certo, c’è da dire che in realtà all’incontro di giovedì scorso il furbo Wise ha evitato il proprio abituale linguaggio antireligioso, limitandosi a disquisizioni politicamente corrette e ostili al presidente Trump, uno che a suo dire «è sempre stato razzista» e la cui elezione dimostrerebbe come l’America sia ancora «razzista e sessista». «Più di quanto immaginassi», ha pure precisato lo stimato pensatore a cui deve essere sfuggito, evidentemente, il fatto che Trump sia stato votato da 63 milioni di americani, che è difficile immaginare tutti barbari e incivili. Un altro tema di cui Wise è esperto, e di cui ha parlato anche ad Harvard, sono le gravi «colpe» che avrebbero i bianchi nei confronti dei neri, anche se non è ben chiaro in ce modo esse andrebbero oggi risarcite. Il suo intervento universitario, insomma, è stato la solita macedonia di banalità.

E’ bene però ribadire come, dietro la patina politicamente corretta che all’occorrenza sa sfoggiare, Wise sia un autore estremamente anticristiano. Chiamarlo come relatore unico ad un convegno sulla diversità sarebbe come quindi ingaggiare Nerone per un corso antincendio o Al Capone per una lectio magistralis sulla legalità. Un’ideona che poteva venire solo a chi bazzica ad Harvard.